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Firme anti casta, il rischio di un flop

“Alzi la mano chi sapeva che presso i Comuni è possibile firmare per un Referendum abrogativo parziale sulla legge per le indennità parlamentari (Art. 2 L. 31/10/1965, n. 1261).
Ben pochi, credo. Si tratta di un referendum, si, l’ennesimo referendum che però ha un fine più che nobile: il taglio degli stipendi della casta politica. La raccolta firme si concluderà il 30 luglio 2012 (termine per la presentazione al Comitato promotore 31/07/2012).
Cosa occorre fare? Nulla di più semplice: recarsi presso il proprio Comune ed andare a firmare.
Provate però a domandarvi come mai questa notizia non è passata sui giornali.
Non è che per caso c’è un forte connubio tra i finanziamenti elargiti alla carta stampata e la casta politica?
Meditate gente. Intanto, con qualsiasi mezzo, DIFFONDETE LA NOTIZA!
Voglio proprio vedere se anche stavolta la passano
liscia. E poi dopo fate un salto in Comune.
Ci vogliono 500.000 firme altrimenti avremo perso l’ennesima buona occasione per dare un
duro colpo alla casta. Ma attenzione, la notizia è poco nota e quindi dovete DIFFONDERLA!
ANDATE IN COMUNE”
Questo è il testo che diffuso nei giorni scorsi per posta elettronica, che riporto in risposta alla provocazione/accusa mossa agli editori.
La raccolta firme ha superato le 300 mila unità e rischia seriamente di non raggiungere quota 500 mila, perché il termine ultimo è tra poco più di una settimana.
L’Unione popolare, promotrice della raccolta, rischia il flop, nonostante sia sia levato da qualche tempo il vento dell’anti casta e dell’anti politica, che in teoria dovrebbero far sì che la soglia delle 500 mila firme venga raggiunta. In teoria, appunto, perché ci sono seri dubbi sulla validità di questa iniziativa, che violerebbe la legge 352 del 25 maggio 1970, legge che disciplina i referendum.
Innanzitutto non è possibile svolgere un quesito referendario in contemporanea ad elezioni politiche, che come tutti ben sanno sono in programma per il 2013, quindi quando verranno convocate le elezioni politiche il referendum sarebbe sospeso e rinviato di un anno.
Allo stesso tempo c’è il divieto di depositare le firme di un referendum l’anno che precede quello delle elezioni politiche. Quindi in teoria le firme potranno essere depositate a partire dal primo gennaio 2013, ma, sempre nella legge 352 del 1970, è stabilito che le firme devono essere depositate non oltre tre mesi dalla raccolta.
Ecco perché gli italiani, forse, gli italiani a oggi non sono accorsi così in massa ad apporre la loro firma. Nonostante la validità del concetto. Anch’io penso che i parlamentari italiani – e non me ne frega niente di fare confronti con altri Paesi – guadagnino troppo e ci costino troppo.

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