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Inchiesta bestiame, altri tre periti per tradurre il patois

Inchiesta su bestiame contaminato e fontine adulterate senza fine. In un Valle d’Aosta francofona, dove dall’anno scorso nelle scuole si insegna anche il patois, non si riesce ad arrivare alla conclusione delle traduzioni – patois-italiano – delle intercettazioni che hanno portato alla denuncia e poi al rinvio a giudizio di 59 tra allevatori, veterinari e produttori di formaggi operanti in Valle d’Aosta. Così, il gup del tribunale di Aosta, Giuseppe Colazingari, ha incaricato altri tre periti (Eliseo Lumignon, Liliana Bertolo e Felice Charrey), che si vanno ad aggiungere ai quattro già incaricati (Josianne Bovard, Jeannette Bondaz, Francesca Lucianaz e Silvye Voyat), i quali dovranno completare le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche in 60 giorni.
La discussione è fissata per i giorni 3, 4, 5 e 6 dicembre ed eventualmente potrebbe proseguire il 10, 13 e 15 gennaio. L’inizio dell’udienza preliminare risale al 12 ottobre del 2011.
A seguito dell’attività investigativa avviata nel 2008 da Nas, carabinieri e corpo forestale, coordinati dal pm Pasquale Longarini, i 59 imputati – sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni della Regione, maltrattamento e uccisione di animali, abusivo esercizio di professione e frode in commercio.
La Regione Valle d’Aosta, l’Azienda Usl Valle d’Aosta e l’Associazione nazionale dei bovini di razza valdostana (Anaborava) si sono costituiti parte civile.
(re.ga)

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