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Impianti a fune: «Inserire il settore tra le mansioni gravose»

Impianti a fune: «Inserire il settore tra le mansioni gravose»

La Filt Cgil Valle d'Aosta fa pressioni sui parlamentari valdostani affinché si muovano per salvaguardare la posizione di oltre 950 addetti in tutta la Regione

Sollecitare l’inserimento dei lavoratori nel settore impianti a fune tra i lavori gravosi. Questo l’intento delle iniziative di sensibilizzazione che la FILT Cgil sta portando avanti nei confronti dei parlamentari valdostani. «È necessario che venga dedicata la giusta attenzione al mondo dei trasporti – spiega Antonio Fuggetta, segretario regionale, in merito alla questione delle pensioni dopo il confronto che le organizzazioni sindacali hanno avuto con il governo -. Apprezziamo il lavoro svolto dalle Segreterie, che hanno riportato in un ambito di diritti e tutele gli argomenti dei lavoratori precoci e dei lavoratori che svolgono attività usuranti, molto diffusi nel settore trasporti, dove si lavora con qualsiasi condizione meteo e con mansioni particolarmente impegnative».

La questione valdostana

Fuggetta concentra poi l’attenzione sulla particolarità valdostana, considerando i lavoratori degli impianti a fune: «Le mansioni svolte ad altitudini elevate e la costante esposizione a condizioni climatiche disagiate – spiega Antonio Fuggetta – mettono a dura prova il fisico e la salute di quanti operano in questo settore. Queste devono essere considerate mansioni gravose, perché è difficile pensare che queste attività si possano svolgere per oltre quarant’anni». Per questo motivo, la Filt Cgil Valle d’Aosta punta a sollecitare i parlamentari valdostani, affinché sollecitino l’inserimento di queste mansioni (950 lavoratori in Valle) tra quelle gravose: «Per i lavoratori vorrebbe dire andare in pensione con 41 anni di servizio, invece che gli attuali 42 anni e 10 mesi, senza penalizzazioni economiche – conclude Fuggetta -. Il cambiamento climatico ha messo in difficoltà o fatto chiudere le stazioni sciistiche di bassa quota, concentrando le attività ad altitudini sempre maggiori. Lavorare a 25/30 gradi sotto zero, in stazioni sciistiche poste fino a 4.000 metri, magari svolgendo manutenzioni pesanti, deve essere riconosciuto come lavoro gravoso, visto che le fatiche e gli sbalzi di altitudine sono sovente causa di problemi di salute che rendono oggettivamente difficile operare in età avanzata».

(re.newsvda.it)

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