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Caso Longarini: niente da fare, rimane agli arresti domiciliari

Caso Longarini: niente da fare, rimane agli arresti domiciliari

Nel giro di un mese, rigettata per la seconda volta dal gip del Tribunale di Milano la richiesta di revoca della misura cautelare; c'è ancora rischio di inquinamento probatorio, almeno fino al 31 marzo

Niente da fare. Per la seconda volta nel giro di un mese il gip del Tribunale di Milano, Giuseppina Barbara, ha rigettato la richiesta di revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari a cui si trova sottoposto dal 30 gennaio scorso l’ex procuratore capo facente funzioni di Aosta, Pasquale Longarini.Secondo il giudice, l’attuale misura cautelare – a cui è sottoposto anche l’amico-imprenditore Gerardo Cuomo, titolare del Caseificio Valdostano di Pollein – è da ritenersi necessaria fino al 31 marzo.Longarini e Cuomo sono stati arrestati nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Milano per favoreggiamento e induzione indebita a dare o promettere utilità, nelle cui pieghe è finito pure l’imprenditore alberghiero di Courmayeur, Sergio Barathier, che risulta indagato.Nonostante la difesa dell’ex sostituto procuratore aostano – nel frattempo già sospeso dalle funzioni, dallo stipendio e collocato fuori dal ruolo della magistratura dal Csm – abbia motivato questa seconda richiesta di revoca degli arresti con il venir meno del «pericolo di inquinamento probatorio» legato agli ulteriori approfondimenti delegati al Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano, il gip Giuseppina Barbara ha stabilito che solo dopo il 31 marzo Longarini potrà tornare libero.In sostanza, ha dato un termine per consentire agli inquirenti di concludere proprio quegli approfondimenti disposti al fine di fare chiarezza sui rapporti dell’ex procuratore con i coindagati e con alcuni altri imprenditori, rilevando che – pur non sussistendo più il pericolo di reiterazione del reato – potenzialmente sussiste ancora il rischio di inquinamento probatorio.Nella foto Pasquale Longarini – scortato dai legali Claudio Soro e Corinne Margueret, che lo difendono insieme ad Anna Chiusano di Torino – all’arrivo a palazzo di giustizia di Milano.(pa.ba.)