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Speranza di vita: Valle d’Aosta maglia nera del Nord

Speranza di vita: Valle d’Aosta maglia nera del Nord

Secondo il Rapporto Osservasalute 2016, per gli uomini 78,8 anni e per le donne 83,6

Valle d’Aosta maglia nera tra le regioni del Nord Italia per speranza di vita. Obesità, fumo e consumo di alcolici: gli stili di vita scorretti sono la causa della diminuzione dell’aspettativa di vita degli italiani nel 2015. Lo rileva il Rapporto Osservasalute 2016 presentato ieri all’Università Cattolica a Roma.

La speranza di vita alla nascita è più bassa di 0,2 anni negli uomini e di 0,4 anni nelle donne rispetto al 2014, attestandosi, rispettivamente, a 80,1 anni e a 84,6 anni.

Crollo in Valle d’Aosta

Valle d’Aosta maglia nera per quanto riguarda il Nord Italia. Per quanto riguarda gli uomini, la speranza di vita alla nascita è di 78,8 anni (+ 0,2 nel confronto 2011-2015). In Piemonte è di 79,9 anni (+ 0,5), in Lombardia di 80,6 (+ 0,7), nella provincia di Bolzano 80,8 (+ 0,2) e in quella di Trento addirittura 81,2 (+ 0,7). Per le donne un vero proprio crollo in Valle d’Aosta: 83,6 anni di media, ma con un -1,4 sul periodo 2011-2015 (nel 2014 era di 84,6). In Piemonte la speranza di vita delle donne è di 84,5 anni (+ 0,1), in Lobardia di 85,1 ( + 0,2), nelal provincia di Trento di 85,8. Peggio della Valle d’Aosta soltanto Campania (82,8) e Sicilia (83,4).

Mortalità causata da servizi sanitari

Scende la mortalità riconducibile ai servizi sanitari – rispetto al biennio 2010-2011, negli anni 2012-2013 è passato da 75,14 a 72,93 per 100.000, pari a una diminuzione del 3,03% – anche se permangono disparità tra Nord e Sud. Le regioni con il più forte decremento sono Valle d’Aosta (-14,74%), la Provincia autonoma di Trento (-10,59%) e Molise (-10,14%), mentre le regioni con il decremento più lieve sono il Lazio (-0,50%) e la Calabria (-0,54%)

Non migliorano gli stili di vita

Gli stili di vita degli italiani non migliorano: sono sempre tanti i chili di troppo ed aumentano i bevitori di alcolici. Per la Valle d’Aosta, poi, come per i rapporti degli anni precedenti, è l’alimentazione (troppi grassi animali, soprattutto da latticini) sono le cause una delle cause principali di sovrappeso, perché la nostra regione è tra le prime (in positivo) nelle statistiche sulla sedentarietà.

Questa l’istantanea scattata dal Rapporto:Non diminuiscono le persone in sovrappeso: nel 2015, più di un terzo della popolazione adulta è in sovrappeso, mentre poco più di una persona su dieci è obesa (9,8% vs 10,2% del 2014); complessivamente, il 45.1% (46,4% nel 2014) dei soggetti oltre i 18 anni è in eccesso di peso, specie nelle regioni del Sud. I bambini e adolescenti di 6-17 anni in sovrappeso o obesi sono il 24,9%, con prevalenza nei contesti svantaggiati.

Stabile la quota di italiani che praticano sport: sono il 33,3%, pari a 19,6 mln, mentre i sedentari sono 23,5 mln, pari al 39,9%.

Alcolici – diminuiscono i non consumatori: si riduce la percentuale dei non consumatori, pari al 34,8% (nel 2014 era il 35,6%) e aumentano le donne consumatrici a rischio. La prevalenza dei consumatori a rischio, nel 2015, è pari al 23% per gli uomini e al 9,0% per le donne (nel 2014 erano l’8,2%).

Fumo – costante il numero dei fumatori: rispetto agli anni precedenti in cui si registrava un calo, nel 2015 si evidenzia un assestamento della quota dei fumatori. Sono 10 milioni e 300 mila: 6,2 mln uomini e 4,1 mln donne. Si tratta del 19,6% della popolazione di 14 anni ed oltre. Il vizio è duro a morire tra i giovani: le fasce di età più critiche sia per gli uomini che per le donne sono quella tra i 20-24 e 25-34 anni.Antidepressivi – Aumentano i consumi:  i consumi sono pari a 39,60 Dosi Definite Giornaliere per 1.000 abitanti.Il trend in aumento, afferma il Rapporto, “può essere attribuibile a diversi fattori tra i quali, ad esempio, l’arricchimento della classe farmacologica di nuovi principi attivi utilizzati anche per il controllo di disturbi psichiatrici non strettamente depressivi (come i disturbi di ansia) e la riduzione della stigmatizzazione delle problematiche depressive”. (re.newsvda.it)

Il rapporto completo su www.osservatoriosullasalute.it