Pubblicato da Alessandro Bianchet il

Bancarotta: fallimento di società di discount, tre arrestati

La Guardia di Finanza e la Procura di Aosta hanno disposto gli arresti domiciliari per i proprietari, padre e due figli, di discount a Sarre, Saint-Christophe e Pont-Saint-Martin

Bancarotta: fallimento di società di discount, tre arrestati

Bancarotta fraudolenta per aver distratto dai patrimoni aziendali oltre 2.5 milioni di euro e aver sottratto a tassazione 23 milioni di euro. Questo il motivo che ha portato all’esecuzione di tre ordinanze di custodia cautelare (arresti domiciliari) nei confronti di Francesco (74 anni), Milo (40 anni) e Vasco Cannatà (44 anni), gestori di due società del settore delle forniture alimentari.

Perquisizioni

E’ questo il quadro dell’azione messa in piedi questa mattina dal Gruppo Aosta della Guardia di Finanza, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal pm Luca Ceccanti. I militari delle Fiamme Gialle hanno infatti dato esecuzione alle misure cautelari, completando l’operazione con la perquisizione di tutti i luoghi legati alle persone sottoposte a custodia, nonché all’ulteriore indagato e alle due società destinatarie dei fondi distratti.

L’indagine

L’inchiesta risale al 2015, quando la Guardia di Finanza ha avviato alcune verifiche fiscali nei confronti di cinque società, riconducibili al padre e ai due figli, tutte operanti nelle forniture alimentari, dove gestivano discount a Sarre, Saint-Christophe e Pont-Saint-Martin.

Due di queste erano state dichiarate fallite dal Tribunale di Aosta nel 2016 e nel 2018, mentre dalle verifiche fiscali del 2012 e del 2013 era stato possibile individuare la sottrazione a tassazione di oltre 23 milioni di euro, nonché 7.5 milioni di euro di Iva evasa.

Questo ha portato alla denuncia degli amministratori per dichiarazione infedele, ma le ispezioni hanno aperto ben altro scenario. Da quanto scoperto dalla Fiamme Gialle, le società in questione si trovavano in «grave dissesto economico», con gli amministratori che, per mascherare la situazione, si sono prodigati nello spostare risorse finanziarie da una società all’altra «senza alcuna ragione giuridica o economica – si legge nel comunicato diffuso dalla Guardia di Finanza -, in totale spregio dell’autonomia gestionale e amministrativa che dovrebbe caratterizzare ogni singolo soggetto giuridico e aggravando ulteriormente lo stato di decozione».

In questo modo, i debiti sono rimasti per la quasi totalità «in capo alle società fallite», destinate così «all’ineluttabile fallimento».

Le misure cautelari

Il lavoro di Procura di Aosta e Fiamme Gialle ha così portato all’individuazione di oltre 2.2 milioni di euro trasferiti «dalle fallite a favore di altre società», mentre altri 200 mila euro sarebbero stati «trasferiti sui conti personali degli amministratori». Altri 100 mila euro, poi, sarebbero stati «impiegati per scopi assolutamente personali» con le carte di credito aziendali usate per «l’acquisto di capi d’abbigliamento presso noti outlet del nord Italia, smartphone, biglietti aerei, gioielli e anche per il download di software e brani musicali dagli store apple ed android, nonché per il pagamento di cure odontoiatriche». Infine, altri 50 mila euro sarebbero stati «destinati a finanziare, naturalmente in modo infruttifero, una nuova società, operante nel settore della ristorazione, riconducibile alla moglie di uno degli arrestati».

I commenti degli inquirenti

«Il quadro probatorio delineato, nonché la gravità e rilevanza delle condotte – concludono le Fiamme Gialle -, ha indotto il pm Luca Ceccanti a richiedere un’ordinanza di custodia cautelare, che il gip Giuseppe Colazingari ha accolto, disponendo l’arresto domiciliare per le tre persone». Un ulteriore indagato risulta a piede libero.

«Siamo partiti dalla verifica fiscale – sottolinea il comandante del Gruppo Aosta della Guardia di Finanza, Francesco Caracciolo -, perché quando i soggetti si trovavano in difficoltà, come nel 2013, non presentavano nemmeno la dichiarazione dei redditi. Gli indagati hanno cercato di pagare conti, fornitori e banche usando indistintamente i fondi delle varie realtà societarie, portando di fatto al fallimento di tutte una volta crollato il sistema. Sistema messo a dura prova anche dalle elevate spese personali».

(re.newsvda.it)

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