Pubblicato da Luca Mercanti il

La menzogna

La menzogna

A cura della dottoressa Rossana Raso

Mentire è in breve dire il contrario di ciò che si ritiene vero. L’elemento chiave è l’intenzionalità. Non si ha infatti bugia se non c’è volontarietà.

Il presupposto è che si conosca o si pensi di conoscere la verità e si scelga deliberatamente di allontanarsene alterandola o falsificandola. Può non essere così immediatamente evidente, ma la menzogna ci accompagna in molti momenti della nostra vita. La società ne è a dir poco intrisa. Non allarmiamoci eccessivamente però, perché non ne esiste un solo tipo. Si può spaziare da condotte di minimo rilievo, le “bugie bianche”, utilizzate in senso quasi altruistico o comunque dagli impatti trascurabili, a falsità dalle importanti conseguenze.

Le menzogne che raccontiamo e che ci vengono raccontate nascono da differenti scopi ed obiettivi. Mentiamo per evitare situazioni spiacevoli o imbarazzanti, per gestire il giudizio altrui, per denaro, per aggirare responsabilità o conseguenze per noi negative, per odio, per amore, per ottenere vantaggi materiali o immateriali, per non ferire qualcuno o al contrario per fare del male, per proteggere o per incolpare e per molteplici altre ragioni. Principalmente tuttavia, lo scopo ultimo sembra essere collegato all’adattamento e quindi alla sopravvivenza, suddividendosi nelle macrocategorie di ottenere vantaggi ed evitare svantaggi. L’effetto ricercato può inoltre essere quello di eludere o quantomeno attenuare l’angoscia che l’incertezza della vita, l’incomprensibilità del mondo e la pesantezza di molte circostanze suscitano in noi. Ecco dunque che spesso simulazioni, dissimulazioni, occultamenti e svariate altre tattiche contribuiscono a forgiare rassicuranti illusioni. A ciò si lega in particolare un ulteriore livello che riguarda il mentire a sé stessi. Non siamo infatti soltanto potenzialmente vittime delle falsità altrui, ma tutti noi siamo dei possibili bugiardi con gli altri e con noi stessi. L’autoinganno presenta però differenze e particolarità, per cui vale la pena di trattarlo in altra occasione.

Il ricorso ad un limitato quantitativo di bugie ed il loro utilizzo per scopi più “leggeri” e dalle conseguenze trascurabili per chi le dice e per chi le riceve, è in un certo qual modo solitamente comprensibile e tollerato. La vera problematicità ed il vero rischio risiedono invece nel ricorso esagerato e continuativo alle stesse e/o nell’utilizzo di grandi e gravi falsificazioni dalle conseguenze molto negative e pesanti. In questi casi infatti non è più possibile ricorrere a spiegazioni giustificanti circa la diffusione e la normalità della condotta, ma si entra nel regno del disagio, della patologia, del bisogno spesso anche irrefrenabile a ricorrervi. In questi casi, è importante lavorare sulle cause profonde che portano a tutto ciò e che hanno a che fare più specificamente con la soggettività e la particolarità individuale, contestuale e relazionale in cui la persona è inserita. Che l’allarme parta dalla persona interessata o da chi la circonda, è importante non sottovalutarlo.

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