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Affaire ritiri: «Ingente provvista denaro per pagamenti indebiti»

Affaire ritiri: «Ingente provvista denaro per pagamenti indebiti»

Questa mattina in Corte dei Conti il giudizio nei confronti dell'ex capo ufficio stampa della Regione, Paolo Maccari, al quale la Procura contesta 132.706 euro di incassi dei tornei di calcio mai versati nelle casse pubbliche; la difesa: «Solo illazioni»

«In questa strana storia, sono saltati tutti i presidi di sana amministrazione» con l’intento di creare «artatamente un’opacità, una zona grigia, nella quale chi si è mosso con maggiore intensità è stato certamente Paolo Maccari». Queste le prime parole espresse questa mattina dal procuratore regionale della Corte dei Conti, Roberto Rizzi, al suo primo giudizio da procuratore dopo la sua nomina in Valle d’Aosta.Davanti al collegio della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti, stamane si è presentato il legale difensore dell’ex capo ufficio stampa della Regione, Paolo Maccari, l’avvocato Davide Sciulli, nell’ambito della riassunzione del giudizio contabile che ha visto l’accusa contestare al Maccari un presunto danno erariale di 132.706 euro, ovvero gli incassi dei tornei di calcio ‘Trofeo Valle d’Aosta’ e ‘Trofeo Monte Bianco’ mai versati all’amministrazione regionale.Il giudizio amministrativo-contabile ha mosso le sue basi dall’Affaire ritiri, inchiesta penale avviata nel marzo del 2002 dal sostituto procuratore Pasquale Longarini, che si concentrò sulla gestione dei ritiri estivi delle squadre di calcio professionistiche in Valle d’Aosta e – in un secondo tempo – su alcune attività di ospitalità dell’allora assessorato regionale al turismo.

La posizione della difesaVeemente l’arringa difensiva del legale di Paolo Maccari, assente quest’oggi in aula, l’avvocato Davide Sciulli, che ha esordito: «Insisto sulla prescrizione del danno contestato (nonostante la pronuncia della II Sezione Centrale d’Appello del 2015, che dispose la riassunzione del giudizio ad Aosta per quella posta di danno – 132.706 euro – dichiarata prescritta nella sentenza di I grado del 18 giugno 2009, ndr) in quanto se è vero che la Regione curò l’organizzazione dei tornei dal 1999 al 2001, così come sostiene la Procura, allora a distanza di qualche giorno o di qualche settimana avrebbe dovuto pretendere gli incassi – ha spiegato -. Sposando questa tesi, il danno è da ritenersi prescritto, anche se nel merito vorrei comunque precisare che sia la Regione che il Casinò erano meri sponsor delle manifestazioni, visto che l’organizzatore era la società Nikema. Non c’è alcun documento probante, nemmeno le spese che avrebbe dovuto sostenere la Regione se fosse stata realmente organizzatrice, a supporto della tesi della Procura, che ha elevato a prove un comunicato stampa e alcune delibere di Giunta per impegni di spesa residuali (8 e 6mila euro andati a ripianare la differenza tra costi e ricavi nell’organizzazione dei tornei da parte di Nikema, secondo la difesa, ndr). Il fatto è che la Regione, se avesse organizzato i tornei, avrebbe pagato molto di più, fermo restando che non sarebbe comunque rientrato nei suoi compiti istituzionali».E ancora: «Chi si è interfacciato con la Siae per l’autorizzazione alla vendita dei biglietti? Nikema – ha aggiunto l’avvocato Sciulli -. Chi ha pensato a ottenere tutte le altre autorizzazioni? Nikema. Quindi il vero dominus dell’organizzazione dei tornei di calcio era la società Nikema, alla quale sono stati girati gli incassi delle manifestazioni, per cui non c’è alcun danno erariale oltre a quello già risarcito nel 2009 dal mio assistito (con sentenza del 18 giugno 2009, Paolo Maccari venne condannato al pagamento di 20.000 euro come danno all’immagine dell’amministrazione pubblica – nell’inchiesta penale patteggiò 14 mesi di carcere per corruzione, truffa aggravata e tentata concussione – e di 12.840 euro per cinque fatture liquidate indebitamente alla società Nikema, ndr)».

La posizione dell’accusaAltrettanto tagliente è stata la requisitoria del procuratore Roberto Rizzi, che ha spiegato: «Sulla prescrizione del danno non possiamo più parlare, c’è una sentenza di II grado che l’ha dichiarato non prescritto, si tratta di una sentenza passata in giudicato». Per quanto riguarda la questione circa quale soggetto fosse stato l’effettivo organizzatore dei tornei, ai rilievi di «illazioni e argomentazioni fini a se stesse» mosse dalla difesa, l’accusa ha replicato: «Non credo che le nostre siano illazioni, gli unici documenti che contano in questa strana storia sono le delibere di Giunta, nelle quali è la stessa Regione a parlare di ‘manifestazione organizzata dall’amministrazione regionale’. Se le parole hanno un senso…».E ancora: «La Nikema nel 1999 e nel 2000 fu lautamente remunerata attraverso il Casinò de la Vallée, è tutto agli atti – ha proseguito Rizzi – così come le dichiarazioni rese in sede di interrogatorio il 10 novembre 2002 (tre giorni dopo il suo arresto, ndr) dallo stesso Maccari, che parlò di incassi di pertinenza della Regione. Quindi la Nikema non aveva bisogno di essere remunerata anche con gli incassi dei tornei, è stata creata un’ingente provvista di denaro (i 132.706 euro degli incassi, ndr) per provvedere al pagamento di soggetti che non ne avevano titolo, e la regia di tutto era in capo al Maccari, che aveva la piena gestione dei soldi pubblici», ha concluso il procuratore regionale Roberto Rizzi.La sentenza del collegio è attesa nelle prossime settimane.(pa.ba.)

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