Manovra, pagella Ue promuove Italia, uscita da procedura deficit attesa a giugno
Roma, 29 nov. (askanews) – L’Italia ha rispettato pienamente il nuovo parametro unico della limitazione della “spesa netta” previsto dal Patto di Stabilità riformato per i bilanci pubblici degli Stati membri dell’Eurozona, e ci si aspetta che possa uscire già a giugno dalla procedura Ue per deficit eccessivo, portando il proprio deficit pubblico sotto la soglia del 3% del Pil. E’ il risultato più importante, e positivo, della “pagella” per il Paese che la Commissione europea ha presentato martedì 25 novembre a Strasburgo, insieme ai giudizi sui bilanci anche per gli altri Stati membri.
“Secondo le previsioni autunnali del 2025 della Commissione, si prevede che la spesa netta dell’Italia aumenterà dell’1,2% nel 2025, rientrando nel tasso di crescita massimo dell’1,3% raccomandato dal Consiglio Ue”, si legge nel parere della Commissione sul documento programmatico di bilancio dell’Italia, pubblicato il 25 novembre. “Per il 2026, si prevede che la spesa netta aumenterà dell’1,5%, rientrando nel tasso di crescita massimo dell’1,6% raccomandato dal Consiglio. In termini cumulativi, ovvero rispetto all’anno base 2023, la Commissione prevede che la spesa netta dell’Italia aumenterà dello 0,5% nel 2026, il che rientra nel tasso di crescita cumulativo massimo dello 0,9% raccomandato dal Consiglio”.
In conclusione, secondo le previsioni d’autunno 2025 della Commissione, che tengono conto del documento programmatico di bilancio, “il tasso di crescita della spesa netta dell’Italia nel 2026 rientra nel tasso di crescita massimo raccomandato dal Consiglio, sia in termini annuali che in termini cumulativi”. Perciò, “nel complesso, la Commissione ritiene che il documento programmatico di bilancio dell’Italia rispetti la crescita massima della spesa netta indicata nella raccomandazione del Consiglio, al fine di porre fine alla situazione di disavanzo eccessivo”.
“La valutazione dell’attuazione delle raccomandazioni pertinenti del Consiglio, compresa la serie di riforme e investimenti che sostengono l’estensione del periodo di aggiustamento di bilancio – conclude il parere della Commissione sull’Italia -, proseguirà nel contesto del pacchetto di primavera del Semestre europeo, la cui adozione da parte della Commissione è prevista per l’inizio di giugno 2026”.
E l’aumento della spesa per militare, previsto sia dagli impegni europei che da quelli in ambito Nato? L’aspettativa a Bruxelles è che successivamente all’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo, a giugno quindi, l’Italia aumenti la propria spesa per la difesa, come raccomanda l’Ue, facendo ricorso a un’altra novità del Patto di stabilità riformato, la “clausola nazionale di salvaguardia”, che consente di derogare per quattro anni dalle normali regole di bilancio, aumentando il deficit fino a un massimo dell’1,5% aggiuntivo, al di sopra della soglia di Maastricht del 3% del Pil. Questo, mentre negli ultimi anni la spesa militare dell’Italia appare invece in lieve calo, sempre rispetto al Pil (sebbene in realtà sia sostanzialmente stabile se si considera l’aumento della crescita).
“La spesa pubblica italiana per la difesa – si legge ancora nel parere della Commissione – è stata pari all’1,4% del Pil nel 2021 e all’1,3% del Pil nel 2024. Secondo le previsioni economiche d’autunno del 2025 della Commissione, si prevede che ammonterà all’1,3% del Pil nel 2025 e all’1,2% del Pil nel 2026”.
Ma questa stima è valida “a bocce ferme”. Intanto, l’Italia, come tutti gli altri paesi che l’hanno richiesto, è chiamata a presentare entro il 30 novembre il suo piano per l’utilizzo del prestito Ue previsto dal programma “Safe” per finanziare, appunto, progetti di rafforzamento delle capacità di difesa, principalmente attraverso appalti di fornitura comuni con altri Stati membri e paesi alleati.
Nella ripartizione già decisa dei 150 miliardi totali previsti da “Safe”, all’Italia andranno nei prossimi anni 14,9 miliardi di euro, con un prestito finanziato da emissioni di debito europee. “Quello che stiamo aspettando ora, entro il 30 novembre, è una spiegazione del piano nazionale che specifichi come questi 14,9 miliardi di euro saranno spesi, su quali progetti e con chi”. Negli appalti congiunti per i contratti di fornitura “ci devono essere almeno due Stati membri dell’Ue, più un terzo paese, che può essere uno Stato membro o un Paese extra-Ue, ad esempio l’Ucraina, la Norvegia o il Liechtenstein, che sarebbero automaticamente associati ai contratti”, ha spiegato venerdì 28 novembre una fonte qualificata della Commissione.
Il piano italiano, ha aggiunto la fonte, “sarà analizzato dalla Commissione per garantire che tutto sia in regola. Poi, dopo che la valutazione sarà stata convalidata dalla Commissione, la invieremo al Consiglio Ue, che dovrà approvarla a gennaio o febbraio. E poi, una volta che Commissione e Consiglio Ue saranno d’accordo e allineati, erogheremo il 15% dell’importo richiesto”, come anticipo del prestito.
“Sarà a questo punto – ha proseguito la fonte della Commissione – che gli Stati membri negozieranno i contratti con l’industria, avvieranno i progetti, e poi ogni sei mesi ci invieranno una relazione sullo stato di avanzamento, come per il Pnrr, insieme a una richiesta di pagamento. Quindi, se constatiamo che si è andati avanti bene sui traguardi parziali (‘milestones’, ndr), le tappe del progetto, allora forniremo finanziamenti aggiuntivi per garantirne la continuazione. Un po’ come per il Pnrr: stessa base giuridica, stessa urgenza”, ha concluso la fonte.
La Commissione fornirà presto ulteriori indicazioni pratiche su come andranno registrati e contabilizzati nei deficit di bilancio nazionali i prestiti contratti dagli Stati membri nell’ambito del programma ‘Safe’, utilizzando la “”clausola di salvaguardia” del nuovo Patto di stabilità.
Di Lorenzo Consoli
