Ponte Stretto, quali sono le due direttive Ue violate (secondo la Corte dei Conti)
Roma, 29 nov. (askanews) – La Corte dei Conti ha “bocciato” il progetto del governo per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina contestando, in primo luogo, la violazione di due direttive europee. Vediamo quali sono e cosa stabiliscono.
La prima è la direttiva 92/43/CE del 21 maggio 1992 (direttiva Habitat) relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali. In particolare nella sentenza vengono citati i paragrafi 3 e 4 dell’articolo 6. Il primo stabilisce che “qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito ma che possa avere incidenze significative su tale sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti, forma oggetto di una opportuna valutazione dell’incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo. Alla luce delle conclusioni della valutazione dell’incidenza sul sito e fatto salvo il paragrafo 4, le autorità nazionali competenti danno il loro accordo su tale piano o progetto soltanto dopo aver avuto la certezza che esso non pregiudicherà l’integrità del sito in causa e, se del caso, previo parere dell’opinione pubblica”. Il paragrafo 4 riguarda il preminente interesse pubblico. “Qualora, nonostante conclusioni negative della valutazione dell’incidenza sul sito e in mancanza di soluzioni alternative, un piano o progetto debba essere realizzato per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico – si legge – inclusi motivi di natura sociale o economica, lo Stato membro adotta ogni misura compensativa necessaria per garantire che la coerenza globale di Natura 2000 sia tutelata. Lo Stato membro informa la Commissione delle misure compensative adottate”.
Il Collegio, “nell’espletamento del controllo preventivo di legittimità” sostiene la “violazione” della direttiva, “a causa della carenza di istruttoria e di motivazione della c.d. delibera IROPI”, acronimo che sta per “Imperative reasons of overriding public interest”, ovvero, appunto, l’interesse pubblico preminente. La Commissione europea, nel settembre scorso, aveva già espresso dubbi sulla tutela dell’habitat naturale. Il Ministero dell’Ambiente italiano aveva risposto il 15 ottobre, con motivazioni non ritenute soddisfacenti dalla Corte.
La seconda direttiva tirata in ballo è la 2014/24/UE, che regola gli appalti pubblici. Il problema nasce dalla riattivazione dell’appalto del 2003, che prevedeva il 60% di finanziamento a carico di privati, mentre nella nuova versione il costo del ponte è interamente a carico delle casse pubbliche. L’articolo 72 della direttiva stabilisce che i contratti e gli accordi quadro possono essere modificati senza una nuova procedura d’appalto solo in alcuni casi, tra cui il fatto che “l’eventuale aumento di prezzo non deve eccedere il 50 % del valore del contratto iniziale. In caso di più modifiche successive, tale limitazione si applica al valore di ciascuna modifica. Tali modifiche successive non sono intese ad aggirare la presente direttiva”. Secondo la Corte, il nuovo modo di finanziamento sarebbe una “modifica strutturale ed essenziale” che andrebbe ad alterare la concorrenza e l’aumento dei costi sarebbe superiore al 50%. Dunque, dovrebbe essere fatta una nuova gara. Secondo il Ministero delle Infrastrutture, però, non serve una nuova gara perchè la riattivazione dei contratti presenta un impatto inferiore alla soglia. A detta del Collegio, tuttavia, il Mit non avrebbe presentato gli idonei strumenti per il calcolo della soglia e che i costi sarebbero stati “meramente stimati e, comunque, non includono alcuni oneri i quali, pur se ricompresi nel quadro economico dell’opera, non sono stati contrattualizzati”.
Incassato il colpo e abbandonata (anche grazie al Quirinale) l’ipotesi di andare allo scontro con la Corte, il governo ostenta tranquillità. Il Ministero delle Infrastrutture assicura che “continua l’iter per la realizzazione del collegamento tra Calabria e Sicilia, anche alla luce della positiva collaborazione con la Commissione europea. Tecnici e giuristi sono già al lavoro per superare tutti i rilievi e dare finalmente all’Italia un Ponte unico al mondo per sicurezza, sostenibilità, modernità e utilità”. A sostegno del dicastero guidato da Matteo Salvini anche Palazzo Chigi, dove però – secondo indiscrezioni – sarebbero molto irritati per come è stata gestita la partita. “Il Governo – ha fatto sapere la Presidenza del Consiglio – è convinto che si tratti di profili con un ampio margine di chiarimento davanti alla stessa Corte, in un confronto che intende essere costruttivo e teso a garantire all’Italia un’infrastruttura strategica attesa da decenni”.
Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli
