Retromarcia Green Deal, nuovo rinvio per norme Ue contro deforestazione
Roma, 29 nov. (askanews) – La plenaria del Parlamento europeo ha approvato, mercoledì 26 novembre a Strasburgo, una serie di emendamenti al regolamento Ue contro la deforestazione che convergono con le modifiche già sostenute anche dai governi dei Ventisette in Consiglio Ue, e in particolare un nuovo rinvio di un anno (è la seconda volta) dell’entrata in vigore delle norme e un sostanziale alleggerimento degli obblighi per le aziende, con un ulteriore taglio anche al numero delle imprese che dovranno rispettare questi obblighi.
Come da aspettative, il voto in plenaria (402 voti a favore, 250 contrari e otto astensioni) ha visto una nuova affermazione della maggioranza Ppe-Conservatori-estrema destra, che comincia a essere definita ‘maggioranza Giorgia’, perché comprende i gruppi politici di appartenenza dei tre partiti italiani che compongono il governo Meloni, contrapposta alla ‘maggioranza Ursula’ (Popolari, Socialisti e Liberali con l’appoggio esterno dei Verdi), quella che ha sostenuto il primo mandato di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione, e che ne ha appoggiato anche la candidatura per il secondo mandato, nel luglio 2024.
Una nuova retromarcia sul Green Deal e un nuovo ‘tradimento’ del Ppe, insomma, su un dossier legislativo importante, dopo quello clamoroso di poche settimane fa nel voto del pacchetto ‘Omnibus I’ sugli obblighi di rendicontazione per sostenibilità ambientale e sociale da parte delle imprese.
E’ una conferma del fatto che quella che veniva definita fino a poco tempo la ‘maggioranza Venezuela’, e che emergeva sporadicamente e senza premeditazione su dossier meno importanti, riguardanti soprattutto prese di posizione politiche (come quella, appunto, sul Venezuela), sta cominciando ora a manifestarsi sistematicamente e in modo organizzato anche su atti legislativi essenziali. E’ qui la vera novità, nella volontà ormai esplicita e non più paludata della leadership del Ppe di ricorrere in modo spregiudicato all’una o all’altra maggioranza, secondo la propria convenienza.
Dopo una lunga serie di votazioni sugli emendamenti, il testo finale ha avuto il sostegno pressoché unanime del Ppe (con un solo voto contrario e tre astenuti) e dei ‘Patrioti’ (un solo voto contrario), e unanime dei Conservatori dell’Ecr e dei Sovranisti dell’Esn. In più, hanno votato a favore anche 29 eurodeputati del gruppo liberale Renew e otto membri del gruppo socialista e democratico (S&D).
Il gruppo Renew si è spaccato quasi a metà (i voti contrari sono stati 36, più due astenuti). Unanimi contro il testo emendato i Verdi e la Sinistra, e molto compatti anche i Socialisti, a parte gli otto favorevoli (cinque svedesi due rumeni e un lettone) e due astenuti (l’estone Marina Kaljurand e l’italiano Dario Nardella).
Possono ora partire i negoziati del ‘trilogo’ sul testo finale del regolamento, che dovrà ricevere l’approvazione formale sia dal Parlamento europeo che dal Consiglio Ue entro la fine del 2025, affinché il rinvio di un anno e le altre modifiche possano entrare in vigore come previsto.
Adottato dal Parlamento europeo nell’aprile 2023 nella sua versione originaria, il regolamento ha lo scopo di prevenire la deforestazione legata al consumo di prodotti e materie prime (cacao, caffè, olio di palma, soia, legno, gomma, carbone vegetale, carta stampata e prodotti derivati), e all’allevamento dei bovini. Il consumo dell’Ue è responsabile di circa il 10% della deforestazione globale, con olio di palma e soia che da soli rappresentano oltre due terzi di questa quota. Lo strumento principale per conseguire l’obiettivo del regolamento è la richiesta agli operatori, importatori e commercianti che portano questi prodotti nell’Ue, di dichiarare formalmente che la loro produzione non è avvenuta a seguito di una deforestazione.
Secondo il testo approvato il 26 novembre, che costituisce ora il mandato negoziale del Parlamento europeo per le trattative (‘trilogo’) con il Consiglio Ue e la Commissione, ci sarà innanzitutto un nuovo rinvio di un anno per l’attuazione di questi obblighi da parte di tutte le imprese, mantenendo i sei mesi in più già previsti per le imprese micro-piccole.
Da notare che un primo rinvio di un anno (fino al 30 dicembre 2025) era già stato approvato dai co-legislatori dell’Ue nel dicembre 2024, perché il regolamento originario, già entrato in vigore nel giugno 2023, prevedeva l’attuazione degli obblighi per le imprese a partire dal 30 dicembre 2024.
Nell’ottobre scorso, la Commissione aveva proposto il secondo rinvio, adducendo problemi con il sistema informatico che dovrà raccogliere e trasmettere le dichiarazioni elettroniche di ‘diligenza dovuta’ da parte degli operatori, importatori e commercianti; ma aggiungendo anche, questa volta, alcune modifiche al campo di applicazione degli obblighi stessi.
Secondo gli emendamenti approvati dal Parlamento europeo, i grandi operatori e le aziende commerciali di grandi dimensioni dovranno ora rispettare gli obblighi di ‘diligenza dovuta’ contro la deforestazione dal 30 dicembre 2026, mentre le imprese micro-piccole avranno tempo fino al 30 giugno 2027. Questo rinvio, secondo le motivazioni approvate, dovrebbe garantire una transizione più graduale e consentire nel frattempo di rafforzare le capacità del sistema informatico.
Quanto alle modifiche del campo di applicazione, l’obbligo di presentare la dichiarazione contro la deforestazione ricadrà ora solo sulle imprese che immettono per prime il prodotto sul mercato Ue (operatori primari), e non sugli operatori che lo commercializzano successivamente. Inoltre gli operatori primari micro-piccoli dovranno presentare soltanto, e una sola volta per tutte, una dichiarazione semplificata.
Tutti questi emendamenti, dal rinvio dell’attuazione alla riduzione del campo di applicazione, corrispondono in gran parte alle modifiche che il Consiglio Ue ha chiesto nella sua posizione negoziale, adottata a maggioranza qualificata il 19 novembre.
Gli eurodeputati propongono inoltre di escludere dal campo di applicazione i libri e i giornali stampati, le immagini e gli altri prodotti dell’industria tipografica, oltre a manoscritti, dattiloscritti e planimetrie su carta.
Il Parlamento europeo, come già aveva fatto il Consiglio Ue, chiede anche una revisione a scadenza incredibilmente ravvicinata, entro il 30 aprile 2026, per valutare l’impatto della normativa sugli oneri amministrativi delle imprese, con la possibilità che vengano avanzate nuove proposte legislative, ‘se appropriato’. Una revisione di un nuovo testo legislativo, da condurre un mese prima che cominci la sua attuazione, e non qualche tempo dopo, per verificare se ci sono stati eventuali problemi di applicazione, è uno degli emendamenti più bizzarri e sconcertanti di questo voto (così come della posizione espressa anche dai governi). Sembra indicare una chiara intenzione di voler annacquare ancora di più, se non smantellare del tutto (come vorrebbero molte lobby), il regolamento. Si vedrà nel ‘trilogo’ se la Commissione continuerà a rinunciare al suo ruolo di guardiana del diritto Ue e di garante dell’integrità dei testi legislativi comunitari, al punto di accettare questa disposizione chiaramente pretestuosa.
Il Ppe ha accolto con favore il voto del Parlamento europeo ‘che corrisponde a un compromesso equilibrato già concordato da 24 paesi dell’Ue’, sottolinea una nota del gruppo, con riferimento al fatto che in Consiglio Ue, il 19 novembre, solo tre paesi (Belgio, Olanda e Spagna), non avevano sostenuto le modifiche proposte al testo. Secondo la nota, il voto ‘garantisce un’efficace prevenzione della deforestazione illegale, riducendo al contempo gli oneri inutili per gli operatori, gli agricoltori e i silvicoltori’.
Nella nota, l’europarlamentare Christine Schneider, principale negoziatrice del Ppe sul tema, osserva che ‘il regolamento mira a garantire che i prodotti dell’Ue non favoriscano la deforestazione globale, ma gli elementi chiave necessari per la sua attuazione, come il sistema informatico, non sono ancora pronti. Era ovvio che le nuove norme dovessero essere ritardate’. E aggiunge: ‘Le preoccupazioni del gruppo Ppe sono state condivise da quasi tutti gli Stati membri dell’Ue, e hanno portato al ragionevole accordo raggiunto a livello di Consiglio. È stato il gruppo Ppe a presentare la posizione del Consiglio per il voto di oggi, che ora è stata formalmente adottata dal Parlamento’. ‘Un rinvio di un anno per tutte le imprese, come proposto inizialmente dalla Commissione europea, è essenziale per dare alle autorità e agli operatori il tempo necessario per attuare correttamente le norme. Abbiamo anche insistito su misure di sgravio per i micro e piccoli produttori nei paesi a basso rischio, per garantire un’applicazione proporzionata per gli agricoltori e i silvicoltori. Questo approccio evita una burocrazia inutile, sostiene una gestione forestale responsabile e rafforza l’efficacia a lungo termine del regolamento’, conclude Schneider.
Grande soddisfazione anche da parte del gruppo conservatore Ecr, a cui appartengono Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia. ‘Al Parlamento europeo di nuovo una maggioranza di centrodestra ha saputo adottare un atto legislativo importante, fondamentale per il mondo dell’economia, dell’impresa ma anche per l’ambiente e la natura’, ha detto il capogruppo Nicola Procaccini, in un incontro con la stampa italiana subito dopo il voto a Strasburgo. ‘Nel momento in cui siamo riusciti a riportare un po’ di buonsenso sul regolamento contro la deforestazione, siamo riusciti – ha rilevato Procaccini – a unire la difesa dell’economia con la difesa dell’ambiente, senza quelle follie burocratiche che erano figlie del Green Deal della precedente legislatura’. E, ha aggiunto, ‘faccio notare che siamo andati anche oltre i numeri della cosiddetta ‘maggioranza Venezuela’, o come adesso viene ribattezzato ad alcuni, la ‘maggioranza Giorgia’: perché molti dei Liberali di Renew si sono uniti alla maggioranza di centrodestra. Questo vuol dire che si sta allargando il consenso sulla nostra piattaforma, sulla nostra agenda politica. E questo è naturalmente qualcosa che ci rallegra e ci soddisfa, che racconta della bontà del lavoro che stiamo facendo qui al Parlamento europeo’. Procaccini ha tenuto poi a sottolineare ‘un aspetto di semplificazione semplice ma essenziale’ nelle modifiche approvate dal Parlamento europeo, ‘cioè il fatto che le certificazioni, la rendicontazione, siano innanzitutto in capo al primo importatore sul mercato europeo, esautorando i commercianti, coloro che si muovono sul mercato secondario’.
Il gruppo S&D ha invece ‘deplorato’ in una sua nota il voto del Parlamento europeo ‘in cui il Partito popolare europeo, sostenuto dall’estrema destra, ha fatto passare una posizione che mina l’integrità fondamentale della legge’. In particolare, la critica dei Socialisti prende di mira la già citata richiesta di revisione anticipata, in aprile, prima ancora che il regolamento entri in vigore, a partire da giugno. Si tratta, in pratica, di un meccanismo ‘che introduce incertezza e consente (ancora, ndr) un possibile rinvio dell’attuazione nei prossimi anni’, si legge nella nota. Inoltre, aggiungono i Socialisti e Democratici, ‘la maggioranza di destra ha anche indebolito i requisiti di tracciabilità per i prodotti a rischio di deforestazione’. ‘Dato che il risultato minaccia direttamente l’applicabilità del regolamento e mette a rischio la leadership ambientale dell’Ue, i Socialisti e Democratici non hanno avuto altra scelta che votare contro il testo indebolito’, spiega ancora la nota.
Delara Burkhardt, capo negoziatrice del gruppo S&D sul tema deforestazione, rileva che ‘l’allineamento del Ppe con l’estrema destra su questo dossier cruciale è profondamente preoccupante. La loro richiesta di una revisione anticipata è semplicemente un tentativo mascherato di ritardare ancora una volta la legge in una fase successiva. Non si tratta di una correzione tecnica, ma di un passo indietro politico’. ‘Noi socialdemocratici – ricorda Burkhardt – avevamo messo sul tavolo un compromesso costruttivo per il centro politico: una rapida applicazione delle norme anti deforestazione per le grandi aziende, che hanno una responsabilità particolare, e più tempo per le aziende più piccole. Parallelamente, le sfide del regolamento per le piccole imprese sarebbero state riesaminate in dettaglio. Ma il gruppo del Ppe ha rifiutato la nostra mano tesa volta a un compromesso tra le forze pro-europee’. ‘Il Ppe sostiene di voler ridurre la burocrazia. In realtà, le loro proposte fanno il contrario: una revisione del regolamento prima ancora che si applichi a una singola azienda crea un limbo e la massima incertezza di pianificazione. Vogliamo un’Unione europea in cui le imprese possano contare su stabilità e prevedibilità. Molte grandi aziende sono già disposte a fare di più per la tutela delle foreste. Ora vengono frenate. Le aziende che si battono per catene di approvvigionamento eque e sostenibili rimarranno esposte a una concorrenza sleale e insostenibile’, conclude Burkhardt.
Come ci si poteva aspettare, sono estremamente negativi, infine, i commenti delle Ong ambientaliste, a cominciare dal Wwf e da Greenpeace. ‘L’Ue volta le spalle alle foreste, il Parlamento europeo affossa il regolamento sulla deforestazione’, afferma il Wwf, criticando in particolare la ‘scusa’ del malfunzionamento del sistema informatico, addotta per motivare non solo il rinvio dell’attuazione, ma anche le modifiche al campo di applicazione.
Per Greenpeace, ‘gli eurodeputati della destra hanno fatto confusione sulla deforestazione, creando incertezza e definendola ‘semplificazione”. Andrea Carta, esperto legale della Ong ambientalista, ha denunciato che gli eurodeputati favorevoli alle modifiche introdotte ‘hanno tradito la fiducia dei cittadini europei e sprecato gli investimenti delle numerose aziende che si sono impegnate a fondo per conformarsi tempestivamente al regolamento sulla deforestazione’. Queste aziende, rileva, ‘sono state punite dal voto odierno che ha imposto il rinvio, mentre i ritardatari sono stati premiati’. ‘Il ritardo e l’indebolimento del regolamento’ avranno ‘evidenti effetti dannosi sulle foreste, che continueranno a essere distrutte per produrre materie prime per il mercato dell’Ue’, mentre ‘la nuova clausola di revisione, che prevede una riapertura del testo nell’aprile 2026, crea incertezza su come sarà la legge nel 2027, danneggiando la credibilità dell’Ue in termini di coerenza e prevedibilità delle politiche’, conclude Carta a nome di Greenpeace.
Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese
