Dopo Flotilla Meloni cambia (un po’ linea), chieste sanzioni Ue a Ben Gvir
AskaNews
di Administrator admin  
il 24/05/2026

Dopo Flotilla Meloni cambia (un po’ linea), chieste sanzioni Ue a Ben Gvir

Roma, 24 mag. (askanews) – Il trattamento riservato dalle forze israeliane agli attivisti della Flotilla, con il video del ministro Ben Gvir, fa cambiare linea al governo italiano, ma fino a un certo punto. Sin qui, insieme alla Germania, l’esecutivo di Giorgia Meloni ha sempre bloccato, in sede europea, la sospensione dell’accordo di cooperazione Ue-Israele.

Dopo quelle immagini, che hanno avuto un impatto anche sull’opinione pubblica, la prima reazione è stata a parole. “Le immagini del ministro israeliano Ben Gvir sono inaccettabili. È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona”, hanno dichiarato Meloni e il Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, pretendendo “le scuse (fin qui mai arrivate, ndr) per il trattamento riservato a questi manifestanti e per il totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplicite richieste del Governo italiano”. Un messaggio ‘raddoppiato’ dalle parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha parlato di “trattamento incivile inflitto a persone fermate illegalmente in acque internazionali, che tocca un livello infimo ad opera di un ministro del governo di Israele”.

Parole dure che, di fronte al video e ai racconti dei manifestanti (insulti, percosse, molestie, uso di taser, minacce), Meloni sa non essere sufficienti. Per questo ha voluto accompagnarle con qualche atto concreto. Di routine la convocazione alla Farnesina dell’ambasciatore israeliano, mentre si è evitato l’atto – ben più significativo da un punto di vista diplomatico – di richiamare a Roma l’ambasciatore italiano. Cosa che era stata fatta in tempi recenti, va ricordato, ad esempio in occasione della strage di Capodanno a Crans Montana. Vicenda diversa certo, in cui ci sono state molte vittime, ma che non riguardava una violazione dei diritti da parte di uno Stato.

Il secondo passo è stata la richiesta di sanzioni individuali per il ministro israeliano. “Abbiamo già chiesto all’Alto rappresentante Ue Kallas di mettere all’ordine del giorno della prossima riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea le sanzioni al ministro Ben Gvir. Questo è il primo passo, poi vedremo”, ha annunciato Tajani, aggiungendo che la richiesta è solo contro di lui e non contro tutto il governo israeliano perché “è un esponente che ha fatto qualcosa di grave, è il capo della sicurezza, è lui il ministro della sicurezza”.

Al momento (dal 2024) la lista delle sanzioni Ue contro i coloni israeliani violenti in Cisgiordnia comprende già nove individui e cinque entità, nel regime sanzionatorio Globale per i Diritti umani, e comporta un divieto di ingresso nel territorio degli Stati membri e il congelamento dei beni per chi è inserito nella lista. Un nuovo pacchetto, che ha ottenuto l’accordo politico al Consiglio Esteri dell’11 maggio, sarà sottoposto all’approvazione del Coreper (il Comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri presso l’Unione) il 27 maggio, e poi all’adozione del Consiglio Ue sulla Competitività del 28 maggio. Il pacchetto prevede la designazione ulteriore nella lista delle di tre individui (coloni estremisti responsabili di violenze nei confronti di civili palestinesi) e quattro entità od organizzazioni che li sostengono.

Il 22 maggio, il Servizio di Azione esterna dell’Ue (Seae, che dipende dall’Alta Rappresentante Kaya Kallas), ha confermato di aver accettato la richiesta di Tajani di lavorare a sanzioni contro Ben Gvir, senza entrare nella tempistica. Tecnicamente, l’eventuale nuova misura sanzionatoria contro il ministro israeliano potrebbe essere inserita nel nuovo pacchetto relativo ai coloni, ma i tempi sono molto ristretti e si rischia un ritardo, poiché si dovrebbe trovare un nuovo accordo politico unanime degli Stati membri, che includa anche Ben Gvir. L’opzione più probabile è quella di cercare un accordo politico separato e specifico sul ministro, sempre all’unanimità. Non si sa ancora, tuttavia, se questo sarà possibile, perché non è chiaro che posizione prenderà la Germania, e la Repubblica Ceca sembra contraria a ulteriori sanzioni.

A quanto si apprende a Bruxelles, le strade possibili sono tre: 1) discussione in gruppo di lavoro o in Coreper o al Consiglio Esteri (se non c’è accordo o in caso di urgenza); 2) un accordo politico al Consiglio Esteri formale, previsto il 15 giugno a Lussemburgo; 3) In alternativa, l’Alta Rappresentante e la Commissione possono presentare una proposta a prescindere dall’accordo politico tra gli Stati Membri e, in teoria, anche sulla base di un accordo tra i ministri degli Esteri alla loro riunione informale (Gymnich) a Cipro del 27-28 maggio. Indipendentemente da come sarà avviata la procedura, una volta raggiunto l’accordo politico all’unanimità, la proposta dovrà poi essere portata al Consiglio per l’approvazione finale, sempre all’unanimità, una procedura che richiede almeno due o tre settimane. Intanto, Tajani ha sondato l’omologo tedesco Johann Wadephul e Meloni ne parlerà con Pedro Sanchez, in visita a Roma la prossima settimana.

La limitazione della reazione italiana alla sanzione contro il solo Ben Gvir, che comunque è pienamente supportato dal premier Netanyahu, è contestata dall’opposizione nel Paese. “Dovevano arrivare le immagini delle violenze sulla Flotilla per svegliare il ministro Tajani, quello de ‘il diritto internazionale vale fino a un certo punto’. E infatti la sua proposta all’Ue di sanzioni si attiene a questa filosofia: sanzioni fino a un certo punto, cioè solo a Ben-Gvir, come se l’intero governo Netanyahu non avesse responsabilità non solo rispetto alle violenze sull’equipaggio di Flotilla, ma su ciò che sta avvenendo tra Gaza e Cisgiordania. Chiediamo che sia tutto il governo israeliano a essere sanzionato”, ha affermato il segretario di Più Europa Riccardo Magi. Anche per la segretaria Pd Elly Schlein, “i crimini di Netanyahu e del suo governo di estremisti devono finire, il governo italiano passi dalle parole ai fatti e tolga il veto che impedisce all’Unione europea di sospendere l’accordo di cooperazione con Israele”.

Ecco su questo, sulla fine del veto allo stop all’accordo di cooperazione, non è ancora chiaro se ci sarà un cambio di linea, ma pare di no. La questione è scivolosa e Meloni teme, con una reazione più dura, di scontentare la sua base. Anche per questo il tema Flotilla è stato inserito, con una domanda sul comportamento tenuto dall’esecutivo, nell’ultimo sondaggio periodico (inviato il 21) tra gli iscritti Fdi.

Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli

[Resta però la prudenza della premier, contestata dalle opposizioni|PN_20260524_00001|nl50| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/05/20260524_013529_1972D8D5.jpg |24/05/2026 01:35:40|Dopo Flotilla Meloni cambia (un po’ linea), chieste sanzioni Ue a Ben Gvir|M.O.|Politica, Europa Building]