Meloni in pressing su Bruxelles per spese energia, risposta in settimana
Roma, 24 mag. (askanews) – La Commissione europea dovrebbe rispondere la prossima settimana alle richieste della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sull’uso della clausola nazionale di salvaguardia del Patto di stabilità e di crescita anche per l’energia, oltre che per le spese in difesa. La richiesta di Meloni era arrivata domenica via lettera sulla scrivania della presidente della Commissione Ursula von der Leyen. La premier chiedeva, in sintesi, l’estensione della deroga al Patto di stabilità (“National Escape Clause”) “già prevista per le spese di difesa anche agli investimenti e alle misure straordinarie necessarie per fronteggiare la crisi energetica in corso”.
La proposta, al momento, è sotto il vaglio tecnico di diverse direzioni generali della Commissione. Tuttavia, difficilmente sarà accolta, almeno così com’è, anche se il governo italiano mostra ottimismo. “Questi lavori, negoziati sono lunghi richiedono spiegazioni anche in sedi non ufficiali. L’ottimismo che ho rispetto all’accoglimento deriva dalla razionalità della nostra proposta”, ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, secondo cui quello prospettato da Roma è “un approccio razionale che non mette a rischio la sostenibilità a lungo termine della finanza pubblica”.
Meloni, da parte sua, continua il suo pressing. “Stiamo chiedendo una maggiore velocità di reazione, sul tema dell’energia e la ‘national escape clause’” che va andrebbe applicata sulle spese per l’energia come su quelle per la Difesa, ha detto il 21 maggio a un evento di Coldiretti a Brescia. “Non ho cambiato idea sulla difesa, le nazioni che non sono in grado di difendersi non sono nazioni libere, cedono la loro sovranità, però se non siamo in grado di difendere cittadini e imprese rischiamo che domani non ci sia più niente da difendere e quindi dobbiamo trovare un equilibrio tra le necessità di difenderci e di garantire la nostra sicurezza, intesa in senso stretto, e la nostra capacità di rispondere ai bisogni delle imprese e dei cittadini che rappresentiamo”.
Fin qui, la risposta, sia in via ufficiale che ufficiosa, è stata che non ci sono le condizioni per far scattare la clausola. Anche perché dei 300 miliardi per la transizione energetica previsti da Repower Eu, 90 non sono ancora stati spesi e sono a disposizione. A questo proposito, in settimana ci è venuta la curiosità di sapere quanti fondi erano a disposizione dell’Italia e quanti erano stati effettivamente spesi per incrementare le rinnovabili e ridurre il prezzo dell’energia. Abbiamo fatto richiesta al governo, ma dai Ministeri competenti, al momento, non è arrivata risposta.
“Effettivamente siamo valutando le opzioni di policy rispetto alla nostra risposta alla crisi sull’energia, quali elementi possano essere sul tavolo. Non reitererò il messaggio sul fatto che le misure devono essere temporanee mirate, ma si stiamo facendo alcune valutazioni su cosa possa essere fatto”, sempre “nel quadro delle nostre regole di bilancio”, ha detto sempre il 21 maggio il Commissario europeo all’economia, Valdis Dombrovskis rispondendo ad una domanda durante la conferenza stampa di presentazione delle previsioni economiche di primavera. “In generale – ha aggiunto – abbiamo margini di bilancio più limitati che nella crisi precedente e questo richiede anche prudenza di bilancio, specialmente per i paesi più indebitati”, come, appunto, Italia e Francia.
A questo proposito, i dati non sono affatto buoni per l’Italia. La Commissione europea ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita economica per l’Italia: +0,5% di crescita quest’anno, cui dovrebbe seguire più 0,6% del Pil nel prossimo. Nelle precedenti stime era data allo 0,8% per entrambi gli anni. In crescita l’inflazione (+3,2% dei prezzi al consumo sull’insieme di quest’anno) e in ulteriore aumento il debito, al 138,5% del Pil quest’anno e al 139,2% nel 2027. La Commissione ha però ritoccato al rialzo le previsioni sui rapporti di deficit/Pil e debito/Pil dell’Italia. Nelle sue previsioni economiche autunnali, dopo il 3,1% del Pil segnato dal deficit nel 2025, ora stima una riduzione al 2,9% quest’anno, valore atteso anche per il 2027. In questo modo il disavanzo si attesterebbe al di sotto della soglia del 3% prevista dal Patto di Stabilità e di crescita, fattore necessario per uscire dalla procedura europea per disavanzo eccessivo.
C’è ancora la speranza che la revisione dei dati Istat del 2025, prevista a settembre, comporti una riduzione anche lieve del deficit/Pil registrato per l’Italia: se il dato definitivo fosse non superiore al 2,9%, il Paese potrebbe uscire dalla procedura per deficit eccessivo, considerate anche le previsioni per i due anni successivi sotto il 3%/.
Va precisato che la flessibilità prevista dalla National Escape Clause avrebbe un impatto completamente diverso se la spesa per la difesa fosse decisa con la procedura per deficit eccessivo ancora aperta, o dopo la sua chiusura. Nel primo caso, la possibilità di un aumento ulteriore del deficit fino all’1,5% non farebbe scattare una nuova procedura; nel secondo caso, invece, l’incremento del disavanzo ritarderebbe comunque l’uscita dalla procedura, fino a quando il deficit/Pil non tornasse sotto la soglia del 3%.
Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli

