Convegno a Roma su Basilica di Pavia, tra ricerca e restauro
Roma, 9 giu. (askanews) – “La Basilica di San Michele Maggiore di Pavia: ricerca, restauro, innovazione per un patrimonio europeo” è il tema della conferenza stampa che si terrà giovedì 11 giugno alle ore 11 nella Sala Caduti di Nassirya – Piazza Madama, a Roma, convocata su iniziativa del senatore Gian Marco Centinaio, Vice Presidente del Senato della Repubblica, con la collaborazione dell’Associazione Il Bel San Michele, la Parrocchia di San Michele Maggiore di Pavia, A7design Studio Associato, l’Università di Pavia Dipartimento Ingegneria Civile Architettura, il Politecnico di Milano Dipartimento ABC, l’Università degli Studi dell’Insubria Dipartimento Scienze Umane e dell’Innovazione per il territorio.
La conferenza stampa vedrà come relatori il Vice Presidente del Senato senatore Centiniaio e il presidente dell’Associazione Il Bel San Michele, Vittorio Vaccari, con i contributi di Marco Morandotti dell’Università degli Studi di Pavia, Carlo Bergamaschi di A7design Studio Associato, Saverio Lomartire dell’Università degli Studi dell’Insubria.
Pavia fu sede dei re ostrogoti: Teodorico la volle sua roccaforte fino alla morte, nel 526. Dal 572 al 774 Pavia divenne capitale del Regno Longobardo. Dopo la conquista del Regno da parte di Carlo Magno, il 5 giugno 774 al termine di un assedio durato quasi un anno, Pavia rimase per lungo tempo capitale del Regnum Italicum.
La Basilica di San Michele Maggiore, la più prestigiosa tra le diverse chiese dedicate in città all’Arcangelo caro alla spiritualità longobarda, ne fu per molto tempo il centro simbolico, politico, religioso. Fondata forse nel V secolo e frequentata dalla monarchia longobarda, la basilica dall’età carolingia divenne sede delle incoronazioni dei re d’Italia. A Roma i sovrani ricevevano dal papa la corona imperiale, a Pavia essi ricevevano preliminarmente la corona di re d’Italia all’interno della basilica di San Michele, su una pietra tonda circondata da altre pietre tonde. Ancor oggi il luogo è idealmente segnato in tal modo al centro della navata maggiore.
Agli inizi del secolo XII si ricostruì in pietra l’antica basilica. Si tratta dell’edificio oggi esistente, perla dell’architettura romanica europea, visitata da oltre centomila turisti e pellegrini ogni anno. Nell’attuale basilica fu celebrata il 17 aprile 1155 l’incoronazione di Federico Barbarossa a Re d’Italia. Sottolinea il professor Saverio Lomartire dell’Università dell’Insubria: “La dignità di basilica regia è resa manifesta innanzitutto dall’adozione della pietra quale materiale costruttivo caratterizzante le intere compagini esterne e buona parte di quelle interne”. Le superfici della facciata ospitano un repertorio figurativo — figure umane, animali fantastici, intrecci vegetali e simbolici — senza eguali nell’Italia settentrionale per ricchezza e qualità esecutiva.
Questa stessa pietra è oggi il principale fattore di vulnerabilità del monumento. “La facciata principale, in particolare, rappresenta un unicum nel panorama italiano ed europeo, per l’intreccio dei valori cristiani con la vita dei popoli, che la rendono straordinario veicolo di comunicazione culturale” spiega il presidente dell’Associazione Il Bel San Michele Vittorio Vaccari “Purtroppo, il materiale costitutivo – l’arenaria locale – è da tempo soggetto a degrado chimico-fisico progressivo e irreversibile nelle parti esterne, tale da richiedere un approccio sistematico e continuativo di restauro”. Un’attività che ha coinvolto più enti e istituzioni come ricorda l’architetto Carlo Bergamaschi, A7design Studio Associato: “La basilica di San Michele Maggiore a Pavia è stata al centro di una serie di studi prima e di un intervento poi che si pone come laboratorio di sperimentazione tecnica scientifica, civile e sociale, attraverso il coinvolgimento di apparati accademici, delle associazioni locali, della parrocchia e delle fondazioni private”.
Ciò che viene presentato in conferenza stampa è la costruzione del “Sistema San Michele”: un modello integrato di ricerca, innovazione e recupero, nel quale la basilica non è soltanto l’oggetto dell’intervento, ma il laboratorio attivo di una sperimentazione multidisciplinare a tutto campo per restituire un monumento alla comunità a cui appartiene che lo riconosce come parte costitutiva della propria identità tramandandone il significato nel tempo, secondo lo spirito della Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, firmata a Faro nel 2005 e ratificata dall’Italia nel 2020. Un sistema virtuoso, capace di ripartire dalle radici per generare il futuro della comunità, come il suggerisce il nome del Progetto che sarà presentato, il “Progetto Ascanio”.
Sottolinea il prof. Marco Morandotti dell’Università di Pavia: “Le ricerche condotte dai Laboratori STEP, DADA e PLAY del DICAR dell’Università di Pavia sulla Basilica di San Michele Maggiore si fondano su tre parole-chiave: conoscenza, integrazione, innovazione. Conoscenza come premessa imprescindibile a qualsiasi intervento conservativo. Integrazione come metodo, perché nessuna disciplina singola è sufficiente a comprendere un monumento di questa complessità. Innovazione come responsabilità: applicare al patrimonio le tecnologie più avanzate non è un’opzione, ma un obbligo verso le generazioni future. Il “Progetto Ascanio” — il cui nome evoca la figura virgiliana di Ascanio, figlio di Enea, tenuto per mano mentre il padre porta sulle spalle Anchise — riassume questo imperativo in un’immagine: il patrimonio è un carico da trasmettere, non un archivio da custodire”.
Conclude il presidente prof. Vittorio Vaccari: “In sintesi, la proposta è che la Basilica di San Michele in Pavia si possa configurare come laboratorio di confronto culturale, di ricerca e di sperimentazione, capace di contribuire, a livello nazionale e oltre, ad evitare la perdita, per le generazioni future, della bellezza e delle espressioni artistiche, da noi ricevute come eredità. È un percorso di utilità generale che può produrre risultati interessanti per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale oltre che per la partecipazione e il coinvolgimento della Comunità”.
