Ponte Stretto, Procura Roma indaga per corruzione. Opposizione a Meloni: “fermare cantieri”
Roma, 9 giu. (askanews) – La Procura di Roma ha aperto un’indagine per corruzione e rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio nell’ambito del progetto per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina. Nella vicenda sono chiamati in causa un consigliere di amministratore della ‘Stretto di Messina spa’, un imprenditore ed un ex presidente aggiunto della Corte dei Conti. E le opposizioni vanno all’attacco chiedendo conto al governo affinchè riferisca subito in Parlamento.
La notizia arriva a metà mattina e il primo a giudicare “gravissimo” quanto emerso è il leader dei Verdi Angelo Bonelli che ricorda: “Non più tardi di tre settimane fa ho depositato alla Procura di Roma il sesto esposto integrativo sulle procedure adottate dal Governo, che a mio avviso violano le norme italiane ed europee in materia di appalti e ambiente. I nostri esposti servono per fare chiarezza considerato che il governo ha negato al sottoscritto atti e documenti trasmessi alla Corte dei Conti”.
L’avvocato e l’imprenditore – si spiega in una nota della autorità giudiziaria romana – al fine di condizionare il citato esame della Corte dei Conti in favore della società ‘Stretto di Messina S.p.A’, avrebbero avvicinato il giudice contabile promettendogli il loro appoggio per ricoprire cariche in enti di diritto pubblico dopo il suo pensionamento, subordinandolo alla sua fattiva azione per il concretizzarsi dell’esigenza citata.
Il M5s punta il dito contro il leader della Lega e ministro dei Trasporti, primo sostenitore del progetto: “confido nel lavoro della magistratura ma Salvini dovrebbe spiegare come si può continuare a impegnare 14 miliardi di euro degli italiani su un’opera il cui iter viene ora travolto tra le altre cose da un’inchiesta che riguarda proprio il sistema dei controlli? Per questo deve venire immediatamente in Parlamento a riferire”, dice Vittoria Baldino vicepresidente pentastellata.
Dello stesso avviso il Pd che con il capogruppo Francesco Boccia sostiene: “Fare chiarezza diventa sempre più urgente. Dietro l’ennesima bandiera di propaganda di questo governo proliferano situazioni equivoche su cui bisogna assolutamente far luce. Per accelerare i tempi dell’opera, nel frattempo, così come abbiamo sempre denunciato, in Parlamento sono state calpestate regole e trasparenza. Oltre ad aver sottratto, senza alcun confronto, risorse economiche a Calabria e Sicilia. E’ il caso che il governo venga al più presto in aula a riferire su quanto sta accadendo, perché la situazione sta diventando insostenibile”.
