Sonno e genere: le donne dormono peggio
AskaNews
di Marketing Administrator  
il 09/06/2026

Sonno e genere: le donne dormono peggio

Roma, 9 giu. – Trascorriamo un terzo della vita a dormire. Una persona di 75 anni ne ha trascorsi circa 25 tra le braccia di Morfeo. Eppure, nonostante il sonno sia un bisogno primario e fondamentale per la salute fisica e psichica, il riposo degli italiani — e degli occidentali in generale — è sempre più compromesso. Il 16% della popolazione mondiale soffre di insonnia, il 60% degli americani e il 50% degli europei sembra non dormire a sufficienza. Una epidemia, con numeri che crescono e ricadute gravi sulla salute e che risentono di marcate differenze tra i generi. È quanto emerso dal workshop “Sogni d’oro”, organizzato dall’Osservatorio MOHRE nell’ambito dei Sanidays.

Uomini e donne: un sonno diverso
Non solo qualità, ma anche quantità: il sonno di uomini e donne si differenzia in maniera significativa. La durata del riposo femminile diminuisce con l’età, con un crollo dopo i cinquant’anni, mentre gli uomini tendono a dormire di più.
Ma è nella qualità del sonno che le disuguaglianze di genere si fanno più evidenti e preoccupanti.
I risvegli dopo l’inizio del sonno interessano già il 15% delle donne sopra i quarant’anni, percentuale che sale al 35% a sessant’anni: più del doppio. Il tempo di addormentamento superiore a 30 minuti — tre o più volte a settimana — riguarda il 33% delle donne contro il 23% degli uomini. I risvegli notturni ricorrenti colpiscono il 31% delle donne e solo il 16,7% degli uomini. Non mancano le differenze anche sul fronte dei sogni disturbanti — 23% delle donne vs 10,3% degli uomini — e del dolore notturno: il 14% delle donne vs 4,3% degli uomini ne soffre tre o più volte a settimana.

Dormire male può costare anni di vita
“Consideriamo il sonno un fenomeno automatico e siamo poco consapevoli della sua complessità biologica” — spiega la Professoressa Carolina Lombardi, Direttore Unità “Centro Medicina del Sonno, Università Milano Bicocca, Istituto Auxologico Italiano, “Gli effetti di un sonno scarso e di cattiva qualità vanno dall’ipertensione all’obesità, dal diabete al declino cognitivo. Il sonno insufficiente è risultato il secondo fattore di rischio più potente per la longevità dopo il fumo, con un impatto superiore a dieta e sedentarietà. L’Oregon Health & Science University, pubblicato su SLEEP Advances ha sottolineato che dormire meno di 7 ore per notte si associa sistematicamente a una minore aspettativa di vita. Il sonno si è classificato come uno dei più forti predittori di longevità tra tutti i fattori di stile di vita esaminati, superato solo dal fumo”.

Apnee notturne: le donne restano invisibili
“Tra i disturbi del sonno, le apnee notturne rappresentano un caso paradigmatico di disparità di genere in medicina” prosegue Lombardi “La prevalenza dei disturbi di respirazione nel sonno di lieve entità è dell’83,8% negli uomini e del 60,9% nelle donne. Nelle forme moderate (con più di 15 episodi/ora di sonno) gli uomini sono il 49% e le donne il 23,5%, ma queste ultime sono sistematicamente sottodiagnosticate. Il motivo? I sintomi femminili — insonnia, stanchezza, depressione, cefalea mattutina, incubi — sono spesso classificati come aspecifici, portando a diagnosi mancate o tardive”.

Le conseguenze sono gravi: le apnee notturne determinano una carenza di ossigeno intermittente con disfunzione del sistema nervoso autonomo, alterazione dell’architettura del sonno e cambiamenti delle strutture cerebrali. Ricerche recenti hanno dimostrato che le apnee aumentano il rischio di declino cognitivo del 12% e che una compromissione cognitiva è presente nel 55% dei pazienti con apnee moderate o severe. Esiste inoltre una relazione bidirezionale con la proteina beta-amiloide: l’ipossia cerebrale intermittente e la frammentazione del sonno favoriscono la neuroinfiammazione, il deposito di proteine tossiche nel cervello e uno stress ossidativo che determina un invecchiamento cerebrale accelerato. Viene inoltre compromessa la clearance delle cellule gliali — le “cellule spazzine” del cervello — che in caso di carenza di sonno risultano meno efficienti nell’eliminare le scorie accumulate.

Un problema di sicurezza pubblica
“I colpi di sonno sono responsabili del 22% degli incidenti stradali. Chi soffre di apnee notturne (OSAS) ha un rischio di incidente da 2 a 7 volte superiore rispetto a chi dorme bene. La sonnolenza è causa del 58% degli incidenti che coinvolgono un singolo camion, con il 17% dei camionisti che ammette di essersi addormentato alla guida. Sul fronte lavorativo, la stanchezza cronica raddoppia il rischio di infortuni, causando circa 1 infortunio su 5, attraverso cadute, scivolamenti e incidenti nell’uso di macchinari. Ecco perché dobbiamo considerare i disturbi del sonno come un problema di salute pubblica” conclude Johann Rossi Mason, Direttrice del MOHRE.

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