Svastica sulla raimbow flag del Pride, l’Anpi chiede alla Diocesi un gesto concreto
L'Anpi Valle d'Aosta condanna l'immagine diffusa dal segretario del vescovo e chiede un incontro pubblico sul valore della memoria storica
L’Anpi Valle d’Aosta condanna l’immagine diffusa dal segretario del vescovo delle bandiere Progress Pride a formare una svastica, e chiede alla Diocesi un gesto concreto.
L’Anpi Valle d’Aosta, parte del Comitato Aosta Pride fin dalla prima edizione, interviene oggi con una nota sulla vicenda che ha scatenato una bagarre mediatica che ha travalicato i confini regionali e nazionali toccando anche i media brasiliani.
Sabato, nel giorno della parata dell’Aosta Pride, il segretario del vescovo, Gilbert Turcotti, aveva pubblicato l’immagine di quattro bandiere arcobaleno (rainbow o Progress Pride flag) ruotate a formare una svastica.
Anpi: «nessuna scusa, la svastica è il marchio sotto cui milioni di persone sono state deportate e sterminate
«Nessuna scusa – scrive l’Anpi nella nota -. La svastica è il marchio sotto cui milioni di persone sono state deportate e sterminate. Accostarla ai colori del Pride è una doppia offesa: alla memoria della Resistenza antifascista e alla comunità Lgbtqia+».
«Come associazione che da ottant’anni custodisce e trasmette la memoria di chi ha combattuto e pagato con la vita la lotta contro il nazifascismo, l’Anpi Valle d’Aosta non può considerare quel simbolo materia di “prospettive” o di gusto estetico. La Costituzione repubblicana è nata anche per impedire che l’orrore si ripeta, e il rispetto che le è dovuto non ammette eccezioni, tantomeno sotto forma di collage» dice Anpi VdA.
L’Anpi VdA chede alla Diocesi un gesto concreto
«Prendiamo atto con rammarico della nota diffusa dalla Diocesi di Aosta, nella quale il vescovo Franco Lovignana ha definito il gesto un'”opinione personale” del suo segretario» aggiunge l’associazione.
«L’accostamento tra svastica e bandiera Pride è un atto grave, soprattutto da parte di chi ricopre un ruolo di responsabilità accanto a una guida religiosa che rappresenta valori di rispetto e dignità della persona».
L’associazione chiede poi alla Diocesi non solo una precisazione formale, ma un gesto concreto: «un incontro pubblico sul valore della memoria storica, aperto alla cittadinanza e alle scuole, che trasformi questo episodio in un’occasione di consapevolezza anziché in un caso archiviato in fretta».
«Difendere la memoria della deportazione e dello sterminio da ogni uso improprio è un dovere che riguarda l’intera comunità valdostana».
(re.aostanews.it)
