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La Dichiarazione di Chivasso compie oggi 70 anni

La Dichiarazione di Chivasso compie oggi 70 anni

Oggi, giovedì 19 dicembre, ricorre il 70esimo anniversario della Dichiarazione di Chivasso, documento di alto valore politico nella storia dell’Autonomia della nostra regione «e di quel processo culturale di affrancamento dell’Europa dai nazionalismi e dai centralismi». Lo ricorda il Comitato per le celebrazioni del 70º anniversario della Resistenza, della Liberazione, organismo istituito con legge regionale lo scorso novembre.
Il 19 dicembre 1943, a Chivasso, si incontrarono clandestinamente nella casa del geometra Edgardo Pons, i valdostani Emile Chanoux ed Ernest Page e i valdesi Osvaldo Coïsson, Gustavo Malan, Giorgio Peyronel e Mario Rollier. Nel corso dell’intera giornata, furono esaminati e discussi, sulla base di testi precedentemente elaborati – tra i quali quello inviato dallo storico valdostano Federico Chabod – i punti di un manifesto programmatico per il futuro assetto politico delle valli piemontesi e della Valle d’Aosta, che garantisse alle popolazioni alpine il riconoscimento delle loro esigenze economiche e culturali, nel quadro dell’Italia democratica per la quale si stava combattendo.
La discussione si concluse con l’estensione e la sottoscrizione, da parte dei presenti, della Dichiarazione dei rappresentanti delle popolazioni alpine, nota anche come Carta di Chivasso, che ricalcava quasi completamente, nella sua struttura, l’articolazione e i contenuti del documento di Emile Chanoux.
Tutti legati alla Resistenza, gli estensori della Carta erano fermamente convinti che, insieme al fascismo, la responsabilità dell’oppressione politica, della rovina economica e della distruzione della cultura locale dei popoli delle vallate fosse da addebitare alla concezione centralizzatrice dello Stato. Pertanto, nella Dichiarazione, si ribadiva che solo una soluzione statuale d’ispirazione federalista, autonomista e repubblicana avrebbe potuto garantire alle popolazioni alpine bilingui la vitalità economica e soprattutto il rispetto della loro personalità culturale, che risiede nella libertà di lingua e di culto. Il regime federale repubblicano a base regionale cantonale proposto dai rappresentanti delle popolazioni alpine fu concepito come la soluzione della questione delle piccole nazionalità, e al tempo stesso come un antidoto al ritorno della dittatura e degli irredentismi, col conseguente avvento «di una pace stabile e duratura» nel nuovo assetto europeo.
La Carta di Chivasso fu un manifesto politico volto ad additare, contro il conformismo dei nazionalismi europei, una nuova politica comune fondata sull’equilibrio e l’integrazione dei diversi Stati. Chanoux rielaborerà questa Dichiarazione nel saggio Federalismo e autonomie (pubblicato postumo nell’autunno del 1944 nei “Quaderni dell’Italia libera” del Partito d’Azione), esponendo le ragioni di un’autonomia per le comunità alpine che prevede l’equilibrio tra le funzioni degli organismi sociali minori e quelli dello stato, premessa per la soluzione di «velenosi conflitti di frontiere tra i diversi stati».
Questo disegno innovativo non troverà concretizzazione nel dopoguerra, quando gli Stati europei e l’Italia stessa ripiegarono sul modello di Stato nazionale, ma la componente autonomistica presente nella Carta di Chivasso sarà comunque alla base della costruzione dell’Autonomia regionale della Valle d’Aosta, il cui Statuto (1948) è legge costituzionale dello stato italiano repubblicano democratico sorto dopo la fine del regime fascista e della monarchia.
(re.newsvda.it)

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