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Malasanità: «Mia madre morta di vecchiaia? Vergogna»

Malasanità: «Mia madre morta di vecchiaia? Vergogna»

A sostenerlo sarebbero il consulente tecnico d'ufficio e il perito di parte dell'Usl (che lavorano insieme a Torino); l'urlo di rabbia della figlia di Lisà Jordaney, deceduta dopo mesi di agonia dovuta all'omessa immunoprofilassi antitetanica in ospedale

E’ sdegnata, amareggiata e molto arrabbiata Marina Lale-Murix, figlia di Lisà Jordaney, la signora classe 1930 deceduta il 29 novembre 2013 «dopo 16 mesi di sofferenze e patimenti, ridotta a uno stato vegetativo, completamente paralizzata a letto» a causa «dell’omessa immunoprofilassi antitetanica».
«Finché c’è qualcuno che osa scrivere certe cose, non ci sarà mai giustizia per la morte di mia mamma», sbotta la figlia.
Il riferimento è all’autentica «doccia gelata» arrivata a inizio mese, quando – nell’ambito della causa civile promossa dalla famiglia dell’anziana contro l’Azienda Usl della Valle d’Aosta in Tribunale ad Aosta – sono state depositate le relazioni medico legali dei consulenti di parte e dei consulenti tecnici d’ufficio nominati dal giudice.
«Secondo l’Usl, che si è accodata a quanto scritto dal consulente tecnico d’ufficio, mia madre sarebbe morta non a causa dell’infezione irreversibile da tetano dovuta alle gravi negligenze dei medici che l’hanno visitata prima in Pronto soccorso, poi nel reparto di Ortopedia – racconta ancora Lale-Murix -. Secondo loro mia mamma è deceduta di vecchiaia. Una vergogna anche soltanto a pensare una cosa simile».
Nella foto la figlia di Lisà Jordaney, Marina Lale-Murix, mentre mostra i numerosi incartamenti relativi al calvario patito da sua madre.
Maggiori dettagli sulla vicenda sul numero di Gazzetta Matin in edicola lunedì primo settembre 2014.
(pa.ba.)

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