Nobel per la pace: il premio alla Donna dell’Anno Nadia Murad
ATTUALITA'
di Erika David  
il 05/10/2018

Nobel per la pace: il premio alla Donna dell’Anno Nadia Murad

La giovane yazida nominata era stata premiata dal Consiglio regionale della Valle d'Aosta nel 2016

È andato a Nadia Murad Basee Taha, vincitrice del Premio internazionale La Donna dell’Anno 2016, il Premio Nobel per la pace.

La commissione di cinque persone eletta dal Parlamento norvegese che assegna i riconoscimenti alle persone che si sono distinte in campo umanitario, secondo quando dettò nel suo testamento proprio Alfred Nobel, ha scelto quest’anno la giovane yazia e il ginecologo congolese Denis Mukwege,impegnato nella Repubblica del Congo a sostegno delle vittime di violenze sessuali, «per i loro sforzi per mettere fino all’uso della violenza sessuale come arma in guerre e conflitti armati».

Nadia Murad Basee Taha è una donna irachena, di etnia yazida, che sogna di diventare medico, ma il Daesh (l’autoproclamato Stato Islamico), in un attacco al suo villaggio, stermina la sua famiglia. Catturata e portata a Mosul Taha viene picchiata e violentata, è comprata come schiava del sesso finché riesca a scappare. Decide quindi di impegnarsi in una campagna per sensibilizzare il mondo musulmano affinché respinga il Daesh e condanni i crimini perpetrati in nome dell’Islam. La sua missione umanitaria è convincere la comunità internazionale a riconoscere come genocidio i crimini commessi contro il popolo yazida e le altre minoranze religiose.

Per questo il 12 novembre 2016 la giovane ha vinto il Premio internazionale La Donna dell’Anno25 mila euro destinati alle attività che hanno determinato la candidatura.

Alla neo Premio Nobel vanno le felicitazioni del Consiglio regionale

«L’Assemblea regionale e la Valle d’Aosta hanno avuto l’opportunità di conoscere personalmente Nadia Murad – commenta il presidente Antonio Fosson -, rimanendo profondamente colpiti dalla sua storia e dall’incredibile determinazione con cui era riuscita a fuggire dalle atrocità cui è stata sottoposta.»

«Era stata lei – prosegue Fosson – a diventare “La Donna dell’Anno”, proprio per aver saputo incarnare il valore del cambiamento. Nadia Murad ha continuato a far sentire la propria voce, a testimoniare in tutto il mondo le sofferenze di migliaia di persone.»

(e.d.)

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