Riforma elettorale, ok solo dalla maggioranza: referendum dietro l’angolo
L'aula del Consiglio regionale praticamente deserta al momento della votazione
POLITICA & ECONOMIA
di Alessandro Bianchet  
il 27/02/2025

Riforma elettorale, ok solo dalla maggioranza: referendum dietro l’angolo

La riforma elettorale passa con 19 voti a favore. La maggioranza chiede di togliere di mezzo lo spauracchio referendum, ma Rassemblement si astiene e Forza Italia e Lega disertano l'aula

Riforma elettorale: la legge passa con 19 voti, il referendum confermativo è dietro l’angolo.

Questo l’esito della votazione in Consiglio regionale, dove la maggioranza fa quadrato e fa appello alla responsabilità, chiedendo di togliere di mezzo lo spauracchio del referendum confermativo, che è all’orizzonte.

Le minoranze si oppongono

Fanno muro le minoranze.

Nessun accordo, infatti, arriva con Rassemblement Valdôtain, che si astiene.

Disertano l’aula Forza Italia e Lega Vallée d’Aoste.

Votano contro le 2 consigliere di Pcp, che si esprime in ordine sparso sulla propria proposta di norma di riforma.

Chiara Minelli vota sì mentre Erika Guichardaz si astiene.

Questo, a ricordare come le strade di Rete Civica e Gauche autonomiste, di cui le consigliere sono espressione, si sono divise fin dalle elezioni europee del giugno 2014.

Riforma elettorale: le posizioni

Per Aldo Di Marco (Pla) «si arriva ben oltre l’ultimo minuto. Pla ha preferito procedere all’esame dei testi depositati dai vari schieramenti, piuttosto che presentare una sua proposta, auspicando ampie
convergenze – ha spiegato -. Non è accaduto. La politica è l’arte del compromesso tra passi avanti degli uni e indietro degli altri. La risultante si può attribuire a tutte le forze politiche di maggioranza. La nostra è una soluzione di equilibrio e di sintesi, che risponde alle esigenze degli elettori. Siamo consapevoli che sulla legge incombe il referendum confermativo, ma speriamo che a prevalere sia il buonsenso, così che i valdostani possano votare con la nuova legge».

Paolo Crétier (Fp-Pd) puntualizza.

La riforma sostanziale è rimasta nel cassetto – sottolinea -. Noi progressisti avevamo una proposta ambiziosa, ma l’abbiamo ritirata senza remore per trovare punti di contatto in aula. A volte, in
politica incide la transumanza. In questi momenti bisogna compattarsi, unire le forze. Dobbiamo trovare convergenze o oggi o mai più. In ballo c’è il referendum».

Crétier strizza l’occhio a Stefano Aggravi, che può garantire alla legge 6 voti e portare a 24 il risultato finale.

Aurelio Marguerettaz (UV) tuona.

«Non sono particolarmente contento di intervenire in un’aula semideserta (manca il centrodestra, eccezion fatta per Manfrin ndr) – esclama -.Ogni tanto mi viene l’orticaria a sentire parlare di coerenza in quest’aula. L”elezione diretta del Presidente non fa per la Valle d’Aosta. Tuttavia non è un tabù. In prosepettiva se ne può parlare con tutti. Non credete a chi vi dice che nella prossima legislatura varerà la riforma elettorale nei primi 100 giorni. La politica è trovare degli accordi, fare dei compromessi. La nostra non è una riforma, ma semplicemente il superamento della preferenza unica, elemento comune a tutte le proposte, con l’introduzione della preferenza di genere. L’elettore può scegliere anche 2 donne. Si poteva fare di meglio? Senza dubbio. Ma in zona Cesarini va bene anche un miglioramento
minimo. La clava del referendum porta solo a votare con la vecchia legge».

Fa ammenda il presidente del Consiglio Alberto Bertin.

«Sono reo confesso – ammette -. Sono quello che ha spinto per la preferenza unica, ma voi siete stati complici. L’articolo è stato votato da 34 consiglieri. Le cose cambiano. Non sarò io a mettermi di traverso. Non esiste un sistema perfetto. Voterò la proposta di legge perché forse faciliterà la composizione delle liste e perché introduce la doppia preferenza di genere. Avrei preferito le due preferenze così come l’elezione diretta ma tant’è».

(danila chenal)

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