Rigenerazione area ex Principe di Trieste riparte dal valore condiviso
Roma, 21 gen. (askanews) – A Trieste, il recupero dell’area ex Principe segna il passo di una rigenerazione che punta a mettere al centro le persone, la qualità del lavoro e la crescita del territorio. Un intervento che riguarda 35mila metri quadrati di via Ressel e che si inserisce in una visione più ampia di trasformazione del patrimonio edilizio, con un investimento complessivo di oltre 30 milioni di euro e la previsione di 100 nuovi posti di lavoro.
Il cantiere di Domio – si legge in un comunicato – è ufficialmente partito a ottobre e, dopo la fase di demolizione della struttura esistente, prenderà forma un nuovo complesso destinato a ospitare tutte le realtà afferenti a Edil Group. Il progetto prevede la realizzazione di un ecosistema multifunzionale in cui funzioni produttive, formazione e benessere convivono in un unico spazio, in linea con la vocazione benefit di Edilimpianti Trieste, società del Gruppo che ha scelto di formalizzare il proprio impegno verso persone, ambiente e territorio.
La decisione di procedere con la demolizione della struttura preesistente è stata dettata dalla necessità di creare un complesso capace di rispondere in modo preciso alle esigenze del gruppo e di guardare oltre i confini del panorama locale. Anche le prescrizioni urbanistiche, spesso percepite come vincoli, sono state interpretate come stimoli progettuali, spingendo verso soluzioni più innovative e sostenibili.
Il tema ambientale riveste un ruolo centrale nell’intervento. L’azienda – prosegue la nota – ha scelto di avviare una campagna di frantumazione dei materiali di demolizione, con particolare attenzione al calcestruzzo proveniente da strutture portanti, tramezzature, pavimentazioni e aree esterne. I materiali saranno recuperati e frantumati direttamente in loco per essere riutilizzati come riempimento delle sottofondazioni, riducendo gli sprechi, minimizzando i trasporti e valorizzando quanto già esistente.
Il nuovo complesso ospiterà inoltre un’academy, aree verdi, una mensa aziendale e un asilo riservato ai dipendenti, un elemento particolarmente significativo in una zona in cui questi servizi non sono facilmente accessibili. Spazi e funzioni pensati per accompagnare la crescita del gruppo, ma anche per migliorare la qualità della vita lavorativa.
L’intervento punta alla certificazione LEED – Leadership in Energy and Environmental Design, uno degli standard internazionali più riconosciuti per la valutazione della sostenibilità ambientale degli edifici – alla creazione di una Comunità Energetica Rinnovabile e all’adozione di pratiche di economia circolare nelle demolizioni. Una rigenerazione che non riguarda solo le strutture, ma il modo stesso di immaginare l’impresa come luogo capace di generare valore condiviso e costruire le condizioni per il futuro della comunità.
In questo contesto si inserisce la scelta di intraprendere il percorso di evoluzione in Società Benefit, che ha consentito di formalizzare un impegno già presente nella cultura aziendale, integrando gli obiettivi economici con finalità di impatto positivo sul territorio, sulle persone e sull’ambiente. L’inserimento del principio del beneficio comune nello statuto ha comportato l’adozione di criteri di trasparenza, responsabilità e sostenibilità, oltre all’introduzione, da parte del Consiglio di amministrazione, di una delega specifica alla sostenibilità e alla gestione del budget sociale.
A guidare questo nuovo assetto sono Federica Franchi, responsabile della relazione d’impatto della Società Benefit, ed Elisa Settimo, delegata nel CDA come responsabile sociale d’impresa. “Non ci limiteremo più a perseguire esclusivamente lo sviluppo economico aziendale, ma offriremo un contributo concreto al territorio. Per me è essenziale che le risorse che entrano in azienda vengano reinvestite a favore di realtà sociali di valore. È il momento di assumersi nuove responsabilità, sia verso le realtà interne all’azienda che verso quelle esterne”, ha affermato Elisa Settimo.
