Zootecnia e vino guidano crescita produzione agricola veneta
Roma, 4 feb. (askanews) – Il valore della produzione lorda agricola veneta cresce: nel 2025 ha toccato, complessivamente, gli 8,8 miliardi di euro, +7,1% su quella del 2024, grazie, soprattutto, a zootecnia e produzioni vitivinicole. Ad annunciarlo Regione del Veneto e Veneto Agricoltura che, questa mattina, hanno presentato i dati regionali dell’annata agraria 2025 alla 117esima edizione di Fieragricola. Alla conferenza stampa hanno partecipato l’assessore regionale all’agricoltura, Dario Bond, il direttore di Veneto Agricoltura, Federico Caner e il direttore Economia e Comunicazione di Veneto Agricoltura, Alessandra Liviero.
Il settore zootecnico è quello che ha fornito il maggior contributo all’incremento del valore della produzione agricola (+14,7%): una crescita dettata dall’aumento dei prezzi di mercato, ma anche dalla buona resa di alcuni fiori all’occhiello della zootecnia della regione. Il Veneto ha infatti confermato la propria leadership nazionale nel comparto avicolo (fatturato pari a 1,2 miliardi, +21,8% sul 2024), nella produzione di uova (fatturato di 326 milioni di euro, +10,3%) e di carne cunicola.
Positivi anche settore lattiero-caseario, che, nonostante la contrazione del numero di allevamenti (-3,7%), ha mantenuto i livelli produttivi e accresciuto il proprio fatturato (692 milioni di euro, +14,3%) e carne bovina (fatturato di 690 milioni, +19,9%), mentre la suinicoltura ha evidenziato una riduzione del volume d’affari (-7,3%). Ancora in affanno il comparto ittico, dove venericoltura e pesca ai molluschi bivalve hanno patito le conseguenze dell’invasione di granchio blu e l’anossia causata dalle mucillaggini.
Un impulso rilevante alla produzione agricola è invece giunto dalle coltivazioni legnose (+7,5%), trainate dall’ottima annata vitivinicola: l’ultima vendemmia, con 14,7 milioni di quintali di uva raccolta (+6,8% sul 2024) e una crescita del vino prodotto stimata in 12,4 milioni di ettolitri (+6,5%), ha controbilanciato i cali di valore del comparto frutticolo, in cui le rese produttive ad ettaro sono diminuite per ogni frutto, ad eccezione del kiwi, e in particolare dell’olivicoltura.
Bene le colture industriali: esclusa la soia, hanno mostrato tutte una buona tenuta di prezzo, rimanendo stabili o evidenziando aumenti tra il 5% e il 10%. Per i cereali, male gli autunno-vernini, bene quelli a semina primaverile. Andamento inverso per le colture orticole, che hanno subito una compressione dei risultati economici: i prezzi all’origine, nella scorsa annata, sono calati diffusamente.
Sul versante import-export, nei primi nove mesi del 2025, sono aumentate sia le importazioni (+9,6%) che le esportazioni (+5,1%), ma quest’ultime in maniera più contenuta delle prime (7,8 miliardi di euro contro 8,1 miliardi) e dunque la bilancia commerciale con l’estero fa segnare un deficit di circa 350 milioni di euro. A livello occupazionale, mentre il numero di imprese agricole attive iscritte alla Camere di Commercio è sceso ulteriormente a 56.950 unità (-2,2%) nel periodo gennaio-settembre 2025, l’occupazione complessiva nel settore ha conosciuto un rialzo del 2,7%, toccando quota 60.300 addetti.
