Desertificazione commerciale: ad Aosta perse 102 attività dal 2012 al 2025
I dati del Centro Studi Confcommercio VdA: crollano edicole, abbigliamento e calano anche i bar. Graziano Dominidiato ed Ermanno Bonomi lanciano nuovamente l'allarme e chiedono di intensificare i confronti con le istituzioni
Desertificazione commerciale, ad Aosta continua l’emorragia.
Tra il 2012 e il 2025, secondo la denuncia di Confcommercio, in città hanno chiuso 102 realtà (44 in più rispetto al dato 2023).
Risuona ancora una volta l’allarme desertificazione in casa Fipe Confcommercio Valle d’Aosta, che sulla base degli elaborati dell’Ufficio studi nazionale su dati del Centro studi Tagliacarne, raffigura l’ormai abituale scenario tragico, guidato da edicole (-50%), negozi di abbigliamento (-35,5%), Mobili e ferramenta (-53,3%).
Confcommercio: continua la desertificazione commerciale
Secondo i dati di “Città e demografia d’impresa” di Confcommercio, il trend desertificazione procede senza sosta in tutta Italia.
In particolare, ad Aosta, tra il 2012 e il 2025, nel settore del commercio al dettaglio sono state perse 102 attività (da 474 a 330 imprese complessive tra centro storico e periferia), con una contrazione del 21,5%.
Nel 2023 la perdita si era fermata a 58, segno che nel giro di due anni il saldo è andato ulteriormente in negativo di 44 attività commerciali.
A livello nazionale, il quadro è forse ancor più drammatico, con la scomparsa di 156mila punti vendita del commercio fisso e ambulante nei 122 comuni medio-grandi analizzati.
Aosta, in particolare, si trova al 14° posto assoluto, con il calo maggiore registrato ad Agrigento (-37.5%), davanti ad Ancona e Belluno (35,9% e 35,8%).
Aosta registra un calo del -32,3%.
Entrando nei meandri dei dati sul commercio al dettaglio, il centro storico aostano registra un -31,2% (da 250 a 172 imprese), mentre le aree non centrali perdono il 29,5% (da 224 a 158 attività).
Desertificazione commerciale secondo Confcommercio: i settori più colpiti
L’analisi di Confcommercio sulla desertificazione commerciale evidenzia anche i settori più colpiti.
In particolare, nel centro storico di Aosta, il “primato” spetta alle edicole, passate dal 2012 al 2025 da 8 a 4 (-50%, in linea con il -51,9% nazionale).
Abbigliamento e calzature hanno subito un -35,5% (da 62 a 40; -36,9% a livello nazionale), mentre Mobili e ferramenta sono crollate del -53,3% (da 30 a 14; superiore al -35,9% italiano).
Libri e giocattoli sono crollati del -42,9% (da 21 a 12; oltre il -32,6% nazionale), mentre il commercio ambulante ha subito un -80% (da 5 a 1), segnalando un «fenomeno di particolare gravità» secondo Confcommercio.
I segnali positivi emergono solamente dalle farmacie (+66,7%, da 3 a 5), mentre si mantengono stabili computer e telefonia.
Fipe Confcommercio: alberghiero e ristorazione in trasformazione
Per quanto riguarda alberghi, bar e ristoranti, la ricerca del Centro studi di Confcommercio mostra dati contrastanti.
In particolare, la presenza cresce nel centro centro storico (+20,2%, da 119 a 143 imprese), con una contrazione degli alberghi tradizionali (-33,3%), in parte compensata dal boom delle “altre forme di alloggio” (+200%, da 4 a 12).
Le proposte di Confcommercio
Alla luce dei dati sempre più preoccupanti, Fipe e Confcommercio Valle d’Aosta lanciano anche una serie di proposte, in un contesto in cui, almeno con l’amministrazione del capoluogo, la collaborazione sembra crescere.
In particolare, per il presidente di Confcommercio VdA, Graziano Dominidiato, e per il presidente di Confcommercio Aosta, Ermanno Bonomi, «è tempo di agire con determinazione – spiegano -. Chiediamo alle amministrazioni comunali e regionali di avviare immediatamente un confronto costruttivo per implementare le strategie del progetto ‘Cities’ di Confcommercio, adattandole alle specificità del nostro territorio».
In particolare, le proposte includono:
• Riconoscimento delle imprese di prossimità come attori strategici del governo urbano
• Integrazione tra politiche di sviluppo economico e urbanistica
• Creazione di strumenti di conoscenza per monitorare l’evoluzione del tessuto commerciale
• Disciplina dell’offerta commerciale nelle aree più sensibili del centro storico
• Gestione attiva dei locali sfitti per contrastare il degrado urbano
Il commento di Confcommercio
In chiusura, i vertici di Confcommercio analizzano la situazione.
«Non possiamo abbassare la guardia di fronte a questi numeri – spiega Ermanno Bonomi -. La perdita di 102 negozi in poco più di un decennio rappresenta un impoverimento del tessuto economico e sociale della nostra città, che richiede interventi immediati e condivisi tra tutti gli attori istituzionali. Il commercio di vicinato non è solo economia, è presidio sociale, sicurezza urbana e qualità della vita. Perdere altri negozi significherebbe impoverire irreversibilmente il cuore pulsante della nostra città. È una responsabilità collettiva che non possiamo permetterci di sottovalutare».
«Il settore della ristorazione sta vivendo una profonda trasformazione che non può essere letta solo in chiave numerica – analizza invece Graziano Dominidiato -. L’aumento dei ristoranti (+24,3%) e delle rosticcerie-gelaterie-pasticcerie (+4,5%) nel centro storico dimostra che c’è ancora vitalità imprenditoriale, ma la contrazione dei bar tradizionali (-13,2%) ci preoccupa. Questi dati ci dicono che il modello di ristorazione sta cambiando rapidamente, privilegiando forme più flessibili, ma spesso meno radicate nel territorio. È fondamentale che le istituzioni comprendano che dietro ogni numero c’è un imprenditore, una famiglia, posti di lavoro e un pezzo di identità della nostra città».
(al.bi.)
