Assosalute: allergie respiratorie sempre più diffuse e in anticipo
AskaNews
di Administrator admin  
il 20/03/2026

Assosalute: allergie respiratorie sempre più diffuse e in anticipo

Roma, 20 mar. (askanews) – La primavera, per molti, è sinonimo di clima mite e natura che rifiorisce. Per milioni di italiani, però, segna anche l’inizio della stagione delle allergie respiratorie. Un appuntamento ormai sempre più precoce e prolungato che non rispetta più i calendari tradizionali: l’inizio delle pollinosi è anticipato, la durata si prolunga per diversi mesi e l’intensità dei sintomi delle riniti allergiche stagionali risulta spesso maggiore, con un impatto significativo sulla qualità della vita delle persone allergiche.

Nel 2025, gli esperti hanno registrato la presenza di pollini con un anticipo di circa 45 giorni rispetto al consueto. Questo significa che chi soffre di rinite o congiuntivite allergica deve fare i conti con fastidi che si protraggono per mesi, anche oltre l’estate. Negli ultimi anni, informa una nota di Assosalute (Associazione nazionale farmaci di automedicazione, parte di Federchimica), si è osservato infatti che le stagioni polliniche si sono allungate in modo consistente. Oggi, la presenza di pollini nell’aria può cominciare già a febbraio e protrarsi fino all’autunno inoltrato. Questo significa che chi soffre di allergie deve fare i conti con sintomi che si manifestano per gran parte dell’anno, senza più un periodo di pausa. Alcune piante, come l’ambrosia, sono particolarmente problematiche perché producono grandi quantità di pollini altamente allergenici. Questo prolunga l’esposizione e rende più difficoltoso il controllo dei sintomi. E non è solo una questione di durata ma anche di incidenza: i sintomi delle riniti allergiche stagionali oggi tendono a manifestarsi anche in chi non è mai stato allergico: quasi 1 italiano su 3 – il 28% della popolazione – convive con sintomi allergici significativi. Un dato significativo che diventa allarmante se si pensa che, secondo gli esperti, questa percentuale potrebbe crescere ulteriormente, fino a toccare il 40% entro il 2030.

Quali le cause di questo incremento? L’aumento delle allergie respiratorie è strettamente legato ai cambiamenti ambientali e climatici. Diversi studi scientifici dimostrano, infatti, che il cambiamento climatico e l’inquinamento atmosferico stanno giocando un ruolo sempre più rilevante nell’allargare la platea dei soggetti colpiti dai sintomi delle allergie respiratorie. Le temperature più alte e l’aumento della concentrazione di CO2 stanno infatti alterando i cicli naturali delle piante, favorendo la produzione di pollini in quantità maggiori e anticipando l’inizio della loro diffusione. L’inquinamento atmosferico contribuisce a intensificare gli effetti allergizzanti dei pollini, rendendoli più aggressivi per le vie respiratorie. Inoltre, le polveri sottili e gli agenti inquinanti presenti nelle aree urbane si combinano con i pollini, aumentando il rischio di reazioni allergiche anche in persone che non avevano mai sofferto di questi disturbi in precedenza. Questo spiega perché l’incidenza delle allergie respiratorie è maggiore nelle città rispetto alle aree rurali, dove l’aria è generalmente più pulita.

Le allergie respiratorie possono avere un impatto significativo sulla qualità della vita. I sintomi più comuni, come starnuti frequenti, naso chiuso, prurito e arrossamento oculare, fotofobia e, a volte vere e proprie difficoltà respiratorie, possono interferire con le attività quotidiane di studio e lavoro e interferire con sonno. Ad esempio, chi soffre di rinite allergica potrebbe avere difficoltà a concentrarsi sul lavoro o in classe, a causa del continuo disagio provocato dai sintomi. Questo può tradursi in una riduzione della produttività o nell’incapacità di svolgere al meglio le proprie attività. Inoltre, le allergie non trattate possono peggiorare nel tempo, aumentando il rischio di sviluppare patologie croniche come l’asma.

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