Referendum, a ottobre sogno di Berlusconi, a marzo incubo Meloni
AskaNews
di admin Administrator  
il 23/03/2026

Referendum, a ottobre sogno di Berlusconi, a marzo incubo Meloni

Roma, 23 mar. (askanews) – Da “sogno”, realizzato postumo, di Silvio Berlusconi a incubo inaspettato di Giorgia Meloni. In cinque mesi la riforma della giustizia, bocciata oggi dal referendum, ha percorso questa incredibile parabola. Una parabola che l’ha vista, a ottobre, “promessa” mantenuta di mille comizi dei tempi in cui Silvio Berlusconi, allora dominus del centrodestra, evocava e invocava la separazione delle carriere (senza portarla a casa), e a marzo pietra d’inciampo, a un anno dalle elezioni politiche, dell’attuale governo di centrodestra. Quello a guida Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia.

In questo giro un po’ rocambolesco si sono mischiate, forse anche al di là delle intenzioni, aspettative di “pegni” e omaggi alla figura e all’esperienza politica e personale di Silvio Berlusconi che, nella campagna referendaria, è comparso e scomparso, a seconda delle circostanze, come padre politico della riforma. Era partita con l’omaggio. Il 30 ottobre la ministra per le Riforme Elisabetta Casellati così scriveva sui social: “La riforma della giustizia era una promessa agli italiani, un impegno preciso di Forza Italia verso i suoi elettori, un sogno che porta la firma di Silvio Berlusconi. Oggi è realtà”. Parole a cui, nello stesso giorno, seguivano quelle espresse dal vicepremier e segretario azzurro Antonio Tajani con un video entusiasta (“Oggi è una giornata storica, si realizza il sogno di Silvio Berlusconi”) e qualche velleità profetica: “Non sarà certamente una scelta a favore o contro il governo, decideranno i cittadini sulla riforma”, azzardava.

Poi, nelle ultime settimane, i sondaggi hanno cominciato a segnalare la rimonta del No e il riferimento a Berlusconi è praticamente scomparso dal dibattito. Ieri la presidente di Fininvest Marina Berlusconi, incalzata dai giornalisti al seggio, rispondeva con prudenza: “Una dedica a mio padre? Certo, lo farò domani quando si sapranno gli esiti” e comunque “non è questione di dediche ma di esercitare un voto per poter dare un contributo positivo al futuro di questo paese”.

Oggi, con la vittoria del No – perfino ad Arcore, regno del Cavaliere, i contrari alla riforma costituzionale sono stati il 50,25% – la realtà ha trasformato il “sogno” in un rompicapo per il governo, con qualche punto interrogativo in più per gli azzurri. Secondo un instant poll di Youtrend per Sky Tg24 il Sì è prevalso tra l’85% degli elettori di Fratelli d’Italia, l’82% della Lega, ma solo il 72% di Forza Italia partito che, secondo questa rilevazione, avrebbe la più alta percentuale di astenuti, il 12%, tra le forze politiche di centrodestra. E se, in serata, il ministro Tajani ribadisce che “la riforma della giustizia rimane un tema sul tavolo e non rinunceremo mai ad occuparcene”, qualche commentatore politico ricorda, ironicamente, la “legge del 6”: 2006, 2016 e 2026. Tre referendum costituzionali, tutti e tre persi: “se ne riparla nel 2036”.

[La parabola della riforma della giustizia tra omaggi e ‘pegni’|PN_20260323_00154|in02| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260323_204303_A5C08743.jpg |23/03/2026 20:43:16|Referendum, a ottobre sogno di Berlusconi, a marzo incubo Meloni|Giustizia|Politica]

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