Referendum, Meloni fa conti con sconfitta. “Sarà anno di fibrillazioni”
Roma, 23 mar. (askanews) – Nessuno ci gira attorno. I commenti vanno dal “molto male” al “che botta” con poche sfumature di umore. Che in questo caso è decisamente nero. Il centrodestra ammette che quella subita al referendum sulla giustizia è una sonora sconfitta.
I timori di una debacle avevano cominciato a farsi avanti già ieri sera quando era apparso ormai chiaro che il dato dell’affluenza era talmente fuori dalle previsioni che, al contrario di quanto ci si aspettava all’inizio, non avrebbe favorito il fronte governativo. Anzi. Alla fine il distacco di oltre 7 punti tra il no e il sì – con quasi il 60% di votanti – non può non essere considerato un messaggio politico verso il governo, persino da chi chi per mesi ha sostenuto il contrario.
Giorgia Meloni per tutto il giorno resta lontana da palazzo Chigi, poi nel pomeriggio pubblica sui social un video di 45 secondi registrato in giardino in cui sottolinea che “la sovranità appartiene al popolo” che si è espresso “con chiarezza”, che resta il “rammarico per un’occasione persa di modernizzare l’Italia” ma che il governo andrà comunque “avanti per onorare il mandato che ci è stato affidato”. Insomma, la premier ribadisce a sconfitta ancora calda che non intende dimettersi e che si va avanti provando a completare gli impegni presi con il programma elettorale.
Ma più di chiunque altro, la presidente del Consiglio sa bene che andare avanti come nulla fosse sarà impossibile. “Sarà un anno di campagna elettorale e di fibrillazioni”, ammette un alto dirigente di Fratelli d’Italia. Anche per questo la premier ha sentito nel pomeriggio i suoi alleati e, anche se al momento non sembra in agenda un vertice di maggioranza, il messaggio recapitato ad Antonio Tajani e a Matteo Salvini è quello di cercare di mostrare compattezza. Non intendo vivacchiare, non staremo a palazzo Chigi per galleggiare ma solo se sarà possibile andare avanti a lavorare, l’avvertimento lanciato.
Un primo banco di prova potrebbe essere proprio quello della legge elettorale. L’idea iniziale dei vertici meloniani era quella di avviare l’iter in commissione già domani. E tuttavia la questione sarebbe in queste ore oggetto di un supplemento di riflessione. La batosta referendaria avrebbe infatti rinvigorito i dubbi dei leghisti nei confronti della proposta di legge che abolisce i collegi uninominali, ma anche da Forza Italia in queste ore si predica una certa prudenza, almeno sulla tempistica. Come sia, da palazzo Chigi l’intenzione che filtra è comunque quella di portare avanti il progetto di riforma del sistema di voto, tanto più che il premierato ha ancora meno chance di vedere la luce. Peraltro, si osserva in ambienti di via della Scrofa, a questo punto la sinistra potrebbe essere interessata a un meccanismo che eviti il pareggio, come accadrebbe quasi certamente con la legge attuale.
Ma è in generale la navigazione dei prossimi mesi a impensierire Giorgia Meloni. La guerra, si ragiona a palazzo Chigi, ha certamente influito perché il quadro internazionale complesso favorisce alla fine la difesa dello status quo. Ma c’è anche chi in privato ammette che forse la presa di distanza tiepida e tardiva rispetto a Donald Trump ha avuto il suo peso. E poi c’è anche la convinzione che l’esito referendario possa ringalluzzire certa magistratura che peraltro per Meloni già da mesi lavora esplicitamente per frenare il lavoro dell’esecutivo, soprattutto su temi come sicurezza e immigrazione.
Si attendono i prossimi giorni anche per valutare e analizzare i flussi dei voti e intanto si ragiona su quella cospicua fetta di elettori non previsti che in questa occasione sono usciti dall’area dell’astensione cronica proprio per esprimere un voto “contro” il governo. Ci sono un po’ di nodi che dovranno venire al pettine, tra questi proprio uno che riguarda da vicino il ministero della Giustizia. Forse già domani la presidente del Consiglio potrebbe incontrare il sottosegretario Andrea Delmastro che tanto imbarazzo ha creato alla premier con la vicenda della famosa società con la figlia di Mauro Caroccia, condannato poi per reati di mafia nell’ambito di una indagine sul clan camorristico Senese. Finora Meloni gli ha coperto le spalle pur ammettendo una certa “leggerezza”, ma non è escluso che la situazione cambi. Soprattutto nel caso che dovesse essere lo stesso esponente di Fdi a presentarsi con le dimissioni in mano.
