Hiroshima domani ricorda 81 anni dalla bomba atomica
Roma, 5 ago. (askanews) – Hiroshima si prepara a fermarsi domani mattina, nell’istante esatto in cui, 81 anni fa, la prima bomba atomica impiegata in guerra esplose sopra la città. La cerimonia commemorativa comincerà alle 8 nel Parco memoriale della Pace e si concluderà alle 8.50. Alle 8.15, accompagnato dai rintocchi della Campana della pace, sarà osservato un minuto di silenzio per le vittime dell’attacco del 6 agosto 1945.
Il programma prevede la deposizione nel cenotafio dei nuovi volumi del registro dei morti, le offerte floreali, la Dichiarazione di pace del sindaco Kazumi Matsui, la liberazione delle colombe e l’impegno per la pace pronunciato da due rappresentanti dei bambini di Hiroshima. Per il pubblico sono stati predisposti circa 7.000 posti nel parco e altri 2.200 al coperto nel Centro internazionale congressi, dove la commemorazione sarà trasmessa in diretta.
Sono attesi rappresentanti di 127 Paesi e territori, oltre all’Unione europea, il numero più alto mai registrato. Tra gli invitati figurano inoltre il segretario generale delle Nazioni unite Antonio Guterres, il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica Rafael Mariano Grossi, il segretario esecutivo dell’organizzazione incaricata di preparare l’entrata in vigore del Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari e rappresentanti di 15 agenzie specializzate delle Nazioni unite.
La Dichiarazione di pace sarà segnata dal deterioramento della situazione internazionale. Il sindaco intende denunciare il rischio che l’impiego delle armi nucleari torni a essere considerato una possibilità concreta e sollecitare un cambiamento delle politiche fondate sulla deterrenza. Il testo farà riferimento al comportamento delle grandi potenze, al mancato accordo nella Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare e al pericolo che il mondo finisca per produrre una ‘terza Hiroshima o Nagasaki’. Un’attenzione particolare sarà rivolta ai giovani, chiamati a conoscere la realtà del bombardamento e a trasformare la memoria in iniziativa politica e civile.
Le commemorazioni proseguiranno per tutta la giornata. Nel Centro internazionale congressi e nel Museo memoriale della Pace si svolgerà ‘Il cuore di Hiroshima nel mondo 2026’, con testimonianze dirette dei sopravvissuti, incontri in giapponese e in inglese, una mostra dei dipinti sulla bomba realizzati dagli studenti, laboratori sulle gru di carta e una rappresentazione teatrale dedicata all’esperienza atomica. Sarà presentato anche un progetto congiunto degli studenti di Hiroshima e Nagasaki.
Dalle 18 alle 21 migliaia di lanterne di carta con messaggi per la pace saranno affidate alle acque del fiume Motoyasu, davanti alla Cupola della bomba atomica. L’iniziativa ricorda le persone che, ustionate e assetate, cercarono sollievo nei fiumi della città e vi morirono. I messaggi inviati online saranno proiettati anche su schermi e installazioni nel centro di Hiroshima. Alle 18.45 la Hiroshima Symphony Orchestra terrà inoltre il tradizionale concerto ‘Serata della pace’, dedicato alle vittime e all’abolizione delle armi nucleari.
L’omaggio alle vittime coreane
La vigilia è stata aperta oggi, 5 agosto, dalla commemorazione delle vittime coreane della bomba atomica. Davanti al monumento loro dedicato nel Parco della Pace si è svolta la 57ma cerimonia annuale, alla quale ha partecipato anche un sottosegretario generale delle Nazioni unite. Nel monumento è stato deposto un registro con i nomi di 2.826 persone morte nell’esplosione o successivamente per le conseguenze dell’esposizione.
La presenza coreana è una delle componenti a lungo rimaste ai margini della memoria di Hiroshima. La Corea era allora una colonia dell’Impero giapponese e nella città si trovavano militari, lavoratori forzati, studenti mobilitati e civili coreani, alcuni trasferiti con la forza e altri giunti in Giappone in cerca di lavoro. Le valutazioni sul numero dei morti divergono sensibilmente, anche per la distruzione dei registri e per il ritorno nella penisola coreana di molti sopravvissuti. Il monumento, costruito nel 1970 e trasferito all’interno del Parco della Pace soltanto nel 1999, ricorda esplicitamente anche la discriminazione subita dai coreani sopravvissuti.
Il 9 agosto Nagasaki
Tre giorni dopo Hiroshima, domenica 9 agosto, sarà Nagasaki a ricordare il secondo e ultimo impiego di un’arma atomica in guerra. La cerimonia è programmata dalle 10.45 alle 11.45 davanti alla Statua della pace. Alle 11.02, l’ora dell’esplosione del 1945, sarà osservato il minuto di silenzio e il sindaco Shiro Suzuki leggerà la Dichiarazione di pace della città.
Sul programma pesa però l’avvicinamento del tifone 13. Il Comune ha confermato per ora la cerimonia nel Parco della Pace, ma ha predisposto il trasferimento al centro congressi Dejima Messe qualora le condizioni meteorologiche rendessero impossibile l’appuntamento all’aperto. La decisione definitiva dovrà essere annunciata entro la sera di domani, 6 agosto.
Anche la dichiarazione di Nagasaki metterà al centro l’aggravarsi del rischio nucleare, la critica alla deterrenza e le richieste rivolte al governo giapponese perché assuma un ruolo più incisivo nel disarmo. Durante la preparazione del documento alcuni componenti della commissione hanno chiesto di indicare espressamente i Paesi dotati di armi nucleari responsabili di aggressioni e operazioni militari contro altri Stati.
Tra le iniziative collaterali figurano una mostra fotografica sugli 81 anni trascorsi dal bombardamento, incontri con i testimoni e con coloro che ne tramandano i racconti, l’apertura prolungata dei musei e dei principali siti atomici e l’ingresso gratuito, il 9 agosto, al Museo della bomba atomica e al Museo memoriale Takashi Nagai. In serata sono previsti una processione per la pace dalla cattedrale di Urakami al Parco della Pace e il lancio delle lanterne sul fiume Urakami.
Quarantatré secondi che cambiarono il mondo
Alle prime ore del 6 agosto 1945 il bombardiere B-29 Enola Gay decollò dall’isola di Tinian, nelle Marianne, con a bordo ‘Little Boy’. Era una bomba all’uranio 235 con un meccanismo detto ‘a cannone’: una massa di uranio veniva proiettata contro un’altra per raggiungere la condizione necessaria a innescare la reazione nucleare. A differenza della bomba al plutonio sperimentata il 16 luglio nel test Trinity, nel deserto del Nuovo Messico, il modello destinato a Hiroshima non era mai stato provato in un’esplosione completa. La sua potenza è stata successivamente calcolata in circa 15 chilotoni, equivalenti a 15.000 tonnellate di tritolo.
Hiroshima era una città di circa 350.000 abitanti, sede di importanti comandi militari, depositi e industrie belliche, ma era anche un centro urbano densamente popolato da civili. Non era stata ancora devastata dai bombardamenti incendiari che avevano distrutto gran parte delle altre grandi città giapponesi. La conformazione pianeggiante e l’estensione dell’area urbana consentivano inoltre di misurare con maggiore precisione gli effetti della nuova arma. Secondo la ricostruzione proposta dal Comune di Hiroshima, nella decisione statunitense pesarono sia la volontà di provocare rapidamente la resa giapponese sia considerazioni strategiche legate all’imminente ingresso dell’Unione sovietica nella guerra contro il Giappone.
Alle 8.15 e 17 secondi l’Enola Gay sganciò la bomba. ‘Little Boy’ cadde per 43 secondi e detonò a circa 600 metri di altezza, quasi direttamente sopra l’ospedale Shima, nel centro della città. L’esplosione liberò contemporaneamente un lampo termico, radiazioni e un’onda d’urto. Nel punto sottostante la temperatura raggiunse alcune migliaia di gradi; persone e materiali combustibili presero fuoco, gli edifici furono schiacciati o spazzati via e gli incendi, propagandosi, si unirono in una tempesta di fuoco.
Decine di migliaia di persone morirono sul colpo o nelle prime ore. Molti erano bambini e adolescenti mobilitati per demolire edifici e creare fasce tagliafuoco. Altri erano lavoratori, impiegati, militari, prigionieri di guerra statunitensi e persone provenienti dalla Corea, dalla Cina e da altri territori asiatici occupati dal Giappone. Il Comune di Hiroshima stima che entro la fine del 1945 i morti fossero circa 140.000, con un margine di incertezza di 10.000 persone.
Chi non fu ucciso dall’esplosione dovette affrontare ustioni profonde, ferite prodotte dalle macerie e dai vetri, sete, incendi e il collasso quasi completo delle strutture sanitarie. Nei giorni successivi comparvero sintomi allora poco compresi: perdita dei capelli, emorragie, febbre, infezioni e morte improvvisa. Anche soccorritori e familiari entrati in città dopo l’esplosione furono esposti alle radiazioni residue. La cosiddetta ‘pioggia nera’, carica di fuliggine e materiali radioattivi, cadde su una parte dell’area urbana e delle zone circostanti.
Gli effetti non terminarono nel 1945. Negli anni e nei decenni successivi aumentarono leucemie e alcuni tipi di tumore, mentre molti hibakusha, i sopravvissuti alle bombe atomiche, subirono discriminazioni nel lavoro e nel matrimonio per il timore, privo di fondamento, che le conseguenze delle radiazioni fossero contagiose o inevitabilmente ereditarie.
Il 9 agosto, mentre l’Unione sovietica entrava in guerra contro il Giappone e invadeva la Manciuria occupata, gli Stati uniti sganciarono su Nagasaki ‘Fat Man’, una bomba al plutonio basata sul sistema a implosione. L’obiettivo principale della missione era Kokura, ma la copertura nuvolosa e il fumo portarono l’equipaggio a dirigersi verso l’obiettivo alternativo. La bomba esplose alle 11.02 sopra la valle industriale di Urakami. Circa 70.000 persone morirono entro la fine dell’anno.
L’imperatore Hirohito annunciò il 15 agosto l’accettazione della Dichiarazione di Potsdam; la resa formale fu firmata il 2 settembre. Resta ancora aperto il confronto storico sul peso relativo delle due bombe, dell’intervento sovietico, del blocco e dei bombardamenti convenzionali nella decisione giapponese. Per i sostenitori della scelta statunitense, le bombe abbreviarono la guerra ed evitarono un’invasione del Giappone; per i critici, un Paese già gravemente indebolito avrebbe potuto essere indotto alla resa senza distruggere due città con armi nucleari.
Al di là della controversia, Hiroshima e Nagasaki restano gli unici due luoghi nei quali armi nucleari siano state usate in guerra. Le cerimonie del 6 e del 9 agosto non ricordano soltanto i morti del 1945: rinnovano, in un contesto internazionale nel quale la minaccia atomica è tornata nel linguaggio politico e militare, l’avvertimento consegnato dai sopravvissuti alle generazioni successive.
