Una strategia transfrontaliera per l’alloggio dei lavoratori stagionali
L'Unité Valdigne e la Vallée de l'Arve uniscono le forze con il progetto Parcours+ Saison per trovare soluzioni condivise tra pubblico e privati per l'alloggio degli stagionali
Non basta offrire un lavoro per convincere qualcuno a trasferirsi in montagna. Serve anche un posto in cui vivere, possibilmente a costi sostenibili e con servizi adeguati. È attorno a questa consapevolezza che Valdigne e Valle dell’Arve hanno avviato un percorso comune per affrontare una delle criticità più pressanti del mercato del lavoro turistico: trovare un alloggio ai lavoratori stagionali.
Il tema è stato al centro dell’incontro transfrontaliero Valle dell’Arve e Valdigne: una strategia transfrontaliera per l’alloggio dei lavoratori stagionali, che si è svolto mercoledì 28 ottobre a Courmayeur, nell’ambito del progetto europeo Parcours+ Saison, finanziato dal programma Interreg Italia-Francia Alcotra 2021-2027.
Una questione particolarmente sentita in Valle d’Aosta, dove più di un contratto su due nel settore turistico è stagionale e, secondo un’indagine regionale sul comparto alberghiero, oltre la metà dei lavoratori trova sistemazione in strutture messe a disposizione dal datore di lavoro.
Un progetto da 2,15 milioni di euro
Avviato nel 2025 e della durata di tre anni, “Saison – Strategie per accelerare l’integrazione dei lavoratori stagionali” mette insieme la Communauté de Communes Cluses Arve et Montagnes, capofila del progetto, la Chambre valdôtaine des entreprises et des activités libérales e l’Unité des Communes valdôtaines Valdigne-Mont-Blanc.
Il budget complessivo è di circa 2,15 milioni di euro, finanziati per l’80% dal Fondo europeo di sviluppo regionale. All’Unité Valdigne-Mont-Blanc sono destinati circa 380 mila euro.
Tre gli assi di intervento: analizzare i bisogni e le condizioni dei lavoratori, sperimentare soluzioni concrete attraverso due casi pilota e costruire un sistema stabile di confronto tra i territori, con la creazione di un Osservatorio transfrontaliero sull’alloggio stagionale.
Sul versante francese è prevista la riqualificazione di un’area a Cluses, mentre in Valdigne si punta a individuare un edificio pubblico da destinare a residenza per i lavoratori, attraverso un modello di gestione condiviso tra pubblico e privati.
«Il Monte Bianco non è un confine, ma un territorio che condivide le stesse sfide. Con Saison vogliamo passare dall’emergenza di ogni stagione a una strategia comune, basata su dati affidabili e su soluzioni condivise con le imprese e il territorio», ha sottolineato il vicepresidente dell’Unité Valdigne-Mont-Blanc, Federico Barzagli, intervenuto insieme a Elena Vesan, componente della Giunta della Chambre valdôtaine.
Il vice presidente dell’Unité Valdigne Mont-Blanc esindaco di Morgex, Federico Barzagli
Gli studi e il confronto con le imprese
L’incontro ha permesso di fare il punto sulle ricerche avviate, i cui primi risultati sono attesi nel corso del 2027. Il professor Patrik Vesan, dell’Università della Valle d’Aosta, ha illustrato lo studio sulla domanda di lavoro stagionale in Valdigne. Marina Cariello e Federica Maffei hanno presentato l’indagine sui bisogni, le aspettative e i servizi richiesti dai lavoratori, mentre il professor Dario Elia Tosi, dell’Istituto universitario di studi europei, si occuperà del confronto tra la normativa italiana e quella francese.
La Fondazione Courmayeur Mont-Blanc, attraverso l’Osservatorio sul sistema montagna Laurent Ferrett» e in collaborazione con il Politecnico di Torino, curerà invece il censimento degli edifici pubblici potenzialmente utilizzabili come alloggi, con il contributo del professor Roberto Dini, e un’analisi economica dei costi legati al mancato intervento, affidata alla professoressa Diana Rolando.
Spazio anche alle testimonianze degli operatori nella tavola rotonda moderata da Chantal Pasquettaz, coordinatrice del progetto per l’Unité. Al confronto hanno partecipato Luigi Fosson, presidente Adava, Edoardo Melgara per Confcommercio Valle d’Aosta, Federica Bieller, presidente delle Funivie Monte Bianco, Roberto Bianco, direttore di Coldiretti Valle d’Aosta, Marco Trevisan, dirigente della struttura regionale Strutture ricettive e commercio, e Arnaud Debruyne, direttore generale dei servizi della Communauté de Communes Cluses Arve et Montagnes.
Dal dibattito è emersa la necessità di superare una gestione dell’emergenza che si ripete a ogni cambio di stagione. La disponibilità di un alloggio rappresenta infatti un fattore determinante per fidelizzare i lavoratori e non disperdere le competenze maturate negli anni, ma da sola non basta. Per rendere attrattivi i territori montani servono anche trasporti efficienti, opportunità per il tempo libero, servizi per le famiglie e presidi di prossimità.
Tra le ipotesi emerse, la possibilità di mettere in comune le strutture abitative tra imprese di settori con stagionalità differenti, così da garantirne l’utilizzo durante tutto l’anno. Un percorso che richiede la disponibilità delle aziende a collaborare e un accordo chiaro con gli enti pubblici.
La Regione ha illustrato, in particolare, le opportunità previste dalla legge regionale 16/2025 per il riuso di edifici esistenti destinati all’alloggio del personale, con disposizioni attuative approvate lo scorso maggio.
I prossimi passi
A chiudere i lavori è stata Claudia Carnevali, dirigente dell’Area Regolazione del mercato, promozione e servizi digitali della Chambre valdôtaine, che ha approfondito le prospettive dell’Osservatorio transfrontaliero e di un modello di gestione condiviso.
Nei prossimi mesi il progetto entrerà nella fase operativa: saranno completati gli studi, individuato l’edificio pubblico in Valdigne da destinare alla sperimentazione e predisposto un business plan per definire il modello di gestione pubblico-privato. Parallelamente prenderà forma il gruppo di lavoro dell’Osservatorio, con il coinvolgimento di imprese, lavoratori e operatori attraverso questionari e momenti di confronto.
L’obiettivo è trasformare una criticità che si ripresenta ogni estate e ogni inverno in una strategia strutturale, capace di rendere la montagna non soltanto un luogo in cui lavorare per qualche mese, ma un territorio in cui sia concretamente possibile vivere.
(er.da.)
