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Screening per i tumori femminili al palo per colpa dell’Usl

A bloccare il programma è la vicenda finita nel mirino della Corte dei Conti legata al massiccio ricorso alla libera professione a favore dell'azienda Usl

A bloccare il programma è la vicenda finita nel mirino della Corte dei Conti legata al massiccio ricorso alla libera professione a favore dell'azienda Usl

A bloccare il programma di screening per i tumori femminili è la vicenda finita nel mirino della Corte dei Conti legata alla libera professione a favore dell’azienda Usl. Alcuni medici, che praticavano la LPA, superavano la retribuzione base di 100.000 euro e in un caso addirittura di 200.000 euro. Tanto che la Corte ha sollevato dubbi di legittimità. Lo ha spiegato il presidente Augusto Rollandin rispondendo al capogruppo di Alpe Patrizia Morelli. Il capo dell’esecutivo ha aggiunto che l’Usl sta cercando personale qualificato per mantenere l’alto standard del servizio.
«Il ritardo nella pianificazione e nell’esecuzione per il 2013, se ne auspica la ripresa entro il mese di aprile 2013, è una diretta conseguenza delle scelte degli scorsi anni in merito alla LPA, che è stata utilizzata in modo non conforme, mentre sarebbe stato necessario dare per tempo risposte strutturali alle esigenze e ai programmi consolidati. È grave che le conseguenze di queste scelte mancate si ripercuotano sui cittadini, come oggi avviene per gli screening per i tumori femminili: ora è oltremodo urgente prendere tutte le decisioni per normalizzare questa situazione».

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