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Gli albergatori valdostani, francesi e svizzeri in campo per combattere la disoccupazione giovanile

Gli albergatori valdostani, francesi e svizzeri in campo per combattere la disoccupazione giovanile

Nell'incontro transfrontaliero di oggi al Milleluci di Aosta si è parlato anche del problema delle prenotazioni on line attraverso i siti specializzati

L’unione fa la forza! E’ questo il fil rouge che ha animato all’Hotel Milleluci di Aosta il secondo incontro tra i vertici (di precedente e nuova nomina) Silvana Perucca e Alessandro Cavalieri dell’ADAVA (associazione degli albergatori della Valle d’Aosta) e i corrispettivi transfrontalieri Roger Machet (presidente degli albergatori savoiardi) e Philippe Thumer (presidente dell’associazione romande – nella foto i quattro durante l’incontro aostano).
Tra i temi affrontati la questione delle prenotazioni on line attraverso siti specializzati che stanno diventando il soggetto forte delle prenotazioni stesse a discapito spesso degli albergatori. «Questi siti sono utili per farsi conoscere, soprattutto per le piccole strutture – spiega Cavalieri – ma non possono diventare l’unico strumento». «Non solo – aggiunge Machet -, non possono essere i gestori dei siti a fare il bello e il cattivo tempo sulle commissioni da percepire o quant’altro, dobbiamo fare qualcosa».
All’incontro si è parlato anche di lavoro. Con Roberto Viquèry, coordinatore del dipartimento delle politiche del lavoro e della formazione della Valle d’Aosta, sono state messe le basi per una collaborazione fattiva per dare l’opportunità a giovani valdostani di andare a lavorare nel settore alberghiero nelle vicine regione alpine. «Anche noi in Francia abbiamo una disoccupazione giovanile piuttosto alta, 25% – racconta Machet -, ma nel settore alberghiero le professionalità mancano, in tutta la Savoia impieghiamo persone di fuori regione di molte unità, e quindi si, abbiamo necessità di personale qualificato, che voglia imparare il francese e sia disposto a lavorare con stagionalità, ne riparleremo certamente in un tavolo dedicato».
(simonetta padalino)

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