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Legalità, il tenente colonnello Di Vita: «scardineremo la mafia»

Legalità, il tenente colonnello Di Vita: «scardineremo la mafia»

Ospiti di Libera Valle d'Aosta, Simona e Nando Dalla Chiesa hanno ricordato la dirittura morale del Generale ucciso da Cosa Nostra 31 anni fa

«La mafia non è solo il pascolo palermitano; è sull’accumulazione primitiva del capitale mafioso che bisogna lavorare». Del policentrismo della mafia – attraverso le parole del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa – si è parlato oggi in tarda mattinata, alla Cittadella dei Giovani dove Libera Valle d’Aosta ha invitato i ragazzi delle scuole superiori e dove hanno parlato Simona e Nando Dalla Chiesa, figli del Generale dell’Arma ucciso in un agguato di Cosa Nostra il 3 settembre 1982, 100 giorni dopo il suo incarico a Prefetto di Palermo.
Marika Demaria, referente di Libera Valle d’Aosta si è impegnata perchè l’anno sociale di Libera sia dedicato al Generale Dalla Chiesa (lo scorso anno fu dedicato al magistrato Bruno Caccia, anch’egli ucciso dalla mafia, ndr) e ha ricordato le parole del vice sindaco di Aosta Alberto Follien, pronunciate poco prima, quando la via Carlo Alberto Dalla Chiesa è stata ufficialmente intitolata, «questa non è una strada come le altre, è una strada che deve farci riflettere, ogni volta che la percorriamo». Innanzi alla platea di studenti delle scuole superiori, l’insegnante Donatella Corti ha letto un estratto del discorso che il Generale Dalla Chiesa fece ai giovani dell’Istituto Gonzaga di Palermo dove li esortava «a vivere la vita, la cosa più bella che potete fare là fuori è vivere la vita, senza adagiarvi, la vita è fatta di lotta, comprese rinunce, amarezze e sacrifici». Alcuni studenti hanno letto i brani di un’intervista rilasciata a Giorgio Bocca per il quotidiano La Repubblica, giusto un mese prima della strage di via Carini, dove morirono anche la moglie del Generale Emanuela Setti Carraro e l’agente della scorta Domenico Russo. Marika Demaria ha poi letto un commovente passaggio del figlio Nando dove si parla dell’anello «con la corona, l’aquila, la stella a cinque punte» e dell’orologio sporchi di sangue (che fu poi lavato dalla moglie Emilia, ndr) che gli furono consegnati dopo l’assassinio del padre, quell’anello importante, un po’ pomposo, lontano dal gusto estetico personale ma diventato per tutta la famiglia simbolo del Generale e della sua dirittura morale.

E’ stata anche proiettata l’intervista che il Generale Dalla Chiesa rilasciò a Enzo Biagi dove il Generale ricorda la sua «simpatia per i giovani perchè sono puliti, per i loro occhi trasparenti».
Sul grande schermo sono poi passati i ricordi dei nipoti e poi l’attentato, le esequie, con il feretro del Generale avvolto nel Tricolore.
Commovente e carico di pathos è stato l’intervento del tenente colonnello Di Vita, cadetto nei giorni in cui il Generale Dalla Chiesa lasciò l’Arma per diventare prefetto di Palermo.
«Per me il Generale Dalla Chiesa è stato un mito – ha detto prima di commuoversi. Il messaggio del Generale Dalla Chiesa, così come quello portato avanti dai magistrati Falcone e Borsellino è fortemente legato allo Stato; chi occupa posti pubblici lo fa per servire il cittadino, non per farsi servire. Lo Stato non è un’entità astrusa; è una questione di diritti e di doveri e in primis, è un fatto di coscienza. Io sono sicuro che ce la faremo, che riusciremo a scardinare la mafia, quando noi dell’Arma saremo nel territorio, non sul territorio, proprio come lo è la mafia». Parole di stima e di affetto per il Generale Dalla Chiesa sono state espresse anche dal tenente colonnello Massimiliano Rocco che dallo scorso luglio è a capo del Gruppo Carabinieri di Aosta; «nelle nostre caserme ci sono due foto, simbolo di grandi uomini dell’Arma e sono quelle di Salvo D’Acquisto e di Carlo Alberto Dalla Chiesa».
Un ricordo speciale del Generale è giunto anche dal luogotenente Romano Romano, decano dei carabinieri in Valle d’Aosta che fece parte del Nucleo antiterrorismo e che ha ricordato come il Generale Dalla Chiesa «è nel cuore di tutti gli italiani per bene».
Infine, gli interventi dei figli del Generale, Simona e Nando che hanno ricordato «il senso dello Stato coniugato al senso della famiglia»; «comandare significa dare l’esempio; senza l’esempio si chiama sopraffazione» – ha ricordato queste parole del Generale la figlia Simona. «Di passi avanti ne sono stati fatti – ha commentato Nando Dalla Chiesa – ma le parole spese da mio padre, trent’anni fa, nonostante il tempo trascorso – non hanno il segno del tempo; mi piacerebbe poterne parlare al passato ma non è così. Mio padre diceva che la vita è lotta, fatica e lo diceva agli studenti dell’istituto Gonzaga di Palermo; la nostra fatica oggi è per la democrazia che verrà».
«Un Paese che non ha memoria è un Paese che non ha futuro – ha commentato il primo cittadino di Aosta Bruno Giordano – il ricordo non serve solo per commuoversi».
Nella foto, da sinistra, il tenente colonnello Massimiliano Rocco, Marika Demaria, referente di Libera Valle d’Aosta e il tenente colonnello Guido Di Vita.
(cinzia timpano)

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