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Consiglio Valle: due risoluzioni contro il malcostume in politica, nessuna passa

Consiglio Valle: due risoluzioni contro il malcostume in politica, nessuna passa

Sul voto di scambio lesivo della dignità degli elettori valdostani due ore di dibattito ma non passa né il documento di maggioranza, disguido tecnico, né quello di minoranza, astensione compatta della maggioranza

Alla ripresa dei lavori in Consiglio Valle è fumata nera per la risoluzione condivisa sulla «censura al voto di scambio e atteggiamenti affini» e arriva una risoluzione a firma Union valdôtaine-Stella Alpina che, colpo di scena, non passa – questione di numero legale – e si infuria il presidente Augusto Rollandin. Il tiro mancino – inconsapevole – è della minoranza: non partecipa al voto ma resta in aula e vanifica i 17 voti a favore. Li avrebbe comunque vanificati uscendo dall’aula: l’unica strada percorribile è l’astensione o il voto contrario. Respinta quella di minoranza: due ore di dibattito per un nulla di fatto.
Il capogruppo dell’Union valdôtaine Ego Perron aveva spiegato così la decisione: «Informalmente un tentativo di formulazione univoca non à andata a buon fine solo per questioni di forma e non di contenuti». La contesa è nel capoverso «ricordato che alle elezioni regionali del 2013, per poche centinaia di voti, la compagine di maggioranza ha evitato il ballottaggio, che avrebbe potuto determinare un esito elettorale diverso». Da stralciare per la maggioranza – sottoscriverlo sarebbe come auto-delegittimarsi – da mantenere per la minoranza. Spiega Perron: «Noi presentiamo una risoluzione che attenua le premesse. Manteniamo il giudizio morale sulla vicenda e la parte più importante e saliente è analoga e va in parallelo con la vostra risoluzione sulla quale ci asterremo». Così nelle premesse: «Preso atto delle notizie sul presunto acquisto di voti da parte di un candidato alle elezioni regionali nella lista dell’Union valdôtaine; tenuto conto che in merito vi è un procedimento in corso e fatta salva la presunzione di non colpevolezza; ritenuto che tali pratiche illegittime e antidemocratiche. Così nell’impegnativa: il Consiglio regionale della Valle d’Aosta «esprime preoccupazione per i fatti di cui in premessa e censura l’adozione di metodi e atteggiamenti lesivi della libertà di scelta e della dignità degli elettori valdostani.
Nello Fabbri (Uvp) nella replica aveva parlato di «situazione veramente imbarazzante ; si tratta sempre di volere cambiare un po’ la forma. Nella stesura ci siamo tenuti a valutazioni estremamente equilibrati e non intendiamo modificarla». Roberto Cognetta (M5S) sulle remore aveva concesso: «Capisco il problema che ha evidenziato Perron. Non sappiamo quale terzina fosse di Perrin». Fa due calcoli e prosegue: «Si possono controllare i voti persona per persona. Questo atteggiamento di non voler riconoscere il problema del controllo del voto è fare come gli struzzi. E’ vero che le preferenze si comprano e ci sarebbero modalità di scrutinio diverse per evitare il controllo dei voti. Le persone fuori ne trarranno le conseguenze».
Accorato l’intervento di Vincenzo Grojean. «E’ triste dover parlare di un tale evento in Consiglio.. In ogni altroo Paese il signore di Torgnon si sarebbe dimesso subito. E vi parla uno che è stato espulso dall’Union perché alle comunali del 2010 non ero allineato con il movimento. In questa risoluzione ci sono solo fatti evidenti. Ma avete una coscienza?».
(danila chenal)

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