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Le imprese bussano alle porte della politica per ripartire

Toc-toc. Le associazioni economiche della Valle d’Aosta bussano alle porte della politica, presentando sette punti per far ripartire il Sistema Valle d’Aosta, colpito duto sia dalla crisi che dall’immobilismo di questi ultimi mesi a causa della crisi in Regione.
Da Confindistria fino a Rete Imprese, passando per Federcoop e Fédération des copérartives, tutti manifestano il perdurare per le imprese valdostane (soprattutto le piccole)della difficoltà di accesso al credito e chiedono, pertanto, di istituire un fondo di garanzia rotativo. Passano poi al lancio di quindici proposte che, se attuate, migliorerebbero l’occupabilità. Per favorire l’occupazione giovanile propongono un percorso di avvicinamento alla pensione per i lavoratori pensionabili, sostituiti da giovani con contratto di apprendistato.
Scontata la richiesta di sburocratizzare, le associazioni chiedono un miglior utilizzo delle risorse con destinazione basate sull’effettivo ritorno sul Pil.
Non da meno l’indicazione di una riforma dell’università, per la quale bisognerebbe perseguire una specializzazione estrema, legata al territorio.
Punti condivisibili, utili ad aiutare un sistema economico valdostano giunto quasi al collasso, anche perché troppo legato al pubblico. Un pubblico che oggi non ha praticamente più risorse e le poche che ha deve necessariamente distribuirle a quelle imprese capaci di generare lavoro e ricchezza per i valdostani.
Siamo di fronte a un cambio epocale, al quale le imprese si stanno piano piano adeguando non senza grandi e dolorosi sacrifici. Il problema è che per troppo anni sono stati stanziati con estrema facilità contributi e aiuti, per poi di colpo eliminarli. Imprese e cittadini e politica, purtroppo, non erano pronti a questo cambiamento epocale.

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