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Corte dei Conti: i figli di Alberto Cerise vogliono il vitalizio e ricorrono in Appello

Corte dei Conti: i figli di Alberto Cerise vogliono il vitalizio e ricorrono in Appello

Dopo che nell'udienza del 10 aprile scorso il giudice monocratico Paolo Cominelli rigettò la loro richiesta di erogazione dell'assegno da 598.211 euro

I figli dell’ex presidente del Consiglio regionale, Alberto Cerise, deceduto l’11 settembre del 2012, i fratelli Chantal e Bruno Cerise, hanno impugnato in Appello il provvedimento assunto il 10 aprile scorso dal giudice monocratico della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Valle d’Aosta, Paolo Cominelli, con cui si dispose il rigetto del ricorso teso a richiedere l’erogazione dell’assegno vitalizio da 598.211 euro.
Secondo il giudice monocratico – che in primo grado accolse di fatto la posizione della Regione, costituitasi in giudizio tramite l’avvocato Carlo Emanuele Gallo di Torino (che in Appello sarà affiancato dall’avvocato Alberto Romano) – il consigliere Alberto Cerise al momento del decesso non aveva acquisito il diritto all’assegno vitalizio, e di conseguenza alcun titolo possono avere i suoi figli nel richiederne l’erogazione in qualità di eredi.
In Valle d’Aosta, essendo «una Regione a statuto speciale, è presente un’apposita legge regionale che regola l’istituto delle dimissioni di un consigliere regionale, dimissioni che devono essere accettate dal Consiglio per fare scattare l’acquisizione del diritto all’assegno vitalizio – aveva spiegato l’avvocato Gallo nell’udienza del 10 aprile scorso -. In questo caso le dimissioni vennero presentate dal consigliere Cerise, che morì in data 11 settembre, il 4 settembre, ovvero prima della convocazione del primo Consiglio regionale utile alla presa d’atto delle sue dimissioni (il Consiglio regionale fu convocato il 19 settembre 2012, ndr)».
«La legge regionale in materia contiene incongruenze e irragionevolezze – aveva invece sostenuto il legale dei fratelli Cerise, l’avvocato Stefano Battini di Roma -. Le dimissioni del consigliere Alberto Cerise sono da intendersi immediatamente efficaci, dal momento in cui le ha presentate, anche perché se così non fosse si creerebbe una diversità di trattamento tra un consigliere che cessa il proprio mandato per morte e chi cessa il mandato per qualsiasi altra causa».
E ancora: «Se si decidesse di non erogare l’assegno vitalizio agli eredi del consigliere Cerise, questa somma non verrebbe comunque destinata a servizi sul territorio a favore dei cittadini», aveva poi puntualizzato l’avvocato Battini.
«La cifra andrebbe comunque a favore, seppur indirettamente, di tutta la collettività – aveva a sua volta replicato l’avvocato Gallo – perché andrebbe a finanziare altri assegni vitalizi, evitando così un ulteriore impegno di risorse pubbliche».
Insomma, il braccio di ferro tra Regione ed eredi dell’ex presidente del Consiglio regionale si sposterà ora da Aosta a Roma.
(pa.ba.)

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