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Traforo del Gran San Bernardo senza presidio alla frontiera

Traforo del Gran San Bernardo senza presidio alla frontiera

Dopo lo smantellamento del punto fisso doganale all'imbocco del tunnel, perplessità per l'attuale impossibilità di controllare i veicoli in transito sul raccordo, se non durante appositi «controlli a spot»

Una «delocalizzazione dei servizi» che, nonostante sia stata attuata a decorrere dal primo agosto scorso, sembra aver già sollevato più di una perplessità, stando almeno ai numerosi cittadini (e anche a qualche addetto ai lavori) che in queste settimane ci hanno segnalato la circostanza.
Stiamo parlando del trasferimento del punto fisso di controllo doganale posto al Traforo del Gran San Bernardo, al confine tra Italia e Svizzera, che da due mesi è stato spostato dall’imbocco del tunnel ai locali di proprietà della società Sitrasb Spa presenti direttamente a St-Rhémy-en-Bosses, in prossimità dei vecchi caselli di frazione Pradumaz Falcoz.
Insomma, i controlli congiunti di Agenzia delle Dogane e Guardia di Finanza dal primo agosto sono stati anticipati di qualche chilometro. Già, ma mentre all’imbocco del Traforo automobili e autoarticolati erano di fatto obbligati a fermarsi, permettendo «controlli sistematici alla frontiera 24 ore su 24», nella nuova «localizzazione dei servizi» non è più così, in quanto alcuna area deputata al controllo dei veicoli in transito (e dei loro occupanti) è stata a oggi individuata (è presente soltanto la corsia preferenziale per il ‘Tax Free’).
Nella foto la nuova area doganale individuata a St-Rhémy-en-Bosses.
Maggiori dettagli sul numero di Gazzetta Matin in edicola lunedì 29 settembre 2014.
(pa.ba.)

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