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Giustizia: scattata dalla Valle d’Aosta la protesta nazionale dei magistrati onorari

Giustizia: scattata dalla Valle d’Aosta la protesta nazionale dei magistrati onorari

In vista dello sciopero in programma dal 20 al 24 ottobre, giudici e vice procuratori onorari lanciano il loro monito al Governo: «Senza di noi il sistema giustizia potrebbe crollare, chiediamo soltanto omogeneità di trattamento»

«Senza di noi il sistema giustizia potrebbe crollare». E’ il monito lanciato congiuntamente da Paola Cordero e Giuseppe De Filippo, due degli undici magistrati onorari attualmente in servizio presso il Tribunale e la Procura della Repubblica di Aosta.
«La magistratura onoraria venne concepita nel 1998 con l’obiettivo di smaltire i fascicoli arretrati presenti in pressoché tutti i palazzi di giustizia italiani, il fatto è che ormai il nostro ruolo è divenuto insostituibile nell’ambito della gestione del sistema giustizia in Italia», puntualizza il dottor De Filippo, che qualche settimana fa – insieme ai suoi altri colleghi in servizio ad Aosta – «abbiamo dato vita a un movimento nazionale che ha ormai toccato numerose regioni italiane», in attesa dello sciopero nazionale dei got (giudice onorario di tribunale) e dei vpo (vice procuratore onorario) in programma dal 20 al 24 ottobre.
Alla base delle rivendicazioni di questa categoria della magistratura, formata nella maggior parte dei casi «da avvocati, visto che con le sole indennità per gli incarichi onorari non si può certo vivere», ci sono principalmente la permanenza in servizio degli attuali magistrati onorari, che al momento stanno completando gli organici dei magistrati togati assunti tramite concorso; l’adeguamento economico delle indennità, «considerato che, a oggi, un got o un vpo percepisce 98 euro lordi a udienza, ovvero a giornata, sia che si celebri un solo giudizio sia che ne si celebrino 60»; l’introduzione della previdenza, considerato che «al momento lo Stato non ci versa alcun contributo: chi ce li ha è perché attualmente li versa in proprio tramite la cassa previdenziale degli avvocati».
Insomma, il punto di rottura tra magistratura onoraria e Governo è giunto il 12 settembre scorso, quando «ci siamo resi conto dell’infruttuosità dei tavoli tecnici avuti col ministro Orlando», che in tale occasione «in qualche modo ha ritrattato quanto da lui stesso affermato nei tavoli tecnici convocati nel mese di giugno».
E’ da un simile contesto che, dalla Valle d’Aosta e dal Piemonte, ha mosso i primi passi il movimento nazionale che riunisce una parte consistente dei magistrati onorari italiani, nei confronti dei quali una recente sentenza del giudice del lavoro del Tribunale di Torino ha riconosciuto il diritto a vedere versati i contributi previdenziali da parte dello Stato.
«Secondo gli ultimi intendimenti, il Governo vorrebbe riconoscerci tre mandati da quattro anni ciascuno e poi tutti a casa, mentre per l’adeguamento economico delle indennità tutto sembra dipendere dal reperimento delle coperture necessarie», hanno affermato Paola Cordero e Giuseppe De Filippo, che hanno aggiunto: «Sulla previdenza non sappiamo nulla, e comunque, se mai ci verrà concessa, dovrà rientrare all’interno dell’indennità».
«Siamo i precari della giustizia», hanno commentato ancora i portavoce dei magistrati onorari in servizio ad Aosta, che hanno concluso: «Chiediamo soltanto omogeneità di trattamento», facendo (anche) riferimento ai 139 milioni di euro stanziati dallo Stato per il funzionamento dei giudici di pace contro «i soli 39 milioni» stanziati per il funzionamento della magistratura onoraria.
In Valle d’Aosta sono attualmente in servizio i got Paola Cordero, Giuseppe De Filippo, Simona Modolo e Paolo Romagnoli e i vpo Sara Pezzetto, Cinzia Virota, Ilaria Contenti, Franco Moschino, Maria Grazia Strambi Ferrini, Gianfranco Torre ed Edmondo Givone.
In foto Giuseppe De Filippo e Paola Cordero.
(pa.ba.)

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