POLITICA & ECONOMIA
di news il
05/02/2015

Ecole en langues VdA, fallimento politico

Il rinvio/fallimento del progetto Ecole en langues VdA ha il suo caprio espiatorio: la sovrintente agli studi. Infatti, a pagare per tutti è Giovanna Sampietro, colei che fin dalle prime battute, insieme all’allora assessore Joel Farcoz, si diceva scettica sull’attivazione, almeno in tempi brevi. Sovrintendente e Regione hanno così risolto conselsualmente il rapporto. L’assessore Emily Rini un paio di settimane fa puntò il dito contro la Sampietro, rea secondo lei di non aver convocato la conferenza di servizio, che sarebbe servita per confrontarsi con i docenti sul progetto della scuola plurilingue. Conferenza o no, la sovrintendente che è una figura che per definizione di scuola ne capisce, si espresse chiaramente contro a un’accelerazione dell’attivazione del progetto. I motivi sono diversi, in primis quello che i docenti valdostani non sono sufficientemente qualificati, soprattutto per quanto riguarda la lingua inglese. In secondo luogo, i fondi stanziati – appena 50 mila euro – sono insufficienti per poter avviare una formazione adeguata agli insegnanti.
L’assessore Rini pare non abbia voluto sentir ragioni ed è andata avanti a testa bassa, come se l’attivazione immediata di questo progetto fosse una sua vittoria personale, di quelle da mettere in bacheca come trofeo. Nessun trofeo, perché il progetto è naufragato in un batter baleno.

Grande la delusione di tanti genitori che come me hanno seguito la nascita del progetto, consapevoli che il francese – lingua ormai morta come la nostra – non sia sufficiente per dare una chance futura ai nostri figli. Abbiamo creduto nell’iniziativa; ci siamo anche illusi che potesse andare in porto, anche con mille difficoltà iniziali; prendiamo atto del fallimento, che è tutto politico, perché la sovrintedente può tranquillamente difendersi dicendo “io l’avevo detto”. Mi auguro che l’assessore, la quale non ha capito che il mondo della scuola è un monolite che trova compattezza ogni volta che si parla di eventuali nuovi doveri e non di crescenti diritti, abbia il buon gusto di rassegnare le dimissioni. Ma sono certo che questo non avverrà.

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