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Ferrovia, un lettore risponde a lettera Erik Clusaz

Gentile direttore,
ho avuto modo di prendere visione di una lettera indirizzata al giornale on line che Lei dirige, relativa alla riunione sul futuro della ferrovia Aosta-Pré St. Didier tenutasi lo scorso 14 dicembre nel salone polivalente di Arvier. Vorrei esprimere solo alcune considerazioni in merito ai commenti e alle osservazioni riportati nella lettera, a firma di Erik Clusaz che, insieme al fratello Vanni, gestisce in Arvier una ditta di autotrasporti (SIC!).
In primo luogo definire “dibattito” quello a cui si è assistito mi sembra una parola grossa, a cominciare proprio dall’incipit dell’assessore Marguerettaz che ha esordito quella sera con un “nessuno pensi che io sai qui per cambiare idea o pensi di farmela cambiare!”. Questa chiusura a prescindere non è infatti sfuggita alla consigliera Morelli che nel suo intervento ha definito il dibattito come “castrato”.
Il lettore Clusaz poi si lamenta che tra il pubblico siano successivamente intervenute solo persone a favore del mantenimento del servizio (io invece mi ricordo che è intervenuto anche suo fratello, anche se con argomentazioni assai generali e non così dettagliate come quelle espresse poi nella lettera). Imputa questa carenza di rappresentanza nel dibattito del partito dei “no ferrovia” ad una mancanza di tempo o a causa di imbarazzo.
Vorrei rassicurare tutti che il tempo c’era (io per esempio me ne sono andato dopo oltre due ore, quando ho focalizzato che il “dibattito” era contro un muro) e non c’erano body guard all’ingresso della sala a respingere i partigiani dei tagli. Quanto all’imbarazzo, inteso come difficoltà ad esprimersi e a metterci la faccia di fronte all’assessore regionale e a quasi tutti i consiglieri del partito di maggioranza che aveva patrocinato la serata… beh, posso dire che anche a me è venuto il mal di pancia, ma fa parte del vivere democratico e del diritto di dissentire su delle scelte che si ritengono sbagliate. Certo, a non star zitti in questa piccola regione si corre il rischio di venire attaccati sul piano personale (cosa che l’assessore Marguerettaz nella sua replica ha puntualmente fatto), ma vedrò di farmene una ragione, consapevole che quella sera tante persone la pensavano come me, visti gli applausi che ho ricevuto.
Sempre Clusaz prosegue elencando alcuni dei mali che opprimerebbero i partigiani del “no ferrovia”: attese ai passaggi a livello, vincoli di ordine urbanistico, servitù ed oneri imposti dalla presenza della ferrovia; esplodendo poi in un crescendo economico-trasportistico dove gli investimenti concessi alla Aosta-Prè St. Didier porterebbero alla rovina la Valle d’Aosta. Purtroppo per Clusaz, quelli che per lui ed altri sono dei mali, fanno parte delle regole del civile convivere; come cittadino devo accettare di avere delle limitazioni al mio libero arbitrio e ai miei interessi personali, per il fatto di vivere in una società. Sono cose che insegnano alle elementari. Del resto non sono così sicuro che anche abolendo i passaggi a livello la velocità del traffico automobilistico ormai congestionato, magari in coda dietro a un mezzo della ditta Clusaz, ne trarrebbe un gran giovamento.
Inviterei pertanto a lasciar stare il povero Martin Luther King e a non tirargli la giacchetta, estrapolando dai suoi discorsi auliche frasi. Qui non si tratta di prevaricare gli uni sugli altri, né di farsi la cosìddetta “guerra fra poveri” per decidere se mantenere o no un servizio pubblico. Si tratta di essere consapevoli che la ferrovia Aosta-Prè St. Didier è un patrimonio che ci è stato lasciato dalle generazioni che ci hanno preceduto, che è stato lasciato coscientemente cadere in questo stato di abbandono per decenni da una politica dei trasporti miope e che dobbiamo unirci tutti quanti, al di là di atteggiamenti gretti e meschini, affinché chi di dovere cambi indirizzo e torni a reinvestire su di essa, trasformandola in un’opportunità di rilancio economico di cui la Valle d’Aosta ha tanto bisogno.
Cordiali saluti.
Franco Bonetto
(Sarre)

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