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Consiglio Aosta: «Lavoratori vessati e controlli a orologeria»

Consiglio Aosta: «Lavoratori vessati e controlli a orologeria»

Respinta la mozione delle minoranze (pur con il voto di Caminiti) che chiedeva una presa di posizione sui controlli effettuati alla Leone Rosso dopo la presenza delle operatrici durante la seduta consigliare dedicata al bando anziani

«Questo vuol dire vessare inutilmente persone che vedono il proprio lavoro messo a rischio». Bastano le parole di Carola Carpinello (Altra VdA) a riassumere il clima che, venerdì mattina in consiglio comunale, ha portato al respingimento di una mozione presentata dalla minoranza e finita poi in un nulla di fatto, nonostante il voto favorevole di Vincenzo Caminiti (tornato a «parlare come Caminiti, non come gruppo UV» dopo la lunga giornata di giovedì), che non è bastato a superare le 15 astensioni del resto della maggioranza. Al centro del contendere, l’avvio del procedimento formale del Comune, nei confronti dell’affidatario del servizio anziani, in seguito all’esito di due sopralluoghi, nei quali sarebbero stati considerati come violazioni contrattuali la presenza in bacheca dei fogli per la raccolta firme per chiedere la revoca del bando anziani, nonché la contestazione «mossa per la presenza in tribuna, in consiglio comunale, di una lavoratrice della cooperativa (due in realtà, ma una non ha mai voluto esporsi pubblicamente ndr.) regolarmente dotata di permesso». Con queste premesse, le minoranze chiedevano alla Giunta la verifica di quali fossero effettivamente le violazioni emerse, ma soprattutto di prendere le distanze dal comportamento degli Uffici.

La battaglia verbale

«Il procedimento di contestazione è stato fatto al gestore e non ai dipendenti – ribatte piccato il sindaco Fulvio Centoz -. Riportare la presenza di una persona in Consiglio serviva per contestualizzare e capire se il servizio di prossimità fosse coperto in quella giornata. Chi ha un appalto con il Comune è assimilato, nella gestione del personale, a quella dei dipendenti pubblici e noi dobbiamo verificare che il servizio funzioni. Con cinquanta operatrici presenti qui, il segretario generale sarebbe stato passibile di controlli in caso di mancate verifiche». E per quanto riguarda le contestazioni relative alla presenza nelle bacheche dei fogli per la raccolta firme, Centoz continua, dicendo che «spetta alla cooperativa garantire diritti sindacali, ma con modalità non pregiudizievoli dell’articolo 16 del contratto: “Inadempimenti e cause di risoluzione”. Il codice di comportamento prevede l’astensione da conflitti di interesse e sappiamo bene che ci sono dipendenti che sono anche consiglieri comunali e membri di direttivi politici (il riferimento a Marco Gheller non è per nulla velato ndr.). Ora vedremo se le contestazioni porteranno a una sanzione, ma ribadisco che nessuno ce l’ha con le dipendenti: se volete ricamare fate pure».

Minoranze all’attacco

Subito è partito il fuoco di fila delle minoranze, guidato da Carola Carpinello (Altra VdA) che ritiene strana la realizzazione di controlli «giusto in prossimità del consiglio incriminato – esclama -. Siamo su una china pericolosa». Patrizia Pradelli (M5S) parla di atteggiamento vergognoso quello di «vessare persone preoccupate per il proprio lavoro». Manfrin (Lega) denuncia «il clima intimidatorio, nei confronti di lavoratori che hanno avuto l’ardire di partecipare a una seduta pubblica di consiglio, preoccupati per il proprio lavoro. Inoltre, si fanno ispezioni solo dopo il consiglio, peraltro denunciando assenza di personale, anche se di dipendenti ne erano presenti parecchi: la libertà non vale solo quando fa comodo a tutti, ma anche quando dà fastidio». «Ma i controlli avvengono solo quando il sindaco guarda la tv e individua visi noti al Tg3 – esclama Etienne Andrione (GMM) – o casualmente solo mentre si discute in Consiglio di argomenti tesi? Andremo a fondo». «E’ semplicemente lo stile imperante di questa Regione, il sindaco ne è divenuto solamente un attore – rincara la dose Luca Lotto (M5S) -. Tirare in mezzo lavoratori con nomi e cognomi è una rappresaglia verso l’anello pià debole della catena». Nicoletta Spelgatti (Lega) parla di «regime, in cui il controllo è totale, peccato che sia sposato da un partito che dovrebbe difendere i più deboli». Anche Vincenzo Caminiti parla di «atto discriminatorio» e aggiunge che i controlli «andavano fatti strada facendo, cosa vi aspettavate, di trovare anziani abbandonati coi pantaloni sporchi?». Sul conflitto di interessi arrivano invece le bordate di Loris Sartore (Alpe): «Dove sta il conflitto se un cittadino appartiene a un movimento politico e difende i propri interessi»? Rincara Andrione: «Capisco che la vostra collera vi spingerebbe a mandare i controlli a Gheller – conclude -, ma Leone Rosso avrà lo scalpo del sindaco se continuerete a comportarvi in questo modo».

(al.bi.)

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