Stalking: vigile urbano patteggia la pena e torna in libertà
CRONACA
di news il
21/12/2016

Stalking: vigile urbano patteggia la pena e torna in libertà

Arrestato il 5 agosto scorso e trasferito alla casa circondariale di Brissogne, per poi essere posto agli arresti domiciliari da metà settembre su disposizione del gip del Tribunale di Aosta, Davide Paladino, questa mattina l’agente scelto di Polizia locale di Courmayeur, Andrea Agostino, 44 anni, ha patteggiato 16 mesi di reclusione (pena sospesa) davanti al giudice Marco Tornatore, venendo rimesso in libertà.Nei confronti di Agostino, la Procura della Repubblica di Aosta aveva chiesto il giudizio immediato, nell’ambito del quale stamane è stata accettata la richiesta di patteggiamento avanzata dal nuovo legale dell’imputato, l’avvocato Corrado Bellora, una volta formalizzato l’accordo sul risarcimento da riconoscere alle parti civili, ovvero l’ex moglie e il suo attuale compagno, assistiti dall’avvocato Federico Fornoni.«Esprimo soddisfazione in quanto, a fronte di una vicenda complessa e dai risvolti anche gravi, nella quale peraltro sono subentrato in corsa, il mio assistito è stato rimesso in libertà, posto nelle condizioni di rifarsi una vita», spiega l’avvocato Bellora, che nell’udienza di questa mattina – nel caso in cui l’accusa non avesse accettato il patteggiamento della pena – aveva chiesto in subordine il processo con rito abbreviato.I termini della vicendaAndrea Agostino – sospeso dal servizio e con stipendio dimezzato dal 23 agosto scorso, a seguito del provvedimento cautelare adottato dal segretario comunale di Courmayeur – era stato arrestato dai carabinieri per fatti commessi a Courmayeur tra i mesi di marzo e agosto.Era accusato di stalking per aver molestato l’ex moglie «con continue telefonate, messaggi, pedinamenti, violente scenate, pesanti ingiurie e gravi minacce di morte anche tramite Facebook, esprimendo valutazioni positive sui gravi atti di aggressione e di morte riportati dalla cronaca e perpetrati nei confronti delle donne».Inoltre secondo l’accusa – rappresentata in aula dal sostituto procuratore Luca Ceccanti – l’aveva colpita «in una occasione con uno schiaffo, inseguendo e bloccando con la propria autovettura» la stessa ex moglie e il suo attuale compagno, insieme in auto, sferrando successivamente a lui «pugni e calci».In un’altra occasione aveva danneggiato la sua vettura, «successivamente aggredendolo e provocandogli lesioni».All’ex moglie, con una telefonata, aveva quindi detto che «non avrebbe dovuto rigare la macchina, ma darle fuoco» con il compagno «dentro, e che avrebbe rovinato la vita a tutti e due».Ritenendo che l’ex moglie fosse nell’abitazione del nuovo compagno, in un’altra circostanza aveva minacciato quest’ultimo «con un coltello a serramanico e affermando ‘Se non ti ammazzo io, ti faccio ammazzare… Sei un uomo morto… Se fossimo stati in Calabria saresti già posto in un blocco di cemento o con la gola tagliata’».Con queste azioni, sempre secondo l’accusa, avrebbe provocato nell’ex moglie e nel suo attuale compagno «un perdurante e grave stato di ansia e di paura, nonché un fondato timore per l’incolumità propria, ovvero della persona legata da relazione affettiva, e li costringeva ad alterare le proprie abitudini di vita», ovvero i tipici elementi oggettivi che integrano il reato di atti persecutori.(pa.ba.)

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