Mouv: onestà, coerenza e libertà di voto per cambiare la Valle
POLITICA & ECONOMIA
di Danila Chenal  
il 17/05/2018

Mouv: onestà, coerenza e libertà di voto per cambiare la Valle

Il Movimento ha ribadito nel comizio di chiusura basta al malaffare ha invitato i valdostani a rialzarsi

Onestà, coerenza e libertà di voto sono state le parole attorno alle quali è ruotato il comizio di chiusura della campagna elettorale di Mouv’. La serata di ieri, mercoledì 16 maggio, al théâtre de la Ville di Aosta è scivolata via tra jazz, poesia, prosa, presentazione dei candidati e interventi del coordinatore Mauro Caniggia Nicolotti e di Luciano Caveri .

Onestà e coerenza

Le parole d’ordine restano onestà e coerenza per «dire basta al malaffare, al clientelismo e alla visione miope che hanno affossato noi valdostani» ha esordito Caniggia e ha spronato la platea, al completo, «a rialzarsi e reagire. Non c’è più il controllo del voto, siamo liberi dai sistemi della vecchia politica».

Pletora di big

Nicolotti si è poi scagliato contro «la pletora di big che viene a dire ai valdostani come votare, riempiendosi la bocca della parola autonomia, quando non sanno neppure cosa è la Valle d’Aosta. Questi signori quando servono soldi per la nostra autonomia, non si vedono mai, vengono solo a chiedere voti. Noi sappiamo come votare».

Guardare avanti

A chiudere Il discorso di Caveri che ha esordito: «la Valle d’Aosta dovrebbe sentirsi in lutto per le vicende emerse in questi giorni (l’inchiesta che sta coinvolgendo l’ex presidente Auguto Rollandin). Che ci fosse malaffare e autoritarismo lo diciamo da anni e, oggi, con rammarico, possiamo dire che avevamo ragione a batterci contro il sistema».

Poi apre una valigia dalla quale comincia a estrarre oggetti: la grolla e la coppa dell’amicizia che «sono simboli di fraternità e lealtà», lo Statuto speciale, una girandola per ricordare «l’importanza dell’acqua e il no alla quotazione in borsa della Cva», la fontina e una bottiglia di vino per ribadire «il valore dell’agricoltura», la bussola «per guardare avanti».

Ha poi estratto la bandiera valdostana. «Il nostro non è un nazionalismo cattivo e trovo il successo della Lega inspiegabile – ha detto – per me è incomprensibile che ci siano persone che vengono dalla tradizione autonomista che decidono di andare a braccetto con Casapound». E, infine, quella europea: «dobbiamo avere un’idea ben chiara di cosa è capitato al nostro Paese e di cosa capiterebbe, se non ci fosse l’Europa».
(danila chenal)

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