No alcol, no droga. no ludopatia: la Valle d’Aosta studia campagne di sensibilizzazione nelle scuole
ATTUALITA'
di Luca Mercanti  
il 20/05/2019

No alcol, no droga. no ludopatia: la Valle d’Aosta studia campagne di sensibilizzazione nelle scuole

Valle d'Aosta: No alcol, no, droga, no ludopatia e poco social: la Valle d'Aosta studia delle campagne di sensibilizzazione tra i giovani. La novità della Peer education

No alcol, no droga, no ludopatia e poco social: una serie di campagne di prevenzione nelle scuole della Valle d’Aosta per contrastare le dipendenze. E’ l’iniziativa della Regione Valle d’Aosta, anticipata a newsvda.it l’assessore regionale alla Sanità, Mauro Baccega, analizzando il 16°° rapporto Osservasalute 2018 che vede la Valle d’Aosta confermare il primato nazionale di consumo di alcol.

Le campagne

Si chiameranno “No alcol“, “No droga“, “Poco social” e “No ludopatia” le campagne di sensibilizzazione tra i giovani valdostani studiate dagli assessorati alla Sanità e all’Istruzione della Valle d’Aosta.

«In passato ho seguito il mondo dei giovani e mi rendo conto che lo “sballo” parte proprio dalla bevanda alcolica – spiega l’assessore Baccega -. Bisogna far capire che bere dà dei brevi momenti di euforia, ma poi fa veramente molto male. La Sanità Pubblica di questo sta patendo non poco. Lavoreremo in partnership con la collega Certan (assessore regionale all’Istruzione, ndr), in questo senso nel mondo delle scuole avviando una serie di campagne di sensibilizzazione “No Alcol”, “No Droga” “Poco Social”in termini di computer e “No ludopatia”. Queste sono le campagne che vedrà l’assessorato impegnato nei prossimi mesi. Abbiamo già fatto due riunioni nei giorni scorsi, quando saremo pronti daremo tutti i dettagli».

Prevenzione: la Peer Education

«Ci sono nuovi strumenti di prevenzione come la Peer Education ovvero educare dei coetanei ad educare a loro volta i propri compagni – spiega la dottoressa Anna Beoni,direttore del Dipartimento di salute mentale -. Quindi non una lezione frontale fatta da un adulto, bensì una prevenzione spiegata da dei coetanei, in modo che ci sia anche un’identificazione. L’adolescente si identifica molto con la figura che ha di fronte. Il ragazzo che riesce a bere grosse quantità di alcol e che riesce ad assumere alte dosi di stupefacenti per l’adolescente, diventa un mito. Bisogna scardinare questo aspetto del mito. Quindi preparare il giovane che a sua volta fa prevenzione sui coetanei oppure preparare gli insegnati a fare prevenzione. Noi che facciamo prevenzione non dovremmo avere un contatto diretto con i ragazzi ma al massimo dovremmo preparare gli insegnati. Questo sarebbe più efficace. Perchè gli insegnanti stanno con i ragazzi tutto l’anno quindi si instaura un rapporto di fiducia e di conoscenza».

(angela marrelli)

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