Coronavirus: sanità, «personale troppo esposto e dpi insufficienti»
ATTUALITA'
di Alessandro Bianchet  
il 14/03/2020

Coronavirus: sanità, «personale troppo esposto e dpi insufficienti»

I sindacati denunciano la situazione dei dipendenti del comparto, anche alla luce della mancanza di mascherine e camici

Personale troppo esposto e necessità di dispositivi di protezioni individuali più efficienti. Questo l’allarme lanciato dai sindacati della sanità per difendere il personale in prima linea nella lotta all’emergenza Coronavirus.

Fornitura inaduegata

Alla luce anche della scarsità di camici e mascherine in ospedale, Fp Cgil, Cisl fp, Nursing up, Savt Santé e Uil fpl alzano la voce ed evidenziano come «il personale sanitario ribadisce che, in questo momento di emergenza, la fornitura dei DPI (dispositivi di protezione individuali) risulta difficoltosa, inadeguata e insufficiente».

Il problema, secondo i sindacati, è che «la protezione del personale si ripercuote anche sulla protezione dell’utente ricoverato: il personale è la risorsa più importante che abbiamo».

Le sigle sindacali, insomma, richiedono anche una «formazione adeguata e puntuale» e una migliore organizzazione, visto che quella aziendale «è riferita carente» e le «comunicazioni interne ai dipartimenti e alle strutture ospedaliere sono frenetiche e di difficile comprensione».

Team di comunicazione

Fp Cgil, Cisl fp, Nursing up, Savt Santé e Uil fpl pretendono l’istituzione di «un team di comunicazione, che gestisca le direttive da seguire, informi in maniera schematica e in tempo reale tutti i dipendenti».

Sottolineato il disaccordo con le disposizioni relative a «operatori sanitari entrati in contatto con pazienti positivi», i sindacati chiedono «la quarantena» e la disposizione del «tampone di controllo», perché «la sola sorveglianza sanitaria», come l’attendere «lo sviluppo della sintomatologia per interrompere l’ attività lavorativa» non sono sufficienti.

«Serve – concludono i sindacati – un tavolo di confronto urgente con i vertici dell’azienda Ausl, cui a oggi non abbiamo avuto risposta».

(al.bi.)

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