Fase 2: ciclisti indisciplinati, il j’accuse di Stefano Dodaro
ATTUALITA'
di Danila Chenal  
il 13/05/2020

Fase 2: ciclisti indisciplinati, il j’accuse di Stefano Dodaro

Il giovane presidente del Cicli Benato, alza la voce contro i comportamenti di tanti appassionati delle due ruote

Fase 2. Ciclisti indisciplinati, il j’accuse di Stefano Dodaro. Il grido di allarme è forte e, questa volta, fa ancora più rumore, perché arriva dall’interno. Il 28enne, presidente del Cicli Benato, alza la voce contro i comportamenti di tanti appassionati delle due ruote.

Il j’accuse

Tuona Dodaro. «Non ci sto a far passare il mio sport come quello che non ha rispetto delle norme e degli altri. Da sempre il ciclismo lotta contro alcuni pregiudizi, ma oggi siamo noi stessi a confermare che siamo stupidi e non abbiamo capito che non siamo professionisti che devono allenarsi per forza». E’ allarmato il giovane presidente di ciò che ha visto sulla pista ciclo-pedonale VéloDoire.

Il fatto che a parlare non sia uno “sceriffo da divano” o un“leone da tastiera” non può che amplificare il messaggio.

Ciclabile come via dello shopping milanese

«Posso capire che tutti abbiamo bisogno di libertà. Da lunedì a sabato sono uscito quattro volte in bici, ma l’ho fatto in solitudine o, meglio, quella era la mia intenzione. La ciclabile sembrava la via dello shopping di Milano nel periodo dei saldi: c’era chi voleva fare una passeggiata o un giro in bici da solo, ma si vedevano anche gruppetti di persone di qualsiasi età, tutte vicine e senza alcuna precauzione. Tra uno slalom e un rischio di collisione mi sono chiesto: perché dobbiamo sempre fare il contrario di quello che ci viene detto? Non capisco cosa non sia chiaro di quello che si può o non si può fare».

L’amaro sfogo

L’amarezza di Dodaro è cresciuta nel primo giorno del fine settimana. «Sabato mattina (9 maggio ndr) era il giorno, passatemi il termine, dell’apertura delle gabbie, perché avevamo tutti, io per primo, voglia di uscire a pedalare  sulle nostre strade.  Ed è giusto che fosse così, ma ognuno avrebbe dovuto farlo in solitaria o rispettandole distanze di sicurezza che, ricordo, la federciclismo ha ampliato a un massimo di venti metri. Tutto questo per evitare nuovi contagi da persone asintomatiche, visto che l’emergenza legata al Covid-19 non è finita e c’è il rischio di tornare indietro. Nel mio tragitto, che mi ha portato in alta Valle, però, mi sono imbattuto in diversi gruppi che viaggiavano tutti insieme, tenendo un comportamento in violazione delle normative vigenti e non rispettoso di chi ha fatto e sta facendo sacrifici per far uscire il mondo dalla pandemia.

Colpevole menefreghismo

Purtroppo la Valle è piccola, tutti ci conosciamo ed è chiaro che in diversi si erano dati appuntamento per fare un giro insieme come se nulla fosse successo, come se non ci fossero più limitazioni alla circolazione. Ci sono liberi professionisti, commercianti, imprenditori che non stanno ancora guadagnando un euro e noi di questa cosa ce ne stiamo fregando. Il mondo del ciclismo è una grande famiglia e tutti dovremmo aiutarci a vicenda. L’unico aiuto possibile in questo momento è fare attenzione a quello che facciamo,uscendo in solitaria. Quando ci allacciamo scarpette e casco, prima di partire, pensiamo a quanto siamo fortunati a poter praticare il nostro sport, non facciamo pentire quelli che ci hanno dato questa opportunità. Le parole d’ordine devono essere uscite in solitaria e distanziamento sociale. Andrà tutto bene, ma solo se facciamo tutti la nostra parte».

(davide pellegrino)

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