Morgex, al laghetto di pesca sportiva il sogno continua
ATTUALITA'
di Erika David  
il 15/09/2020

Morgex, al laghetto di pesca sportiva il sogno continua

Dal primo gennaio Simona Branche, proprietaria e ideatrice del laghetto di pesca sportiva di Morgex, ha passato il testimone a Ivan Spatari

Morgex, al laghetto di pesca sportiva il sogno continua.

Dal primo gennaio Simona Branche, proprietaria e ideatrice del laghetto di pesca sportiva di Morgex, ha passato il testimone a Ivan Spatari.

Morgex, primi anni ’60, una cartolina nostalgica. Sul color seppia delle foto di Mario Formento si vede il Monte Bianco in lontananza e, più vicino, dei bimbi che giocano nell’acqua.

Il laghetto di Morgex negli anni ’60

Era l’estate valdostana della famiglia Formento, che al sorgere di quel decennio, costruì a La Ruine, il laghetto artificiale, oggi famoso in tutta Morgex. Nutrito da una sorgente che sgorga alla temperatura costante di 8°, questo bacino è stato voluto da Simona Branche – che il figlio, Roberto Formento, descrive come «un vulcano di idee» – e da suo marito.

Lui era perito agrario e lavorava al Consorzio Pesca. Assieme a Simona decise di dare l’avvio a un’attività insolita per quegli anni: l’itticoltura. La pesca sportiva dei due coniugi fu un primato in Valle d’Aosta.

Come ricorda Simona, «al tempo nessuno sapeva nulla e la regione non ci aiutò». Nonostante questo, i due si diedero da fare e, prima con il laghetto in terra e poi con le vasche, portarono, con la fierezza dei sognatori, novità in paese.

L’alluvione del ’68 fu una lama a doppio taglio. La distruzione radicale della zona spinse Simona fino a Parma (allora sede del genio civile e del magistrato per il Po). Qui ottenne la possibilità di realizzare un’opera a protezione dello spazio. Fu una rinascita: molti i lavori di abbellimento con abeti e conifere di vario tipo, che rendono ancora oggi il laghetto un luogo suggestivo. Inoltre, furono subito installati degli ossigenatori, per garantire una maggiore ossigenazione dell’acqua, che rimane, comunque, tutta di sorgente. Simona ricorda che «la troticoltura fu accolta con molto entusiasmo non solo dai turisti italiani, ma anche e soprattutto da una folta clientela svizzera e francese». E ancora: «Era una piccola oasi di verde che dava l’opportunità di passare momenti piacevolissimi e di portare a casa trote freschissime di acqua di sorgente».

La nuova gestione

Dal primo gennaio 2020, il sogno continua grazie a Ivan Spatari, imprenditore agricolo di Morgex: «Amo le particolarità e lo sperimentalismo. La diversificazione in campo agricolo è la mia forza. Oltre all’elicicoltura (la coltura delle chiocciole) negli ultimi tempi guardavo all’acquacoltura come a una possibilità. Oggi è diventata realtà».

I primi passi mossi all’inizio di quest’anno, sono diventati ancora più rapidi durante il lockdown, che per Ivan è stato anche un momento di riflessione. L’attivazione di un servizio a domicilio è stata fondamentale per il marketing. «I clienti che hanno avuto piacere di contattarmi durante il confinamento sono tornati anche dopo. Questo mi rende soddisfatto del mio lavoro».

Oggi la consegna continua a favore di alcuni alberghi della zona. Le trote, le trote salmonate e i salmerini alpini sono reperibili durante tutto il corso dell’anno; la stagione fredda, grazie alla sorgente che sgorga a temperatura costante, non ferma l’attività. Ivan, che come Simona è un vulcano di idee, ha portato da poco un’innovazione al laghetto. Il laboratorio certificato che ha messo in piedi, gli permette di distribuire pesce eviscerato, evitando al cliente la parte “spiacevole” del mangiare pesce. Per il futuro c’è l’intenzione di completare il processo di produzione con la sfilettatura e il prodotto confezionato.

Passo dopo passo, Ivan sta realizzando il processo di un sogno nato negli anni ’60.

(vivien bovard)

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