Il 2020 del Tribunale di Aosta: poco arretrato nonostante il Covid
CRONACA
di Federico Donato  
il 28/01/2021

Il 2020 del Tribunale di Aosta: poco arretrato nonostante il Covid

Il presidente Eugenio Gramola ha presentato il bilancio sociale

Nel 2020, il Tribunale di Aosta si è trovato costretto a lavorare in «condizioni che non avremmo mai immaginato potessero verificarsi». Parola del presidente Eugenio Gramola che, nella mattinata di giovedì 28 gennaio, ha presentato il bilancio sociale.

Secondo Gramola, «il Tribunale è uscito sostanzialmente indenne dal periodo» Covid, riuscendo a non accumulare troppo arretrato.

«Mai stati fermi»

Nonostante i quasi tre mesi di lockdown “duro” e la conseguente sospensione delle udienze disposta dal Governo, «non siamo stati fermi del tutto», in quanto «gli atti che arrivavano dagli avvocati e dalla Procura sono stati gestiti», ha precisato il presidente. Questo ha fatto sì che «non si accumulasse un arretrato eccessivo nei depositi».

La durata dei processi

Per quanto riguarda i processi, il penale monocratico ha registrato una 40ina di procedimenti da definire in più rispetto al 2019, mentre le pendenze civili sono aumentate del 5%. Osservando la durata media dei processi «che è rimasta buona», Gramola ha elencato i dati: 127 giorni per il penale e 73 per il collegiale.

Anche il processo Geenna sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Valle d’Aosta, ha ricordato il presidente, «è stato definito in 4 mesi. Direi che si tratta di dati davvero molto buoni».

Per il civile, invece, si arriva a più di 400 giorni, ma «bisogna contare che quasi 300 giorni vanno via in termini di legge».

Bene l’ufficio gip/gup

Buone notizie arrivano poi dall’ufficio gip/gup. Dopo gli accumuli registrati negli scorsi anni, nel 2020 «è riuscito ad assorbire il suo arretrato».

Le criticità

Il presidente ha poi spiegato ai giornalisti che una delle principali criticità registrate riguarda i procedimenti che vengono definiti con la messa alla prova, la cui durata supera gli 800 giorni. In questo caso, «abbiamo 7 mesi di “tempi morti” – ha detto Gramola -, e l’ufficio è sotto organico». Il problema riguarda soprattutto il fatto che tale modalità di definizione del processo «avrebbe valore rieducativo, ma capite che se facciamo fare i lavori socialmente utili a due anni dai fatti rischia di essere vista come una sorta di impunità».

Altre criticità riguardano la carenza di personale nelle cancellerie e l’ufficio del giudice di pace. Riguardo a quest’ultimo punto, Gramola ha spiegato che «siamo obbligati ad applicare gli onorari del Tribunale» a causa della carenza di organico.

(f.d.)

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