Aosta: déhors Griffa al Caffè Nazionale, la polemica approda anche in Consiglio
Il déhors di Griffa al Caffè nazionale
comuni
di Alessandro Bianchet  
il 28/09/2022

Aosta: déhors Griffa al Caffè Nazionale, la polemica approda anche in Consiglio

Minoranza all'attacco per la struttura installata in questi giorni. Nuti: «Recupero architettonico eccelso»

Approda anche nel consiglio comunale di Aosta la polemica riguardante il nuovo déhors del locale Griffa al Caffè Nazionale, installato nei giorni scorsi in piazza Chanoux.

Dopo le varie polemiche e i diversi sostegni sui social, la questione è stata portata in aula dalla Lega, con una mozione (respinta) che ha voluto sottolineare la propria contrarietà alla struttura.

La mozione

«Poche settimane dopo la riapertura del 26 agosto, è stato installato un déhors di 75.90 metri quadrati davanti alla facciata del Palazzo municipale – ha sottolineato la consigliera del Carroccio -. Non è un luogo idoneo per déhors di così grandi dimensioni».

Evidenziata la presenza dei pareri di Soprintendenza e uffici comunali, ottenuta il 25 agosto, Spirli ha chiesto di «valutare la possibilità di non autorizzare più la posa del déhors davanti al palazzo comunale, così da salvaguardare il più bel palazzo della città».

Il sindaco

Ribatte colpo su colpo il sindaco Gianni Nuti.

«Il 2 agosto è pervenuto il parere favorevole della Soprintendenza ai Beni Culturali, solo con prescrizioni (il passaggio garantito sotto ai portici ndr.) peraltro rispettate – ha spiegato il primo cittadino -. L’interlocuzione con il concessionario è stata poi articolata, fino ad arrivare a una struttura con un tetto abbassato, così da mantenere la continuità delle arcate a tutto sesto e con la colorazione delle parti opache molto simili ai pilastri del porticato».

L’opera, amovibile, per il sindaco è in «coerenza» e quasi obbligata, vista l’impossibilità di farla su piazza San Francesco «dal momento che tutti sappiamo come sia poco appetibile» ha continuato il sindaco.

E sul non rinnovo della concessione.

«Può accadere solo se la pratica contiene modifiche, motivazioni di ordine pubblico o mancati pagamenti di oneri – ha concluso -. E ricordo che il déhors del Caffé Nazionale (mentre scorrono le foto in aula ndr.) è stato caratterizzato anche da tendoni decisamente più impattanti».

«Faceva schifo e fa schifo»

«Abbiamo ritenuto di portarlo in aula in quanto l’argomento è stato molto sentito nella comunità aostana – ha rintuzzato Spirli -. Le vecchie immagini? Il déhors faceva schifo e fa schifo ora, non avrei mai autorizzato una cosa del genere».

«Altri déhors completamente da rifare»

«Stanti gli atti, non avremmo avuto ragioni per rifiutare il déhors, la Soprintendenza è sovrana – rispedisce al mittente Gianni Nuti -. Ma il problema è questa struttura o gli altri déhors che andrebbero buttati giù e rifatti»?

Ed elogia il recupero architettonico.

«Il recupero della cappella ha portato alla luce uno strato non recuperato nemmeno dalla Soprintendenza – ha continuato il primo cittadino -. Inoltre, il parquet, su suggerimento di otto restauratori è stato recuperato interamente con costi esponenzialmente superiori. Ci sono mille altri esempi, crediamo sia stato un recupero architettonico eccelso».

Il dibattito

Giovanni Girardini de La Renaissance ha evidenziato la necessità di rifare un regolamento per i déhors.

«Da anni ’60 piazza Chanoux è stata resa “vergine”, sembrava una violenza carnale mettere un déhors – ha detto -. Ma la piazza deve essere un monumento puro o un salotto? Il rischio è tornare ad avere una piazza piena, per questo è urgente mettere mano al regolamento».

Sergio Togni (Lega) ha chiesto se si siano mai visti «baracconi davanti al Campidoglio, al Comune di Torino» o se siano tipici solo «dei paeselli».

Paolo Laurencet, infine, ha punzecchiato.

«Cosa diremo al barista che chiede di mettere quattro tavolini di colore diverso quando si è installata una struttura simile davanti al palazzo più importante della città»?

(alessandro bianchet)

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