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L’appello di mamma Antonella: «aiutatemi a curare mia figlia Beatrice»

Da sei anni Beatrice combatte contro i disturbi del comportamento alimentare e vuole tentare una strada di cura diversa, trasferendosi a Rimini e seguendo il percorso di MondoSole.

L’appello di mamma Antonella: «aiutatemi a curare mia figlia Beatrice»

L’appello di mamma Antonella: «aiutatemi a curare mia figlia Beatrice».

L'appello di mamma Antonella: «aiutatemi a curare mia figlia Beatrice»
Beatrice Crea

Beatrice Crea ha 20 anni e sogna di diventare infermiera.

Vuole aiutare chi, come lei, è diventata via via invisibile, tormentata dai disturbi del comportamento alimentare che combatte da quanto aveva 14 anni.
Beatrice non ha mai smesso di curarsi e non ha mai rifiutato le cure.

Beatrice non è ‘quella anoressica’, non è pazza. Vuole guarire e riprendersi la sua vita.

Negli ultimi sei anni è stata in comunità e per lunghi periodi ricoverata in Psichiatria.

Ricoveri lunghi, episodi di autolesionismo e tentativi di togliersi la vita le hanno rubato gli ultimi sei anni; ha trascorso un’adolescenza da invisibile, sola, tra ospedali e tentativi di cura.
Beatrice ha comunque affrontato l’esame di maturità e si è diplomata, praticamene dal letto della Psichiatria.

Ha forza di volontà e tenacia, ma la malattia la frena, la fa ripiombare in un buio fitto.

Una strada di cura e riabilitazione diversa

C’è una strada per tentare di sconfiggere quel buio, per guarire, per tornare a studiare, a guardare al futuro con fiducia.

Si tratta di una strada di cura e riabilitazione diversa, grazie a MondoSole, un centro di cura di Rimini, fondato da una donna che per 14 anni ha combattuto i disturbi del comportamento alimentare.

Una strada che significa lasciare la nostra regione e trasferirsi a Rimini, partecipando al metodo di riabilitazione alimentare, emotiva e familiare di MondoSole.
Dapprima con la mamma, Antonella, poi via via in modo più autonomo.

«Mettersi a nudo e chiedere mi causa imbarazzo ma non c’è altra strada – ammette mamma Antonella -.
 Trasferirsi a Rimini ha difficoltà organizzative e costi, ma Bea non può rinunciare a questa possibilità di cura.

A breve ci trasferiremo e abbiamo pensato di chiedere aiuto, attraverso una raccolta fondi che ci darà la possibilità di coprire le spese.

Io non lavoro dal mese di marzo 2022 perché mia figlia necessita di assistenza continua, fino a oggi sono andata avanti con le ferie solidali cedute dai miei colleghi, ma non è più sufficiente».

Come aiutare Beatrice nel suo percorso di cura

Per aiutare Beatrice nel suo percorso di cura è possibile effettaure una donazione, (IBAN IT23N3608105138207094707109) oppure sulla carta Poste Pay numero 5333171137033797, il codice fiscale è CREBRC02T41A326J.

Le parole di Beatrice

Alla vigilia della partenza per Rimini, Beatrice ha affidato il suo pensiero a un post sul suo profilo Facebook.

«Ho scelto di metterci la faccia, questa volta mettendo da parte ciò che attira sempre l’attenzione del pubblico, ovvero una ragazza pelle ed ossa, apatica, in una triste stanza d’ospedale.

Lo sono stata, mi ci identifico ancora perché la malattia è ancora troppo forte per essere Beatrice, quella intraprendente, autonoma, con mille idee e progetti da iniziare.Mi vergogno a metterci la faccia.

C’è molta ignoranza in giro riguardo ai disturbi del comportamento alimentare, e voglio dare quel pizzico di aiuto per diffondere al meglio notizie che agevolano il sentirsi compresi, il sentirsi parte di qualcosa, che spesso non viene fatto neanche dai medici stessi.

Sono estremamente grata di avere attorno a me medici, educatori, psicologi, nutrizionisti che mi aiutano giorno dopo giorno, io però sto sprofondando sempre di più nell’abisso fatto di reparti con lunghi corridoi, vomito e sangue.

Voglio così regalarmi, e sottolineo il verbo perché credo che sia ciò di cui mi merito, un un’ultima possibilità, lontano dalle etichette di bulimica, anoressica e borderline.

Venerdì inizia per me un nuovo inizio, spero sia L’inizio, sottolineo il maiuscolo, che comporta però alla mia famiglia molti sacrifici, sia a livello psicologico sia a livello economico.

Per questo vi chiedo un piccolo contributo se avrete piacere di partecipare.
Un fiocchetto lilla, simbolo dei disturbi del comportamento alimentare, è consapevolezza che queste patologie si possono oggi curare; simbolo di rispetto verso chi soffre e chi ogni giorno lotta coraggiosamente per la propria vita riacquistando la libertà di essere sé stessi senza arrendersi mai;.

Il fiocchetto lilla è per donare voce e dignità a chi pensava di averle per sempre perdute; simbolo di ricordo per ricordare chi non ce l’ha fatta. Il fiocchetto lilla fondata sull’ascolto che abbatte il muro del pregiudizio per lasciare lo spazio alla forza della condivisione. Grazie».

(c.t.)

 

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