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Nidil Cgil: nasce anche in Valle il sindacato “dei precari”, Fabrizio Graziola primo segretario

Il già segretario della Fiom è stato eletto nel primo congresso della categoria: «Il precariato non può essere all'ordine del giorno in Valle d'Aosta»

Nidil Cgil: nasce anche in Valle il sindacato “dei precari”, Fabrizio Graziola primo segretario
Vilma Gaillard, Andrea Borghesi, Fabrizio Graziola, Danilo Bonucci ed Ezio Dufour

È Fabrizio Graziola il primo segretario generale della Nidil Cgil Valle d’Aosta, il sindacato dei “precari”, nato nel gennaio 2020 e che giovedì ha vissuto il suo primo congresso.

«Il precariato non può essere all’ordine del giorno»

«Il precariato non può essere all’ordine del giorno in Valle d’Aosta. Noi dobbiamo raggruppare le categorie di Co.co.co, interinali, lavoratori a chiamata, tirocinanti, partite Iva e far sì che ci sia per loro un futuro migliore rispetto alle attuali condizioni», spiega Fabrizio Graziola, eletto nel primo congresso, dopo aver rivestito i panni di coordinatore.

Graziola ha le idee chiare e le snocciola alla presenza delle segretaria generale di Cgil VdA, Vilma Gaillard, di Andrea Borghesi, segretario generale NIdiL Nazionale, Danilo Bonucci, segretario Nidil di Torino ed Ezio Dufour, presidente del congresso e dell’assemblea Nidil VdA.

«Il nostro compito è particolare e strano, perché è quello di perdere iscritti, cioè far passare i lavoratori da somministrati ad assunti, facendoli uscire dalla condizione che tuteliamo attraverso la nostra sigla – continua Graziola -. Quella di oggi è una prima analisi di questi due anni, il percorso di formazione è stato rallentato dal contesto pandemico».

«Mondo del precariato complicato»

Per il neo segretario Nidil «Il mondo del precariato è complicato, variegato,diverso da qualsiasi altro – spiega ricorda -. Al suo interno racchiude sia lavoratori del settore pubblico che del settore privato».

Ed entra nei dettagli.

«L’Usl ha 260 persone in somministrazione, quindi con meno tutele – evidenzia Graziola -. Anche se sei nel pubblico vieni trattato in maniera diversa e noi invece dobbiamo far sì che tu venga trattato nella stessa maniera rispetto agli altri».

Per quanto riguarda il settore privato, invece, «ad esempio, presso la Eltek di Hône, ci sono 48 dipendenti in somministrazione – sottolinea ancora -. Prima della pandemia erano circa un centinaio, ma ovviamente in un contesto di crisi come quello che abbiamo vissuto, i primi a pagarne le conseguenze sono i più precari, venendo lasciati a casa».

«Limitare l’uso dei contratti a chiamata»

In rappresentanza di una platea eterogenea di classi coinvolte, i propositi del sindacato sono numerosi.

«Dobbiamo provare a limitare l’uso dei contratti a chiamata – esclama Graziola -. Anche in Valle d’Aosta ci sono situazioni dove i datori utilizzano non correttamente queste forme di contratto, convenienti dal punto di vista normativo ed economico. Così abbiamo persone impegnate 8 ore per 5 giorni, ma pagati con diritti da lavoratore a chiamata, quando nel loro lavorare non lo sono».

Per il segretario «il mercato è molto flessibile e il lavoro precario può essere utile all’inizio di un percorso, soprattutto per i più giovani, ma deve avere un termine – attacca -. Al contrario accade spesso che non ci sia una conclusione; conosciamo chi è da più di 10 anni in somministrazione» conclude Graziola.

Il livello italiano

Il segretario nazionale di Nidil Cgil, Andrea Borghesi, amplia il discorso a livello Italiano, ripercorrendo la fase pandemica.

«Sono state necessarie 15, forse 20 misure diverse aggiuntive, oltre alla cassa integrazione e alle forme tradizionali, per coprire tutte le categorie in un mercato del lavoro così frammentato – racconta -. Attualmente contiamo in Italia circa 550mila interinali, ma esistono categorie come i collaboratori sportivi o i rider che, non essendo iscritti a nessuna forma previdenziale, non sono quantificabili. In pratica sono un numero sconosciuto».

Per questo lo scopo di Nidil è «attraverso la nostra attività, di creare la strutturazione della rappresentanza di tutti i lavoratori contenuti nella nostra sigla – specifica Borghesi -. Cerchiamo di sindacalizzare, di permettere loro di avere un protagonismo e un’organizzazione comune».

L’obiettivo regionale

A livello regionale, per Fabrizio Graziola «l’obiettivo primario è farci conoscere perché, non sapendo dell’esistenza di questa forma sindacale, non vengono conosciute nemmeno le tutele che esistono per le varie categorie, sia dal punto di vista normativo che dal punto di vista salariale – si congeda Graziola -. I lavoratori devono essere consci di ciò che hanno al momento, prima di agire perché questi diritti divengano sempre più importanti».

(luca mauro melloni)

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